(AGENPARL) - Roma, 17 Settembre 2026 - La storica casa automobilistica britannica di supercar McLaren apre una nuova era finanziaria e industriale. Grazie a un maxi-piano quinquennale da 1,5 miliardi di sterline promosso dall’azionista di maggioranza sovrano di Abu Dhabi, il marchio punta a chiudere definitivamente con anni di bilanci in rosso e a riorganizzare la propria struttura produttiva nel Regno Unito.
Al centro della strategia c’è un’operazione di profonda ristrutturazione e il lancio del primo SUV ad alte prestazioni della sua storia, una mossa studiata per agganciare i volumi e i margini di profitto dei giganti del lusso come Ferrari e Lamborghini.
Una ristrutturazione da 500 milioni per la filiera britannica
L’iniezione di capitale prevede un primo stanziamento di 500 milioni di sterline interamente dedicato al rafforzamento della capacità produttiva e ingegneristica sul territorio britannico. I fondi permetteranno l’apertura di un nuovo impianto di assemblaggio e, per la prima volta nella storia del marchio, la produzione interna di motori e trasmissioni (in-house).
Il piano industriale ridisegna la mappa operativa del gruppo:
- Woking: Espansione del centro di produzione e delle attività di ricerca sulla fibra di carbonio nel South Yorkshire.
- Bicester e Midlands: Apertura di un nuovo centro di progettazione e di una struttura dedicata ai test e allo sviluppo veicoli.
Secondo i vertici aziendali, il piano genererà almeno 1.000 posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2032, con un indotto stimato di ulteriori 3.000 posizioni lungo l’intera catena di fornitura.
La svolta del SUV per inseguire i margini del lusso
La vera cesura con il passato, tuttavia, è rappresentata dalla decisione di entrare nel mercato dei SUV di lusso. Fino a oggi celebre quasi esclusivamente per supercar leggere a due posti come la 750S, l’Artura e la limitata W1, la casa di Woking intende intercettare la clientela alto spendente alla ricerca di una maggiore versatilità senza rinunciare al DNA sportivo.
Il modello ricalca una via già percorsa con successo dai principali concorrenti del settore: l’Urus per Lamborghini, il Bentayga per Bentley e il Purosangue per Ferrari. L’obiettivo economico è chiaro: incrementare i volumi di vendita – scesi a circa 2.000 unità nel 2025 in seguito a una fase di flessione e alla riduzione dei turni produttivi – per ridurre i costi unitari dei materiali e migliorare i margini di profitto.
Il modello “Build-to-Order” e la prudenza sull’elettrico
Per tutelare la solidità finanziaria e proteggere il valore residuo delle auto sul mercato, McLaren ha già modificato il proprio approccio commerciale passando a un rigido modello di produzione “build-to-order” (su ordinazione), volto a eliminare l’eccesso di inventario e a evitare sconti aggressivi da parte dei concessionari.
Sul fronte tecnologico, la strategia predilige la prudenza: l’investimento consentirà di ampliare la gamma dei modelli ibridi e di sviluppare due nuove motorizzazioni in Gran Bretagna, mentre il lancio di un veicolo interamente elettrico (BEV) resta subordinato a una reale e concreta domanda di mercato, giudicata al momento non ancora matura per il segmento delle supercar pure.
