(AGENPARL) - Roma, 2 Settembre 2026 - «Una ragazzina di 13 anni entra in un minimarket per comprare la merenda ai fratelli e ne esce dopo aver subito una violenza sessuale. L'uomo arrestato con l'accusa di aver abusato di lei torna libero dopo appena due notti, con l'obbligo di firma. E questo nonostante la Procura avesse chiesto il carcere indicando il pericolo che potesse commettere nuovamente reati della stessa specie.
Da componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere dico che una decisione del genere mi lascia sconcertata.
Incensurato, collaborativo, pentito, il trauma dell'arresto. Possiamo utilizzare tutte le formule che vogliamo, ma rimane un fatto: stiamo parlando di una vittima di tredici anni e di un secondo episodio contestato, avvenuto appena quaranta minuti prima.
E allora la domanda è molto semplice: come possiamo chiedere alle donne e alle ragazze di denunciare se poi rischiamo di trasmettere loro un messaggio simile?
Il rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura non è in discussione. Ma non può diventare il motivo per cui la politica debba tacere davanti a decisioni che provocano un comprensibile allarme sociale.
Ha fatto bene il ministro Nordio a mandare gli ispettori al Tribunale di Torino. Bisogna capire esattamente cosa è accaduto e quali valutazioni abbiano portato a ritenere sufficiente l'obbligo di firma.
Condivido le parole di Giorgia Meloni. Possiamo fare leggi più severe, mettere uomini e mezzi a disposizione delle Forze dell'ordine, arrestare chi è accusato di questi reati e chiedere misure cautelari rigorose. Ma se poi quella catena si spezza, il problema esiste. E far finta che non esista non protegge nessuno.
Io parto dalla vittima. Da quella ragazzina. Dalla sua famiglia. E da tutte le donne alle quali diciamo ogni giorno: denunciate, fidatevi dello Stato.
Se chiediamo loro di avere questo coraggio, lo Stato deve essere capace di proteggerle. Non dopo. Subito.
Su questo, da donna e da componente della Commissione femminicidio, non sono disponibile ad accettare passi indietro.»
Lo dichiara Cristina Almici, deputato di Fratelli d'Italia e componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere
