(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - Il blocco sul reclutamento dei soldati nepalesi dura dal 2022. Kathmandu contesta il mandato quadriennale, considerato incoerente con i quadri storici e privo delle tradizionali tutele pensionistiche
Il reclutamento dei Gorkha nell’esercito indiano dovrà necessariamente basarsi sullo schema Agnipath, e la decisione finale spetta unicamente al governo del Nepal. A ribadirlo è stato l’ex capo di stato maggiore della difesa (CDS) indiano, il generale Anil Chauhan (in pensione), intervenuto nel fine settimana al format Off The Cuff della testata ThePrint, condotto a Gurugram dal caporedattore Shekhar Gupta e da Snehesh Alex Philip.
La questione affonda le radici in un accordo storico. “Questo è un patto tripartito tra noi, Regno Unito e Nepal risalente al 1947”, ha spiegato Chauhan, ricordando che all’epoca Kathmandu era una monarchia e che la condizione posta fu quella di garantire ai soldati nepalesi condizioni di servizio del tutto equiparabili a quelle applicate negli eserciti indiano e britannico. “Ed è quello che è stato promesso: la stessa paga, la stessa pensione. Di fatto, se oggi non percepiscono determinate strutture una volta rientrati in patria, è perché il governo del Nepal li priva dei benefici che noi garantiamo, rifiutandosi di accettare le nuove regole”.
La Compagnia britannica delle Indie orientali costituì il primo reggimento Gorkha nel 1815, inaugurando una tradizione ultrasecolare di soldati nepalesi al servizio di potenze straniere. All’indipendenza, Delhi e Londra si spartirono le unità (sei all’India, quattro alla Gran Bretagna). Oggi, tuttavia, l’impasse diplomatica è totale.
Lo stallo e il nodo di Agnipath
Il blocco è esploso nel 2022, quando l’India ha rivoluzionato il proprio sistema di arruolamento introducendo la riforma Agnipath — una misura che aveva già scatenato forti polemiche all’interno della stessa opinione pubblica indiana. Il modello prevede una ferma di soli quattro anni per i militari di truppa: solo il 25% viene trattenuto per un servizio di 15 anni, mentre il restante 75% (gli Agniveers) viene congedato con un pacchetto di liquidazione, azzerando però il tradizionale accesso a pensioni a lungo termine e tutele fisse.
Il Nepal ha respinto lo schema senza esitazioni, accusando l’India di averlo implementato unilateralmente violando lo spirito dell’accordo tripartito del 1° maggio 1947, che garantiva parità di trattamento e diritti previdenziali.
L’impatto economico e la fuga verso l’Europa
La posta in gioco è altissima per entrambe le parti. I reggimenti Gorkha hanno combattuto in entrambi i conflitti mondiali e in tutte le principali guerre dell’India moderna. Attualmente, oltre 1,22 lakh di cittadini nepalesi percepiscono una pensione dal governo indiano: rimesse e stipendi vitali che, secondo alcune stime, valgono circa il 3% del PIL del Nepal.
Il vuoto lasciato dallo stop al reclutamento ufficiale sta però creando pericolose alternative. Nel frattempo, diversi giovani nepalesi hanno cercato sbocchi altrove, finendo nei campi di battaglia dell’Ucraina arruolati nell’esercito russo — una deriva che spinge Kathmandu a fare i conti con i rischi di un blocco politico che dura ormai da quattro anni.
