(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - Secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale, le continue tensioni alle frontiere e le restrizioni imposte da Islamabad spingono le imprese afghane a cercare corridoi alternativi. Intanto la ripresa economica resta fragile.
Le ripetute interruzioni, le chiusure delle frontiere e le tensioni politiche tra Kabul e Islamabad stanno ridisegnando la mappa dei traffici commerciali in Asia meridionale e centrale. Le imprese afghane, di fronte ai blocchi imposti dal Pakistan, hanno iniziato a fare massiccio affidamento su rotte di transito alternative attraverso l’Iran e l’Asia Centrale.
È quanto emerge dall’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale, che fotografa un cambiamento strutturale nei modelli di approvvigionamento del Paese.
Il declino del Pakistan come porta commerciale
Per decenni, il Pakistan ha rappresentato il principale snodo commerciale dell’Afghanistan, garantendo l’accesso ai porti marittimi, ai mercati regionali e alle reti internazionali. Tuttavia, le crescenti frizioni e le restrizioni commerciali hanno spinto importatori e commercianti a diversificare drasticamente le catene di approvvigionamento.
Il rapporto evidenzia come questo spostamento verso le rotte settentrionali e occidentali stia acquisendo un’importanza strategica fondamentale per mantenere l’accesso ai beni di consumo essenziali. Una transizione che richiede, inevitabilmente, accordi di transito più prevedibili e una forte spinta sulla connettività digitale regionale.
Una ripresa economica fragile
Nonostante i timidi segnali di stabilizzazione, la Banca Mondiale avverte che la ripresa complessiva dell’Afghanistan rimane estremamente fragile. La crescita economica non riesce a tenere il passo con l’incremento demografico, un fattore aggravato dal ritorno in massa di centinaia di migliaia di migranti afghani deportati o rientrati dai Paesi vicini.
A pesare sul quadro macroeconomico sono anche la contrazione del reddito reale pro capite rispetto agli anni passati e il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, schiacciate da continue difficoltà finanziarie.
Barriere strutturali come le limitate opportunità lavorative, l’aumento dei bisogni primari della popolazione e la debolezza del tessuto economico continuano a ostacolare una crescita duratura. Per invertire la rotta, conclude l’istituzione internazionale, saranno indispensabili legami commerciali più solidi, una cooperazione regionale rafforzata e riforme economiche profonde.
