(AGENPARL) - Roma, 13 Ottobre 2026 - Cuba ha abrogato le vecchie normative petrolifere risalenti al 1938 e al 1959 e ha introdotto un nuovo quadro giuridico per favorire gli investimenti stranieri nell’esplorazione e nella produzione di idrocarburi.
La riforma arriva in una fase particolarmente delicata per il Paese, alle prese con carenze di carburante, difficoltà nella produzione elettrica e prolungate interruzioni di corrente.
L’obiettivo dichiarato è aggiornare le regole del settore energetico alle attuali condizioni economiche, tecnologiche e costituzionali di Cuba, mantenendo però il controllo statale sulle risorse strategiche.
Nuove regole per petrolio e gas
Il nuovo assetto normativo è stato introdotto attraverso il Decreto Legge 135/2026 e il Decreto 184/2026.
Le nuove disposizioni disciplinano l’intera filiera degli idrocarburi, comprendendo:
- esplorazione;
- estrazione;
- raffinazione;
- trasporto;
- stoccaggio;
- commercializzazione di petrolio e gas naturale.
La riforma sostituisce quindi un impianto legislativo considerato ormai superato rispetto alle necessità del settore energetico moderno.
Contratti di produzione fino a 40 anni
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la durata dei contratti.
La nuova normativa consente accordi di condivisione della produzione fino a 40 anni, con la possibilità di proroghe per ulteriori 10 anni.
Le concessioni petrolifere, invece, potranno avere una durata massima di 30 anni, anch’esse rinnovabili per un altro decennio.
Si tratta di un elemento pensato per offrire maggiore certezza agli investitori, soprattutto considerando i tempi lunghi e gli elevati costi necessari per le attività di esplorazione e sviluppo dei giacimenti.
Spazio anche alle società di servizi petroliferi
La legislazione permette inoltre la stipula di contratti di servizi petroliferi con società specializzate.
Questo apre la possibilità di coinvolgere operatori internazionali non soltanto nell’estrazione diretta di petrolio e gas, ma anche nelle attività tecniche e operative necessarie allo sviluppo del settore.
Cuba punta quindi ad attirare capitali, tecnologia e competenze straniere per aumentare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche.
Lo Stato mantiene la proprietà dei giacimenti
Nonostante l’apertura agli investimenti privati e internazionali, il nuovo quadro mantiene un principio centrale del sistema cubano: i giacimenti di petrolio e gas restano proprietà dello Stato.
Le autorità mantengono inoltre la facoltà di negare autorizzazioni per ragioni di sicurezza nazionale.
Lo Stato potrà anche dare priorità al fabbisogno energetico interno nell’assegnazione della produzione, soprattutto in situazioni di emergenza o di scarsità.
Questo significa che l’apertura agli investitori stranieri non comporta una privatizzazione delle risorse energetiche nazionali.
Regole su costi, royalty e fiscalità
La nuova legislazione introduce anche disposizioni più dettagliate sul recupero dei costi e sulla fiscalità.
Sono previsti limiti ai costi recuperabili nell’ambito degli accordi di condivisione della produzione, oltre alla definizione di canoni di concessione e royalty.
Particolare attenzione viene riservata anche alla prevenzione dell’evasione fiscale e del trasferimento artificiale dei profitti all’estero.
Le norme cercano infatti di impedire pratiche come l’aumento artificiale dei costi o l’utilizzo di transazioni tra società collegate per ridurre gli obblighi fiscali a Cuba.
Obblighi ambientali e responsabilità degli operatori
Le società che opereranno nel settore dovranno rispettare specifici requisiti in materia di sicurezza e tutela ambientale.
Gli operatori potranno inoltre essere ritenuti responsabili dei danni causati dalle attività legate all’esplorazione, alla produzione e al trasporto degli idrocarburi.
Il nuovo quadro mira quindi a combinare maggiore apertura agli investimenti con controlli più rigidi sulle attività industriali.
Una riforma nel pieno della crisi energetica
Il tempismo della riforma è significativo.
Cuba sta affrontando da tempo una grave crisi energetica, caratterizzata da carenze di carburante, problemi nelle centrali elettriche e frequenti blackout.
In questo contesto, aumentare la produzione interna di petrolio e gas rappresenta una priorità strategica.
La nuova normativa punta quindi a creare condizioni più favorevoli per attrarre investimenti esteri, tecnologia e know-how, cercando di rilanciare un settore considerato essenziale per la stabilità economica del Paese.
Apertura agli investitori, ma sotto controllo statale
La riforma segna un importante aggiornamento della politica energetica cubana.
Da una parte, il governo offre contratti più lunghi, concessioni rinnovabili e nuove formule di collaborazione con società straniere.
Dall’altra, conserva il controllo pubblico sui giacimenti e mantiene la possibilità di intervenire per tutelare la sicurezza nazionale e garantire le forniture al mercato interno.
Cuba cerca quindi di trovare un equilibrio tra la necessità di attrarre capitali internazionali e la volontà di mantenere sotto controllo statale le proprie risorse energetiche strategiche.
