(AGENPARL) - Roma, 24 Luglio 2026 - Medio Oriente: il capo della diplomazia di Teheran risponde al tycoon sulla confisca dei beni, mentre il ministero chiede trasparenza alle monarchie del Golfo sul presunto coinvolgimento nei raid USA
Si inasprisce il confronto diplomatico e militare: da un lato, Teheran chiede ai Paesi del Golfo e alla Giordania di chiarire urgentemente la propria posizione in merito a un presunto coinvolgimento negli attacchi statunitensi; dall’altro, replica con fermezza alle minacce economiche del presidente americano Donald Trump sulla confisca dei beni iraniani.
L’appello-ultimatum ai Paesi del PGCC e alla Giordania
In una nota ufficiale, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha chiamato in causa i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (PGCC) e la Giordania, invitandoli a smentire formalmente le affermazioni del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM).
Al centro della polemica ci sono infatti le dichiarazioni del comandante del CENTCOM, Brad Cooper, secondo cui diversi Stati della regione avrebbero partecipato direttamente alle operazioni militari contro l’Iran. “Se questa affermazione americana è una menzogna, questi Stati hanno il dovere di smentirla in modo ufficiale e trasparente”, ha dichiarato Baqaei attraverso i canali social, sottolineando che fornire piattaforme o supporto logistico per operazioni ostili costituisce una flagrante violazione del principio di buon vicinato e della Carta delle Nazioni Unite.
Il portavoce iraniano ha inoltre respinto le accuse rivolte a Teheran, ribadendo che le azioni militari condotte contro le basi e gli assetti statunitensi presenti nei territori della regione rientrano esclusivamente nel diritto legittimo all’autodifesa e mirano a ripristinare la sicurezza e la stabilità regionale.
La replica del ministro Araghchi a Donald Trump
Sullo sfondo economico e finanziario, la risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha replicato duramente alle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale aveva ipotizzato di utilizzare i fondi e i beni iraniani negli Stati Uniti per coprire i danni subiti dalle navi nel Golfo di Hormuz.
Definendo l’ipotesi un precedente “incendiario e pericoloso”, Araghchi ha avvertito che le conseguenze di una simile misura economica potrebbero destabilizzare i mercati e innescare il caos globale. “Se i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno saranno più al sicuro. Chi esulta o pensa di trarre profitto da questi fondi dovrebbe riflettere sulle ripercussioni: il caos che ne conseguirà non sarà né bello né pacifico”, ha ammonito il capo della diplomazia di Teheran, rivolgendo un chiaro monito anche agli alleati e ai partner degli Stati Uniti coinvolti nell’attuale escalation.
Il contesto del conflitto
La nuova fase di scontro, scaturita da azioni militari che Teheran definisce illegali e contrarie al diritto internazionale, sta spingendo le forze armate iraniane a risposte mirate contro le infrastrutture e le basi impiegate per la proiezione di potenza americana nella regione. Con la situazione nel Golfo di Hormuz e nello spazio aereo mediorientale ridotta a una polveriera, la comunità internazionale osserva con estrema preoccupazione il rischio di un allargamento incontrollato del conflitto
