(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 -
Il basco amaranto è il simbolo universale delle aviotruppe e affonda le proprie origini nella tradizione britannica. La sua storia, iniziata durante la Seconda guerra mondiale, rappresenta un esempio di eccellenza militare, spirito di corpo e fratellanza internazionale.
Prima del 1942 i paracadutisti non disponevano di un copricapo distintivo comune. Fu il generale Frederick “Boy” Browning, comandante delle neonate truppe aviotrasportate britanniche, a volerne l’adozione.
La tradizione vuole che il colore amaranto sia stato suggerito dalla moglie di Browning, la celebre scrittrice Daphne du Maurier. Gli studi storici, tuttavia, indicano che la scelta rispose soprattutto a esigenze pratiche: garantire un’immediata riconoscibilità e distinguere i paracadutisti dai reparti corazzati, che indossavano il basco nero.
Nel 1942 il basco amaranto venne adottato ufficialmente dalla 1ª Divisione Aviotrasportata britannica. Durante la campagna del Nord Africa, il valore dimostrato dai paracadutisti contribuì alla diffusione del soprannome “Red Devils” (“Diavoli Rossi”), attribuito loro dai soldati tedeschi proprio in riferimento al caratteristico copricapo.
Il prestigio conquistato dalle aviotruppe britanniche fece sì che il basco amaranto venisse progressivamente adottato da numerosi Paesi occidentali e da molti eserciti appartenenti alla NATO, diventando il simbolo internazionale dei paracadutisti e della fratellanza tra le truppe aviotrasportate.
Nel secondo dopoguerra i paracadutisti italiani non indossavano ancora il basco amaranto. Fino al 1959 utilizzarono un basco color kaki, successivamente sostituito dal tradizionale grigio-verde, eredità degli Arditi della Prima guerra mondiale e dei paracadutisti italiani di El Alamein.
Il passaggio all’amaranto maturò alcuni anni più tardi, con l’intento di coniugare la tradizione nazionale con quella delle principali aviotruppe alleate.
Il 1° luglio 1967, nella Tenuta Presidenziale di San Rossore (Pisa), si concluse la grande esercitazione divisionale “Aquila Rossa”.
Alla presenza delle più alte autorità civili e militari, i reparti della Brigata Paracadutisti “Folgore” eseguirono un aviolancio di massa di straordinaria precisione che suscitò l’ammirazione dei presenti (vds sito: battaglionelogisticofolgore.it San Rossore in mimetica).
Al termine della manifestazione, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Giuseppe Vedovato, elogiò pubblicamente i paracadutisti, affermando che meritavano un riconoscimento speciale. Fu allora che il generale Alberto Li Gobbi, comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore” e Medaglia d’Oro al Valor Militare, avanzò la richiesta di adottare il basco amaranto, così da allineare anche l’Italia alla tradizione delle altre aviotruppe della NATO.
Secondo la tradizione della Brigata “Folgore”, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat accolse immediatamente la richiesta e pronunciò la celebre frase:
«Ho l’onore di assegnarvi, da oggi, il basco amaranto.»
Sempre secondo la tradizione, il generale Li Gobbi fu il primo a indossarlo sul campo. L’adozione venne poi formalizzata con i successivi provvedimenti emanati nel 1968.
L’unico reparto che, in tempi più recenti, ha ottenuto la deroga a conservare il tradizionale basco grigio-verde, per ragioni storiche legate agli Arditi, è il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”.
Il basco amaranto non viene semplicemente consegnato: viene conquistato.
La cerimonia si svolge presso il Centro Addestramento Paracadutismo (CAPAR) di Pisa. Solo al termine del duro corso di formazione, dopo aver conseguito l’abilitazione al lancio con il superamento dei lanci di brevetto, i neo-paracadutisti ricevono il basco dalle mani del proprio comandante o di un “padrino” d’eccezione, spesso un militare decorato o un veterano.
Da quel momento possono fregiarsi del titolo di paracadutista militare e indossare con orgoglio il simbolo che li accomuna ai paracadutisti di tutto il mondo.
Lo spirito dei paracadutisti è stato celebrato anche attraverso numerosi canti che hanno accompagnato generazioni di militari durante l’addestramento e la vita di reparto.
Non tutti sanno che il 24 giugno del 1994, al Teatro La Gran Guardia di Livorno si svolse il festival delle Canzoni dei Paracadutisti.
Ne diede ampio risalto la stampa locale ma anche testate nazionali.
In una delle lunghe notti trascorse in Somalia, al tempo della missione ONU “Restor Hope”, al Gen Bruno Loi, Comandante della Brigata Paracadutisti “FOLGORE” e Comandante della citata missione, venne in mente di rinnovare il repertorio delle canzoni dei paracadutisti. Fu così bandito un concorso nazionale per nuove canzoni aperto a militari e civili.Tra i canti più conosciuti vi è Se tu credi nel destin, un inno che esalta il coraggio, il senso di appartenenza, lo spirito di sacrificio e l’orgoglio di appartenere alle aviotruppe.
Altrettanto celebre è Basco Rosso, canzone che celebra il valore, la fedeltà ai commilitoni, il ricordo dei caduti e l’onore di indossare il caratteristico copricapo amaranto, simbolo di coraggio, disciplina e dedizione.
Ancora oggi il basco amaranto rappresenta molto più di un semplice elemento dell’uniforme: è il segno distintivo di una tradizione costruita con sacrificio, addestramento e spirito di servizio. Indossarlo significa appartenere a una comunità che, nel rispetto delle proprie radici storiche, continua a incarnare i valori del coraggio, della lealtà e della fratellanza tra paracadutisti.

