(AGENPARL) - Roma, 5 Luglio 2026 - "Credo che il ragionamento delle colleghe che hanno lanciato un appello contro il metodo delle preferenze faccia male più alle donne che a qualsiasi altra posizione intendano contrastare. Svilisce il ruolo di tutte noi asserire che le preferenze penalizzano le donne perché di preferenze le donne non ne prendono o ne prenderebbero poche. Esso intanto sottintende che la gran parte delle attuali elette in parlamento siano state "piazzate", in assenza di consenso o di una ragione diversa dal fatto di essere donna. Questo è il germe di un pregiudizio che tutti i giorni molte di noi dobbiamo combattere, ingiustamente e in modo ingeneroso per la propria storia e militanza, per le proprie competenze, ed anche per il lavoro svolto sui propri territori negli anni.
Quanto alle reti personali credo che molte donne abbiano più contribuito a costruirle che a dipenderne. La disponibilità di risorse non dipende dal nostro cromosoma. La notorietà non si trasforma in alcuna preferenza se non ci sono capacità organizzative e relazionali, il lavoro in materie di interesse e sul collegio di riferimento, il radicamento di partito e territoriale.
Difficile ritenersi in una situazione di svantaggio quando si fa politica. Non più di una partita iva, di una manager, di una sportiva e di chiunque debba competere. Se poi guardo a me, quando ho avuto il pancione o ho assunto la decisione di partorire in un ospedale più vicino Montecitorio che a casa mia o ai miei affetti, confesso una sensazione di fastidio verso chiunque, magari anche pensando che fossi in difficoltà, provava a togliermi incombenze piuttosto che a continuare a darmele.
I passi in avanti che si fanno in politica ce li si guadagna così come i passi indietro, li si merita altrettanto. Quella lettera evidenzia solo che evidentemente c'è ancora necessità di dimostrarlo non solo agli uomini, probabilmente alle donne stesse.
Ben vengano quindi le preferenze: un'occasione in più per rimarcare che nulla è stato regalato. Ne' lo vogliamo."
