(AGENPARL) - Roma, 19 Giugno 2026 - Per diversi decenni, l’energia nucleare è rimasta una bête noire – la figlia indesiderata del complesso climatico-industriale. Tuttavia, il fallimento delle “soluzioni climatiche” dominanti – i pannelli solari e le turbine eoliche – nel produrre risultati significativi in termini di riduzione delle emissioni globali di carbonio, e l’emergere dell’intelligenza artificiale, assetata di energia, come nuovo motore economico, hanno suscitato un rinnovato interesse per la produzione di energia elettrica di origine nucleare. Il problema è che, nel corso di molti anni, le capacità preesistenti necessarie per la costruzione di nuove centrali nucleari si sono notevolmente degradate in Europa. Numerosi concetti di “piccoli reattori modulari” nati in laboratorio possono apparire promettenti sulla carta, ma la loro fattibilità pratica e la loro sostenibilità economica restano da dimostrare attraverso la costruzione delle prime unità del loro genere, la quale richiederebbe molti anni in più, se non decenni, per progettare, approvare e costruire tali impianti. Fortunatamente, esistono ancora aziende, come AtkinsRéalis, che hanno conservato le competenze ingegneristiche e le capacità produttive necessarie per la costruzione, in Italia e in qualsiasi altro luogo del mondo, di centrali nucleari di livello industriale basate su un progetto già consolidato (CANDU), dotato di una lunga storia di funzionamento esente da guasti e di molteplici benefici aggiuntivi (ad es., l’eliminazione della necessità di arricchimento dell’uranio, la produzione di isotopi per applicazioni medicali e l’integrazione con apparecchiature non nucleari prodotte da partner industriali locali).
Lo dichiara Denis Bednyagin, esperto svizzero di tecnologie per l’energia nucleare e di economia dell’innovazione nel settore energetico, analizza le criticità delle attuali politiche climatiche e il ruolo sempre più rilevante che l’energia nucleare è chiamata a svolgere per soddisfare la crescente domanda di elettricità del futuro.

The Nuclear Renaissance: How AI and Energy Demand Are Reshaping Global Power Strategies
Denis Bednyagin, Swiss expert in nuclear power technologies and innovation economics, examines the shortcomings of current climate policies and the growing role of nuclear energy in meeting future electricity demand.
For several decades, nuclear power remained a bête noire – the unwanted child of the climate-industrial complex. However, the failure of the mainstream “climate solutions” – solar panels and wind turbines – to deliver any meaningful results in terms of global carbon emissions reduction, and the emergence of power-hungry Artificial Intelligence as a new economic driver, have sparked a renewed interest in nuclear electricity generation. The problem is that, over many years, the previously existing capabilities necessary for the construction of new nuclear power plants have substantially degraded in Europe. Numerous laboratory-grown “small modular reactor” concepts may look promising on paper, but their practical feasibility and economic viability remain to be proven through the construction of first-of-a-kind units, which would take many more years, if not decades, to design, approve, and build. Fortunately, there are still companies, such as AtkinsRéalis, that have retained the engineering competencies and manufacturing skills necessary for the construction, in Italy and any other place around the world, of utility-grade nuclear power plants based on an already proven design (CANDU), with a long-lasting history of fault-free operation and multiple additional benefits (e.g., avoidance of uranium enrichment, production of isotopes for medical applications, and integration with non-nuclear equipment manufactured by local industrial partners).