(AGENPARL) - Roma, 14 Giugno 2026 - Il Marocco si prepara a chiudere il 2026 con una proiezione di crescita economica del 5,2 per cento. Un dato che, guardato in astratto, segna un passo avanti significativo, il migliore da diversi anni a questa parte. Tuttavia, dietro la spinta dell’ottimismo governativo, si apre un dibattito tecnico che la politica preferirebbe ignorare: è una crescita che crea ricchezza reale o è solo un numero statistico?
I driver della performance Le ragioni di questa accelerazione sono chiare e poggiano su pilastri ormai consolidati: una stagione agricola eccezionale — con una produzione cerealicola che dovrebbe superare i 90 milioni di quintali — e il dinamismo inarrestabile dei settori non agricoli. Automobilistico, aeronautico, tessile ed elettronica, uniti a un turismo che non accenna a rallentare, stanno garantendo al Paese una solida base industriale. Il portavoce del governo, Mustafa Baytas, ha sottolineato con enfasi questo trend ascendente, che ha visto il PIL passare dall’1,8 per cento del 2022 al 5,2 per cento stimato per fine anno.
La sfida qualitativa Ma è proprio qui che la narrazione ufficiale si scontra con l’analisi economica. Esperti come Mohamed Gedari e Youssef Kraouy Al-Filali avvertono: la vera sfida del Marocco non risiede più nel tasso di crescita in sé, ma nella sua capacità di tradursi in impatto sociale. Il problema, denunciano gli analisti, è che un’economia che corre al 5 per cento non garantisce automaticamente l’assorbimento dei giovani nel mercato del lavoro, né assicura un miglioramento percepibile del potere d’acquisto delle famiglie o il consolidamento della classe media.
Il nodo politico Il “nuovo modello di sviluppo” marocchino punta a tassi tra il 5 e il 7 per cento da qui al 2030. Un obiettivo ambizioso, ma che rischia di restare incompiuto se il sistema Paese non risolverà la sua criticità strutturale: il divario tra i grandi numeri macroeconomici e la vita quotidiana. Mentre la politica interna utilizza questi dati come vessillo di successo, il tessuto sociale continua a manifestare fragilità.
In un momento in cui le dinamiche geopolitiche regionali — dal Sahara al nuovo assetto diplomatico a Oslo — richiedono un Marocco solido, la tenuta interna non può dipendere solo dalla statistica. La domanda che resta aperta, e che le agenzie mainstream evitano di porre, è se questa crescita sarà in grado di assorbire le migliaia di lavoratori che ogni anno si affacciano sul mercato, o se il Paese rimarrà stretto nella morsa di un’economia tecnicamente avanzata ma socialmente esclusiva.
Fonte: Hespress.com
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