
(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Bandiera della NATO (Fonte: Wikimedia Commons / Public Domain)
La caduta di un drone russo su un edificio residenziale a Galați, in territorio rumeno, non è un “incidente di percorso”. È il segnale che la guerra di logoramento in Ucraina ha smesso di rispettare i confini geografici, diventando una minaccia per la tenuta stessa dell’Alleanza Atlantica.
Se fino a ieri la diplomazia poteva permettersi il lusso dell’ambiguità, oggi il Cremlino costringe l’Occidente a una scelta drastica. Non stiamo più parlando di una crisi regionale, ma di un test sulla reale capacità di risposta della NATO di fronte a una violazione diretta del proprio spazio aereo. La Russia non sta solo colpendo l’Ucraina; sta sondando la soglia di tolleranza di Bucarest e, di riflesso, dell’intero fianco est dell’Alleanza.
La reazione di Mark Rutte e le dichiarazioni delle istituzioni europee segnano un punto di non ritorno: l’era della condanna diplomatica a distanza è finita. Ora si apre una fase in cui la NATO dovrà decidere se “misurare” la risposta o rischiare un’escalation che il Vecchio Continente non è pronto ad affrontare. In questo scenario, Galați non è solo una città di confine: è diventata il nuovo barometro della sicurezza europea. La fiducia, già in crisi a Hormuz, crolla definitivamente anche in Europa.