(AGENPARL) - Roma, 23 Maggio 2026 - Il ministro degli Esteri iraniano ha informato il segretario generale Guterres sui negoziati in corso, denunciando la “malafede” di Washington. Al centro del colloquio anche il Trattato di Non Proliferazione (NPT)

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres presso la sede ONU. (Foto: U.S. Mission Photo / Public Domain)
La diplomazia iraniana alza il tiro e si sposta al Palazzo di Vetro. In un intenso colloquio telefonico, il ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araghchi ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, sullo stato delle trattative mediate dal Pakistan con gli Stati Uniti.
La denuncia di Teheran
Il tono di Araghchi non lascia spazio a interpretazioni: l’Iran accusa apertamente l’amministrazione americana di “malafede” e di ripetuti tradimenti diplomatici. Il ministro ha elencato i punti di attrito che stanno bloccando il progresso verso un cessate il fuoco:
- Richieste massimaliste: Teheran definisce inaccettabile l’atteggiamento di Washington, descritto come contraddittorio e orientato a richieste che vanno oltre il perimetro di una mediazione corretta.
- Aggressioni militari: Araghchi ha ribadito che, nonostante la volontà iraniana di mantenere un approccio responsabile e serio, le azioni militari sul campo minano alla base la fiducia necessaria per proseguire il dialogo.
Il ruolo dell’ONU e il dossier NPT
Il richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite non è casuale. Araghchi ha cercato e ottenuto la sponda di Guterres, che ha ribadito la necessità di evitare l’uso della forza contro la sovranità territoriale degli Stati. Inoltre, la discussione ha toccato la conferenza di revisione dell’NPT (Trattato di Non Proliferazione) in corso a New York: un segnale chiaro che l’Iran intende ricondurre la partita nucleare e di sicurezza all’interno di un quadro multilaterale e normato, sottraendosi alla pressione unilaterale statunitense.
Con questa mossa, Teheran vuole accreditarsi come attore che, pur nella “profonda sfiducia”, sta cercando con serietà un risultato “ragionevole e giusto”, spostando la responsabilità dei rallentamenti interamente sulle spalle dell’amministrazione americana
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