(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - Nel pieno della crisi energetica che sta colpendo l’Eurozona, cresce la pressione sull’esecutivo francese affinché intervenga sul costo dei carburanti. Secondo un recente sondaggio condotto da CSA per CNews, Europe 1 e Le Journal du Dimanche, oltre l’82% dei cittadini francesi si dichiara favorevole a una riduzione delle tasse sui carburanti per alleviare il peso dei rincari.
Il tema è diventato centrale nel dibattito politico nazionale, soprattutto dopo i forti aumenti registrati dall’inizio delle tensioni internazionali legate al Medio Oriente. Secondo i dati riportati dalla stampa francese, il prezzo del diesel è aumentato del 60%, mentre quello della benzina ha registrato un incremento del 30%, mettendo sotto pressione famiglie e imprese.
Il sostegno alla riduzione delle imposte è ampio e attraversa tutto lo spettro politico. Gli elettori di sinistra risultano addirittura più favorevoli rispetto a quelli di destra (80% contro 66%), mentre tra i sostenitori del Rassemblement National si registra il picco più alto, con il 93% dei consensi.
Il leader del partito, Jordan Bardella, ha rilanciato la proposta di ridurre l’IVA sull’energia dal 20% al 5,5%, sostenendo che il peso fiscale — pari a circa il 55% del prezzo finale — rappresenti la principale causa dei rincari.
Nonostante la pressione dell’opinione pubblica, il governo guidato dal primo ministro Sébastien Lecornu ha escluso per ora una riduzione generalizzata delle tasse. L’esecutivo ha invece annunciato misure di sostegno mirate per alcune categorie particolarmente colpite, come agricoltori, pescatori e autotrasportatori.
La scelta riflette i vincoli di bilancio con cui Parigi deve confrontarsi: il deficit pubblico supera il 5% del PIL, mentre il debito ha raggiunto il 115,6%. Una riduzione fiscale su larga scala rischierebbe di aggravare ulteriormente i conti pubblici e di esporre la Francia a possibili sanzioni da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle regole fiscali.
La strategia del governo ricorda quella adottata in altri Paesi europei, dove si è preferito intervenire con aiuti selettivi per evitare proteste diffuse. Tuttavia, in Francia — storicamente terreno fertile per mobilitazioni sociali, soprattutto nel settore agricolo — cresce il rischio di nuove manifestazioni nei prossimi mesi.
Con l’aumento dei prezzi dell’energia destinato a incidere ancora sull’economia reale, la questione fiscale sui carburanti si conferma uno dei principali banchi di prova per la stabilità politica e sociale del Paese.
