(AGENPARL) - Roma, 24 Marzo 2026 - La Royal Navy britannica si prepara ad assumere un ruolo centrale in una possibile operazione multinazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più strategici al mondo. A riportarlo è il Times, citando fonti della difesa britannica.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di forte escalation in Medio Oriente e punta a garantire la sicurezza della navigazione commerciale, in particolare delle petroliere, in un’area attualmente destabilizzata.
Un’operazione in più fasi
Secondo quanto emerso, il piano operativo si articolerebbe in diverse fasi. In una prima fase, verrebbero utilizzati sistemi autonomi avanzati per la ricerca e la neutralizzazione di mine navali, lanciati da una cosiddetta “nave madre”, che potrebbe essere una unità della Royal Navy o una nave commerciale appositamente noleggiata.
Successivamente, l’operazione potrebbe evolvere con il dispiegamento di:
- cacciatorpediniere Type 45,
- navi di superficie senza equipaggio,
- sistemi ibridi di difesa per accompagnare e proteggere le petroliere in transito.
“Disponiamo di capacità all’avanguardia nella caccia mine autonoma e di eccellenti capacità con i nostri Type 45”, ha dichiarato un funzionario della difesa britannica, sottolineando come l’obiettivo sia anche quello di ridurre il rischio per il personale militare attraverso l’impiego di tecnologie senza equipaggio.
Coalizione internazionale e sicurezza energetica
L’operazione si configurerebbe come uno sforzo multinazionale, con il coinvolgimento di alleati occidentali, tra cui Stati Uniti e Francia. L’obiettivo è ristabilire condizioni di sicurezza in uno stretto attraverso il quale transitano normalmente circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno.
Nonostante le autorità britanniche ritengano che nell’area siano state posate mine navali, alcune rotte restano parzialmente operative: navi provenienti da India, Pakistan e Cina continuano infatti a transitare.
Escalation regionale e impatto globale
La situazione nello Stretto di Hormuz si inserisce in un contesto più ampio di tensioni crescenti in Medio Oriente, acuite dall’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran avviata il 28 febbraio.
Il conflitto ha già causato oltre 1.340 vittime e ha innescato una risposta iraniana con attacchi tramite droni e missili contro Israele e contro Paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi.
Dall’inizio di marzo, lo stretto risulta di fatto bloccato, con conseguenze rilevanti sui mercati energetici globali: aumento dei costi di trasporto e rialzo dei prezzi del petrolio.
Una rotta cruciale per l’economia mondiale
La riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta una priorità strategica non solo per i Paesi direttamente coinvolti, ma per l’intero sistema economico globale.
Il possibile intervento guidato dalla Royal Navy evidenzia il crescente ricorso a tecnologie autonome e a strategie di difesa integrate per affrontare nuove forme di minaccia marittima, in un contesto geopolitico sempre più instabile.