(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Fri 06 February 2026 Nel documento che presentava le linee di mandato, il sindaco Matteo Lepore aveva indicato tra le priorità di governo un progetto di intervento sullo Stadio Dall’Ara, nei termini di un possibile restyling e adeguamento funzionale. Oggi quel progetto risulta fermo e l’amministrazione sta valutando la revisione dell’impegno finanziario inizialmente previsto, segnando una distanza evidente tra l’annuncio programmatico e lo stato di attuazione. Lo stadio rimarrebbe così quello che è oggi: un’infrastruttura enorme, simbolica, ma strutturalmente sottoutilizzata. Questa è una mancata valorizzazione di un asset urbano strategico.
Da qui bisogna partire, secondo Alberto Zanni, presidente di Confabitare e candidato sindaco con Una Nuova Bologna: “Quei 40 milioni non erano una voce di spesa come le altre, ma un investimento simbolico e strutturale dentro un’idea di città che cercava di superare una dimensione provinciale per avvicinarsi a standard europei. Il Dall’Ara è un bene storico e identitario, ma oggi non è un’infrastruttura urbana moderna. Una città che ambisce a un ruolo europeo, anche nello sport, deve dotarsi di impianti capaci di produrre valore sociale, economico e urbano. Se questa ambizione viene meno, allora è più coerente cedere lo stadio e destinare subito le risorse a un progetto sociale concreto, a partire dall’housing”.
Il progetto iniziale era parte di una visione manageriale portata avanti da Joey Saputo al momento dell’acquisizione del Bologna FC: infrastrutture adeguate, un centro sportivo moderno e uno stadio all’altezza, inizialmente pensato come impianto nuovo, ma poi orientato alla valorizzazione del Dall’Ara esistente in ragione del suo riconosciuto valore architettonico e identitario. Un modello ormai consolidato in Europa, dove lo stadio non è solo luogo di gara, ma piattaforma urbana multifunzionale.
Il punto critico, secondo Zanni, è l’azione del Comune: “Da sempre la scelta dell’amministrazione è stata quella di mantenere la proprietà dell’impianto e di governarne direttamente le scelte strategiche, dandolo in gestione alla società calcistica che lo ha mantenuto con manutenzione ordinaria e straordinaria. È qui l’errore: il pubblico non deve per forza possedere tutto, ma governare bene. Bisognerebbe aprire una procedura pubblica per l’alienazione dello stadio, che non sarebbe una scorciatoia, ma un’opzione prevista dall’ordinamento. Il Dall’Ara è un bene demaniale e vincolato, ma alienabile attraverso evidenza pubblica, con il coinvolgimento della Soprintendenza e precise clausole di tutela. È un percorso amministrativo già praticato in Italia”.
La privatizzazione, nella visione di Zanni, non è fine a sé stessa. “Bisogna preservare la struttura e utilizzarla al meglio. Se lo fa il Comune, bene; altrimenti, ben venga uno stadio privatizzato se è utilizzabile tutto l’anno, tutti i giorni: sport, eventi, servizi, attività sociali, commercio, spazi per il quartiere. Questo significa lavoro, posti di lavoro, ricavi e sicurezza urbana, perché gli spazi vissuti sono spazi presidiati”.
Non solo i 40 milioni che si era deciso di investire nello stadio, ma anche ciò che potrebbe derivare dalla vendita, dalla cessione, consentirebbe di fare altro: “Le risorse vanno investite in politiche per la casa, welfare urbano, rigenerazione dei quartieri. Continuare a immobilizzare capitale pubblico in uno stadio che non produce è una scelta regressiva”.
Il progetto di restyling del Dall’Ara era stato inizialmente stimato in circa 150 milioni di euro, con un contributo pubblico di circa 40 milioni. L’aumento dei costi fino a oltre 230 milioni ha però reso l’intervento troppo oneroso, rendendone di fatto non sostenibile l’attuazione nei termini originari. In questo quadro, il Bologna FC aveva già messo a preventivo circa 110 milioni per i lavori di riqualificazione nell’ambito di una concessione quarantennale considerando anche il coinvolgimento del costruttore e l’accesso al credito sportivo. Considerando che lo stadio di San Siro è stato venduto intorno ai 190 milioni, esistono le basi per aprire una trattativa partendo da quelle risorse già previste, valutando anche l’ipotesi di una cessione definitiva dell’impianto.
Tutte le attività sociali attive oggi sarebbero da mantenere e valorizzare: “Le polisportive storiche, lo sport di base, le attività sociali vanno garantite per convenzione e rafforzate in una struttura moderna in grado di offrire anche altri servizi. A Milano la cessione dello Stadio San Siro è stata avviata sotto una giunta di centrosinistra. Quella è stata una scelta di governo urbano. Se lo ha fatto Milano, non si capisce perché Bologna non possa almeno valutarlo seriamente”.
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