(AGENPARL) - Roma, 12 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – sab 12 ottobre 2024 **Terzo Forum beni confiscati, la Toscana invoca maggiori garanzie da parte
dello Stato**
/Scritto da Redazione, sabato 12 ottobre 2024 alle 14:35/
“La Toscana ha una storia e un impegno sul fronte della cultura della
legalità e della gestione di immobili confiscati di primissimo piano,
basta citare il caso della Tenuta di Suvignano: 630 ettari, 17 poderi e,
fortunatamente, la società regionale in house ‘Ente Terre’ che gestisce
l’attività agricola. Pur non potendo beneficiare di alcun contributo siamo
riusciti a mantenere in attività la tenuta, ma si tratta di impegni
importanti nei quali le Regioni dovrebbero avere un sostegno dallo Stato,
visto che come Regioni del nord non possiamo attingere ai fondi Pnrr”.
Eugenio Giani interviene a proposito del meeting nazionale su beni
confiscati in corso a Napoli, dove per la Toscana parla l’assessore alla
cultura della legalità, Stefano Ciuoffo.
L’assessore, invoca strumenti più efficaci per la complessa gestione dei
beni confiscati sui territori, in capo ai Comuni e, quindi, alle Regioni.
“Ci sono casi di beni immobili confiscati e assegnati che, dopo anni di
investimenti e di costi di gestione, tornano all’originario titolare. Le
Regioni non possono essere lasciate sole: chiediamo all’Agenzia dei beni
confiscati e quindi allo Stato un’ assunzione di garanzia”. Un sostegno
che arrivi agli enti locali e alle Regioni che devono far fronte a quelli
che Ciuoffo indica come “paradossi”, riferendosi sia ai beni immobili
confiscati – “alle volte non costituiscono un valore per la comunità ma
solo un corpo di reato” – sia alle attività economiche. “Occorrono
nuovi strumenti a disposizione dell’Agenzia sia per avere la capacità di
non tenere ‘in pancia’ gli immobili confiscati per periodi troppo lunghi
sia perché, una volta assegnati ai Comuni, ci sono costi di
ristrutturazione ai quali contribuiamo con spese alle volte superiori a
quelle che dovremmo sostenere con la demolizione e ricostruzione”.
Ciuoffo riferisce anche casi di acquisizione di attività economiche
“Spesso del tutto anomale, nate come attività di riciclaggio e quindi
senza un rapporto equilibrato tra costi e ricavi: metterle in affidamento
significa da un lato dover dimostrare che quando arriva lo Stato non si
chiude un’azienda e non si perdono posti di lavoro, ma anche dover gestire
in prima persona come enti pubblici, con il rischio di alimentare
l’opinione che si tratti di carrozzoni di Stato che stanno in piedi solo
perché assistiti e non con il mercato”.
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