(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2023 - (AGENPARL) – lun 30 ottobre 2023 Opinioni. Ancora Bombe su Gaza: Cosa Dicono gli Italiani?
Intanto, continuano a piovere le bombe su Gaza e ci si domanda quale sia l’opinione di noi italiani rispetto a questa catastrofe umanitaria. Soltanto qualche giorno fa, sono stati resi noti i risultati di un primo sondaggio Ipsos circa le opinioni degli italiani sul conflitto israelo-palestinese in corso (https://www.ipsos.com/it-it/guerra-israele-palestina-opinioni-italiani ). Secondo tale sondaggio, il 58% degli italiani sostiene che l’offensiva di Israele a Gaza sia una catastrofe umanitaria, che una democrazia non può causare. Al contrario, il 30% delle persone intervistate giustifica l’offensiva considerandola una reazione comprensibile dopo l’orrore provocato da Hamas, e il 12% non ha un’opinione a riguardo. Un altro dato del sondaggio è, a mio avviso, importante perché ci offre la fotografia di un paese quasi spezzato in due: una piccola minoranza condannerebbe Hamas pur appoggiando la causa palestinese (10%), mentre l’8% appoggerebbe Israele. Preoccupante il dato, secondo cui il 9% di Italiani non avrebbe opinioni a riguardo. A questo sondaggio se ne sovrappongono altri, come quello condotto dall’Istituto demoscopoico Noto, secondo cui quasi due cittadini su tre, il 63%, solidarizzano con lo Stato di Israele, mentre il 18% si schiera con Hamas (https://www.open.online/2023/10/14/sondaggio-guerra-israele-hamas-invasione-gaza/ ). Secondo quanto sostiene questa stessa fonte d’informazione, la percentuale d’italiani che solidarizzano con lo Stato israeliano varia in modo sostanziale, in base all’orientamento politico, con una percentuale che salirebbe all’82% e all’80% rispettivamente per Forza Italia e Fratelli d’Italia e addirittura ad un 92% per i seguaci di Italia Viva. Nel PD, la percentuale di chi si schiera con Israele scenderebbe al 62% mentre tra gli elettori del Movimento 5 stelle calerebbe al 44%, crollando addirittura al 15% per gli elettori di Alleanza Verdi-Sinistra.
A mio avviso, un sondaggio che pone Hamas e lo Stato d’Israele tra i due poli su cui la scelta dei cittadini italiani dovrebbe orientarsi, è a dir poco ‘viziato’ e non può che incentivare pericolose polarizzazioni. Invece, la scelta, da sottoporre ai cittadini dovrebbe essere tra chi è a favore della presente strategia militare Israeliana (che nel tentativo di colpire Hamas, massacra migliaia di civili innocenti) e chi è a favore, invece, di una soluzione diplomatica, di altre modalità più pacifiche d’intervento e, non per ultimo, di un ritorno – al più presto – all’unica opzione possibile: “Due Stati per i Due Popoli”. Ma forse, aldilà dei risultati dei vari sondaggi, sarebbe utile porsi un’altra domanda: vista la diversità delle opinioni all’interno della nostra stessa società civile circa la natura di questo conflitto, è ancora possibile comprenderne il perché? Ovvero cosa porterebbe gli italiani a schierarsi dalla parte dei palestinesi o d’Israele? La risposta che verrebbe più naturale è la carente conoscenza della storia per molti dei nostri connazionali e, quindi, la difficoltà a contestualizzare gli eventi presenti attraverso un’analisi obiettiva del passato.
Da quel momento in poi la comunità internazionale e l’ONU hanno vissuto in una sorta di limbo, confermando anno dopo anno, decennio dopo decennio la loro incapacità a imporre a Israele il rispetto e il riconoscimento della sovranità e integrità territoriale palestinese. A dispetto di tutto questo, Israele ha continuato a perseguire l’alienazione socio-economico dei palestinesi, allargando sempre di più i suoi insediamenti ai danni di un popolo pacifico dedito, tradizionalmente, alla pastorizia e alla coltivazione di grano, vite, olivi ed ortaggi. La consapevolezza di potere circumnavigare, sempre e comunque, le risoluzioni delle Nazioni Unite e le leggi internazionali, ha trasmesso a Israele un senso d’onnipotenza, trasformandolo in uno dei pochi stati al mondo dove il colonialismo non è un retaggio del passato, ma si perpetua nel presente, con la massima impunità e sotto lo sguardo complice e miope dell’America, della Comunità Europea e di altri stati.
Quindi, se la poca conoscenza della storia ha influenzato le opinioni di molti dei nostri connazionali circa il conflitto a Gaza, c’è da domandarsi se, e fino a che punto, i Media abbiano anch’essi giocato un ruolo centrale nel creare, nella mente di noi italiani, più confusione che chiarezza. Ogni giorno, da casa, guardo almeno quattro notiziari di televisioni straniere molto quotate e ho modo di comparare i notiziari offerti dalle altre emittenti con quelli di ‘casa nostra’. Non sarò patriottico ma, in tutta onesta, devo ammettere che rispetto ad alcune controparti straniere, i nostri notiziari appaiono molto carenti negli approfondimenti e abbastanza incapaci di offrire un vera pluralità di vedute, su tematiche complesse come quelle inerenti l’attuale conflitto a Gaza. Mi ha lasciato, ad esempio, di stucco la narrazione spesso decontestualizzata del conflitto da parte di vari media italiani, soprattutto nella fase iniziale seguita immediatamente agli eventi del 7 Ottobre. A mio avviso, una narrazione tutta incentrata sull’attacco brutale di Hamas negli insediamenti israeliani e sulle interviste ai sopravvissuti ha, sin dall’inizio, indirizzato l’opinione degli Italiani su una posizione pro-israeliana.
Per chi non è a dentro alle dinamiche geopolitiche dello scacchiere medio-orientale – ed in mancanza di altri lenti interpretative – è stato facile credere che l’attacco indiscriminato di Hamas sugli insediamenti israeliani fosse paragonabile a quello dei terroristi di Al Qaida dell’11 Settembre alle torri gemelle, e che Hamas fosse, come orientamento e modalità, del tutto sovrapponibile all’ISIS. Insomma, nonostante l’attacco di Hamas sia imperdonabile ed inaccettabile, non è certo calato dal nulla ma va interpretato alla luce dello smantellamento sistematico della Palestina da parte d’Israele e, quindi, trae le sue origini dal profondo malessere e disagio in cui la popolazione palestinese è stata condannata a vivere per circa sette decenni. Va comunque ricordato che, anche all’interno dello stesso Israele, non tutte le voci sono a favore del bombardamento su Gaza, basta dare uno sguardo al canale Instagram “Breaking the Silence Israel ”, dove membri della stessa popolazione israeliana, incluso i superstiti dell’eccidio del Rave del 7 Ottobre, chiedono al loro governo di fermare l’attacco su Gaza. Anche su questo, la stampa e le televisioni italiane, hanno deciso di non soffermarsi.
Non credo che ci siano dubbi sul fatto che esiste un problema di doppio standard nella narrazione di questo conflitto, e che – a questo riguardo – i Media hanno grosse responsabilità. Ma la cosa più grave è che questo doppio standard si è così radicato (per non dire radicalizzato) nella mentalità di molti italiani da rendere tanta gente riottosa, quasi indisponibile ed impreparata ad ascoltare una narrazione diversa. Eppure si era dato quasi per scontato che tutti coloro che avevano provato profondo sgomento e orrore per i bombardamenti di Putin e solidarietà per i civili ucraini, avrebbero provato – se non altro per analogia – gli stessi sentimenti per i civili palestinesi seppelliti insieme alle loro case. Tuttavia, non è stato assolutamente e necessariamente così. E qui siamo costretti a porci un’altra pericolosa domanda: Come Mai? Anche in questo caso le risposte sono molteplici. Per troppi anni la politica di occupazione dei territori palestinesi da parte del governo israeliano è stato presentata dai Media come una prassi scontata. Avanzare nel territorio di altri (i palestinesi), radergli al suolo le case e poi metterci dentro altra gente sarà stato percepito dall’opinione pubblica italiana, come un semplice ed ineluttabile dato di fatto. Ho l’impressione che noi Italiani (o una parte di noi) abbiamo inconsciamente approcciato queste tematiche, attingendo a quel fatalismo, ‘rinunciatarismo’ e rassegnazione che ci caratterizza, e che mettiamo ogni volta in atto quando, ad esempio, un’ istituzione non ci risponde, quando siamo inseriti in lunghe liste di attesa per un controllo medico specialistico, tutte le volte che vediamo prevale il nepotismo sul merito, etc.. Quindi abituati a convivere con l’inefficienza del nostro stesso sistema Italia, e con l’incertezza nell’applicazione delle leggi e delle pene, ci sarà sembrato quasi normale che un potente stato, come quello di Israele, potesse farsi beffa delle norme internazionali…e così ‘abbiamo tirato a campare’.
C’è poi un’ultima considerazione, difficile da ammettere, del tutto scomoda ma assolutamente verosimile: gli israeliani come gli ucraini, in gran parte chiari di pelle e con abitudini ‘occidentali’, ci appaiono molto più simili a noi rispetto ad un afgano, ad un siriano, ad un palestinese etc. Se non altro perché i primi riusciamo a collocarli facilmente nell’ambito di una grande civiltà cristiana e giudaica, con la quale riusciamo a rapportarci senza difficoltà. Lo dimostra l’ospitata’ e solidarietà mostrata da noi Italiani nei confronti dei profughi ucraini; però, quella stessa propensione e slancio umanitario stentò a decollare per i profughi afgani, siriani e tunisini della rotta balcanica, ammassati e congelati nella neve tra Bosnia e Croazia. E chi di noi non ricorderà che, allo scoppio del conflitto in ucraina, si notavano frequentemente simboli e bandiere di quel paese esposti qua e la o partati addosso sotto forma di spilla, piccoli stemmi, autoadesivi, etc. Addirittura alcuni Sindaci avevano acconsentito ad esporre la bandiera ucraina al di fuori dai loro comuni e, anche nei piccoli centri, attraverso l’impegno di docenti e presidi – si organizzavano manifestazioni contro la guerra, coinvolgendo studenti di ogni ordine e grado. Succederà la stessa cosa per la Palestina ed in supporto del popolo palestinese? Saremo tutti capaci dello stesso slancio umanitario e dello stesso ‘attivismo’? Ciò che oggi vedo accadere intorno a me, nel mio piccolo comune di appartenenza, non mi da, necessariamente, la certezza di una replica di ciò che avvenne circa un anno e mezzo fa. A questo riguardo, potrebbe essere significativo notare che, ad esempio, lo stesso Comune di Milano abbia deciso di affiggere la bandiera israeliana e della pace, ma non quella palestinese.
Se le opinioni degli italiani sulle risoluzioni del conflitto a Gaza, e sulle ragioni di Israele e dei palestinesi variano significativamente, il quadro al livello globale è altrettanto complesso, per non dire oltremodo confuso. Non a caso, lo stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU, composto da 15 paesi e massima autorità sulle questioni relative alla pace e alla sicurezza nel mondo, fino a questo momento, non è riuscito ad approdare ad una risposta unitaria del conflitto Israele-Hamas. Dal 7 Ottobre, in poi, le differenze politiche e i veti posti dagli Stati Uniti da un lato e dalla Russia e dalla Cina dall’altro, hanno paralizzato letteralmente il consiglio. Tuttavia, e per fortuna, l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a stragrande maggioranza, ha votato una risoluzione che chiede una “tregua umanitaria immediata, duratura e prolungata”, in riferimento al bombardamento su Gaza. La risoluzione afferma che la tregua umanitaria dovrebbe essere seguita dalla cessazione delle ostilità, ed è stata votata a favore da 120 paesi, mentre 14 paesi hanno votato contro e 45 si sono astenuti (vedi grafico sulle votazioni delle varie nazioni). Tra i paesi del contro, si evidenziano Stati Uniti e nazioni dell’Unione Europea di orientamento nazionalista (Croazia) e antieuropeista e filorusso (Ungheria). Nella vergognosa e nutrita percentuale di astenuti (oltre il 24%), ritroviamo tra gli ‘ignavi’ anche l’Italia, al pari di Olanda, Germania Regno Unito, Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia e persino la martoriata Ucraina, il cui presidente ha assurdamente paragonato l’attacco di Hamas all’invasione russa alla sua nazione, richiamando l’attenzione sulla necessità di combattere il terrorismo in tutte le sue forme. Forse non dovremmo neppure sorprenderci tanto, per tale dichiarazione proferita da un presidente guerrafondaio come Zelesky il quale – in questo momento – tutto può permettersi tranne che andare contro le direttive dell’America, suo principale fornitore d’armi. Per quanto riguarda una grande democrazia parlamentare come la Svezia, ci si sarebbe aspettato un voto certamente a favore della risoluzione ma così non è stato. Molto probabilmente la Svezia, essendo in lista d’attesa per il suo ingresso nella NATO, ha preferito evitare un eventuale sgarbo verso i membri più autorevoli dell’Organizzazione del Trattato Atlantico. Valga la medesima cosa per la Finlandia che da pochissimo è entrata a far parte della grande famiglia NATO e, ‘come in ogni famiglia che si rispetti’, è costretta a mantenere alcuni delicati equilibri. Tra indecisioni e vuoti di memoria dell’opinione pubblica Italiana circa le radici/origini del conflitto di Gaza, e la defezione di molti Stati per un sostegno incondizionato alla tregua umanitaria – ecco che il sangue innocente dei palestinesi diventa, nuovamente – come da sempre – merce di scambio e di alleanze nello scacchiere internazionale.
Riflessioni di Dario Novellino
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