(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2026 - Iran Canada isole Golfo Persico: una dichiarazione congiunta firmata a Ottawa riapre la disputa su Abu Musa, Grande Tunb e Piccola Tunb. Il governo canadese sostiene esplicitamente la posizione degli Emirati Arabi Uniti, mentre Teheran rivendica la sovranità sui territori che controlla dal 1971. Dietro lo scontro diplomatico, una nuova partnership economica e militare tra Canada ed Emirati, con opportunità di investimento fino a 70 miliardi di dollari canadesi
Il dossier Iran Canada isole Golfo Persico si apre con una presa di posizione diplomatica che porta Ottawa direttamente all’interno di una delle controversie territoriali più persistenti del Medio Oriente. In una dichiarazione congiunta pubblicata il 28 ottobre, il primo ministro canadese Mark Carney e il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, hanno chiesto la fine di quella che definiscono l’occupazione delle tre isole di Abu Musa, Grande Tunb e Piccola Tunb, attualmente sotto controllo iraniano ma rivendicate dagli Emirati Arabi Uniti. Il documento, diffuso sia dal governo canadese sia dal ministero degli Esteri emiratino, non si limita a incoraggiare una soluzione negoziata: qualifica espressamente la situazione come una violazione della sovranità degli Emirati. La risposta di Teheran è arrivata attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, che ha respinto le dichiarazioni dei due governi, ribadendo che le isole costituiscono parte integrante del territorio iraniano.
La controversia non è nuova, ma la scelta canadese assume un significato particolare per il contesto nel quale è maturata. La dichiarazione sulle isole compare infatti nel documento che sancisce l’elevazione dei rapporti fra Canada ed Emirati Arabi Uniti a partenariato strategico, al termine della visita ufficiale compiuta a Ottawa dal principe ereditario il 26 e 27 ottobre. L’intesa comprende cooperazione commerciale, investimenti, energia, minerali critici, tecnologie avanzate, difesa e sicurezza. Non si tratta dunque di un comunicato dedicato esclusivamente alla disputa con l’Iran, bensì di un accordo politico molto più ampio nel quale Ottawa ha scelto di assumere una posizione esplicita su una questione territoriale particolarmente sensibile per Abu Dhabi. La circostanza non dimostra che il sostegno diplomatico canadese sia stato una contropartita degli accordi economici, ma mostra come la controversia sia entrata formalmente nell’agenda di una relazione bilaterale in forte espansione.
La dichiarazione di Ottawa: il Canada adotta la posizione emiratina
Il passaggio decisivo compare nella sezione del comunicato dedicata alla sovranità e al diritto internazionale. Dopo aver richiamato i principi della Carta delle Nazioni Unite, il rispetto dell’integrità territoriale e la soluzione pacifica delle controversie, i due governi chiedono la cessazione dell’occupazione delle tre isole, identificate come appartenenti agli Emirati Arabi Uniti. La formulazione è politicamente significativa perché non descrive semplicemente l’esistenza di rivendicazioni contrapposte: assume come riferimento la sovranità emiratina e definisce il controllo iraniano un’occupazione.
È tuttavia necessario distinguere la posizione diplomatica espressa dai firmatari da un accertamento giuridico definitivo. La dichiarazione Canada-Emirati non equivale a una sentenza internazionale sulla sovranità delle isole e non risolve la controversia. Rappresenta invece una scelta ufficiale del governo canadese a favore dell’interpretazione sostenuta da Abu Dhabi. Questo elemento spiega la durezza della reazione iraniana: Teheran non contesta soltanto il richiamo alla necessità di risolvere una disputa, ma il fatto che uno Stato esterno alla regione abbia sottoscritto una qualificazione territoriale incompatibile con la posizione della Repubblica islamica.
La verifica delle fonti primarie elimina un’ambiguità importante. Il testo non è un’interpretazione della stampa iraniana né una formulazione introdotta unilateralmente dagli Emirati dopo l’incontro. Compare nella dichiarazione pubblicata sul sito del primo ministro canadese ed è riprodotto anche dal ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il Canada, pertanto, risulta direttamente associato alla posizione espressa nel documento.
La risposta di Teheran e il richiamo alla sovranità iraniana
Il 30 ottobre l’agenzia iraniana Tasnim ha riportato la reazione del portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, che ha condannato le dichiarazioni di Emirati Arabi Uniti e Canada definendole un’ingerenza inaccettabile. Secondo Baqaei, Abu Musa, Grande Tunb e Piccola Tunb costituiscono parti inseparabili del territorio iraniano e la ripetizione di rivendicazioni contrarie non può modificarne, nella prospettiva di Teheran, la realtà storica, geografica e giuridica.
Il portavoce ha rivolto una critica specifica a Ottawa, accusando il governo canadese di aver ripreso le rivendicazioni territoriali emiratine e di aver agito in contrasto con i principi della Carta delle Nazioni Unite. Si tratta di un’accusa formulata dal governo iraniano, non della constatazione di una violazione del diritto internazionale accertata da un organo giudiziario competente. Baqaei ha inoltre sostenuto che il comportamento canadese potrebbe comportare responsabilità internazionali, senza che ciò equivalga all’avvio documentato di una procedura giudiziaria.
Nella dichiarazione iraniana compare anche un riferimento polemico ai rapporti tra Canada e Stati Uniti. Baqaei richiama le pressioni e le rivendicazioni territoriali provenienti dall’amministrazione americana per accusare Ottawa di incoerenza: secondo il ragionamento iraniano, il Canada dovrebbe mostrarsi particolarmente sensibile alla difesa della sovranità territoriale anziché sostenere le pretese di un altro governo. È un argomento politico destinato a mettere in difficoltà la posizione canadese sul piano della coerenza diplomatica, ma non modifica il contenuto della controversia sulle isole.
Teheran ha infine invitato gli Emirati Arabi Uniti a rispettare i principi di buon vicinato e ad abbandonare rivendicazioni che considera prive di fondamento. Per il governo iraniano, infatti, la questione non riguarda territori da negoziare, bensì la difesa di una sovranità che considera già acquisita. È proprio questa distanza fra le posizioni di partenza a rendere difficile una soluzione condivisa.
Abu Musa e le due Tunb: una disputa che risale al 1971
Per comprendere la controversia occorre tornare al 1971, quando il Regno Unito si preparava a concludere il proprio ruolo di potenza protettrice degli emirati della costa meridionale del Golfo Persico. In quel contesto l’Iran dello scià Mohammad Reza Pahlavi assunse il controllo di Grande Tunb e Piccola Tunb, isole rivendicate dall’emirato di Ras al-Khaimah. La situazione di Abu Musa fu diversa: alla vigilia della nascita degli Emirati Arabi Uniti, l’Iran e l’emirato di Sharjah raggiunsero un memorandum d’intesa che disciplinava alcuni aspetti della presenza iraniana e dell’amministrazione dell’isola, senza risolvere in maniera definitiva la questione della sovranità.
La distinzione storica è importante. Le tre isole vengono frequentemente trattate come un unico dossier diplomatico, ma gli eventi che portarono alla presenza iraniana non furono identici. Nel caso delle Tunb il passaggio del controllo fu accompagnato da uno scontro con le forze locali; per Abu Musa esistette invece un’intesa specifica con Sharjah, successivamente interpretata in modo divergente dalle parti. Nel corso dei decenni l’Iran ha consolidato la propria amministrazione e presenza militare, mentre gli Emirati hanno mantenuto le rispettive rivendicazioni, facendo della questione un tema ricorrente della propria diplomazia regionale.
Oggi il dato materiale è chiaro: le tre isole sono sotto controllo effettivo iraniano. Ciò non significa che la controversia sulla sovranità sia stata risolta. Abu Dhabi continua a rivendicarle e sostiene la necessità di ottenere una soluzione attraverso negoziati bilaterali o strumenti giuridici internazionali. Teheran, al contrario, rifiuta l’idea che la propria sovranità possa essere rimessa in discussione. Anche l’eventuale ricorso alla Corte internazionale di giustizia richiederebbe una base di giurisdizione appropriata: non basta che una parte chieda un giudizio perché la Corte possa automaticamente pronunciarsi.
La disputa sopravvive quindi a numerose trasformazioni politiche regionali: la rivoluzione iraniana del 1979, la guerra Iran-Iraq, la crescita economica degli Emirati, le crisi del Golfo e i tentativi più recenti di migliorare i rapporti fra Teheran e Abu Dhabi. Il fatto che le relazioni economiche tra Iran ed Emirati possano svilupparsi non elimina necessariamente il contrasto sulla sovranità, che conserva un forte valore simbolico e strategico per entrambi i Paesi.
Il Golfo Persico, Hormuz e il valore strategico delle isole
La rilevanza delle tre isole non dipende dalle loro dimensioni territoriali, relativamente ridotte, ma dalla posizione geografica in un bacino attraversato da alcune delle rotte energetiche più importanti del mondo. Abu Musa e le due Tunb si trovano nel settore meridionale del Golfo Persico, in prossimità degli accessi alle principali direttrici marittime che conducono verso lo Stretto di Hormuz. Non controllano da sole il passaggio né coincidono con il suo punto più stretto, ma la loro posizione assume valore per la sorveglianza del traffico navale, la presenza militare e la capacità di osservare movimenti in una regione altamente sensibile.
Attraverso Hormuz transitano importanti flussi internazionali di petrolio e gas naturale liquefatto provenienti dai produttori del Golfo. Ogni crisi che coinvolga le infrastrutture marittime, le coste o le installazioni militari della regione può quindi avere conseguenze che superano i confini dei Paesi direttamente interessati. Ciò non significa che la dichiarazione canadese abbia provocato un’interruzione dei traffici o un’immediata escalation militare: al 30 ottobre non emergono, dalle informazioni esaminate per questo articolo, elementi sufficienti per sostenere un simile sviluppo. La questione è piuttosto il peso strategico di territori sui quali due governi mantengono posizioni incompatibili.
La controversia assume inoltre un significato più ampio nel contesto della sicurezza marittima. Per l’Iran, la presenza sulle isole contribuisce alla profondità strategica della propria proiezione nel Golfo. Per gli Emirati, la rivendicazione è legata tanto alla sovranità territoriale quanto alla percezione della sicurezza nazionale. Per un partner esterno come il Canada, sottoscrivere una dichiarazione che definisce le isole territorio emiratino significa entrare, almeno sul piano politico, in questo equilibrio regionale.
Dietro la disputa, una partnership strategica tra Canada ed Emirati
Il dato più significativo della vicenda è che la presa di posizione sulle isole arriva insieme a un rafforzamento della cooperazione bilaterale tra Ottawa e Abu Dhabi. La dichiarazione del 28 ottobre annuncia l’elevazione delle relazioni a partenariato strategico e richiama la firma di un Comprehensive Economic Partnership Agreement, un accordo di partenariato economico globale le cui negoziazioni, secondo i due governi, sono state concluse in 47 giorni nel luglio 2026. Il documento indica inoltre che gli scambi bilaterali di merci hanno raggiunto circa 3,5 miliardi di dollari canadesi nel 2025.
Sul fronte degli investimenti, la dichiarazione richiama l’impegno degli Emirati a facilitare opportunità di investimento strategico in Canada fino a 70 miliardi di dollari canadesi. La formulazione richiede cautela: non significa che tale cifra sia già stata interamente investita, né che tutti i progetti siano finanziati o approvati. Si tratta di un potenziale quadro di opportunità, destinato a coinvolgere capitali emiratini, istituzioni finanziarie, fondi sovrani e operatori canadesi. La cooperazione interessa infrastrutture, trasporti, logistica, manifattura avanzata, energia, tecnologie digitali e materie prime critiche.
Un capitolo specifico riguarda la sicurezza e la difesa. Canada ed Emirati hanno accolto la conclusione di un memorandum d’intesa sulla cooperazione militare, che prevede attività congiunte in settori come esercitazioni, cybersecurity, scambio di informazioni, trasformazione digitale e formazione professionale. Il documento istituisce inoltre un comitato militare congiunto destinato a sostenere il dialogo strategico e l’attuazione degli obiettivi condivisi. Le parti intendono favorire anche la cooperazione fra le rispettive industrie della difesa.
Questo passaggio rende la vicenda particolarmente rilevante per gli equilibri del Golfo. Ottawa non si limita ad approfondire rapporti commerciali con Abu Dhabi, ma costruisce strumenti di collaborazione in ambiti direttamente connessi alla sicurezza regionale e marittima. La dichiarazione sulle tre isole compare nello stesso quadro politico. Non esistono elementi sufficienti per affermare che Canada ed Emirati abbiano concordato nuove iniziative militari specificamente rivolte contro l’Iran o legate alle isole; tuttavia, l’accostamento tra cooperazione nella difesa e sostegno alla posizione territoriale emiratina costituisce un fatto diplomatico di rilievo.
Energia, porti e minerali critici: gli interessi economici del nuovo rapporto
La partnership comprende anche progetti che aiutano a spiegare l’importanza attribuita da entrambi i governi alla sicurezza delle rotte commerciali. Nel documento compare un memorandum fra soggetti canadesi e DP World, gruppo logistico emiratino, per esplorare opportunità legate ai porti, ai collegamenti ferroviari e a un possibile corridoio integrato che coinvolga il porto canadese di Churchill, la Hudson Bay Railway e CentrePort Canada. Si tratta di iniziative di cooperazione e sviluppo potenziale, non della prova che tutte le infrastrutture previste siano già state realizzate.
Anche l’energia occupa un posto centrale. L’emiratina Masdar ha sottoscritto un’intesa con Natural Resources Canada per favorire la cooperazione nelle energie rinnovabili e nei sistemi di accumulo. La dichiarazione segnala inoltre l’interesse degli investitori emiratini per il gas naturale liquefatto canadese e per le infrastrutture connesse, insieme a possibili collaborazioni su idrogeno, elettricità pulita e tecnologie per la gestione delle emissioni. Il settore dei minerali critici viene indicato come un ulteriore campo di sviluppo, coerente con la ricerca di catene di approvvigionamento più diversificate.
Il risultato è una relazione che intreccia investimenti, industria, energia e sicurezza. Proprio per questo la scelta canadese sulle isole assume un significato che va oltre il singolo paragrafo del comunicato. Ottawa sta rafforzando i propri rapporti con una potenza economica e finanziaria del Golfo e, nello stesso momento, sostiene una delle sue principali rivendicazioni territoriali. È una convergenza politica documentata, anche se non autorizza a stabilire un rapporto causale diretto tra gli investimenti annunciati e la posizione adottata sull’Iran.
Una controversia regionale che diventa questione diplomatica internazionale
La reazione iraniana mostra quanto Teheran consideri sensibile l’ingresso di nuovi attori diplomatici nella disputa. Il governo iraniano non interpreta le dichiarazioni straniere come semplici manifestazioni di solidarietà agli Emirati, ma come contestazioni della propria integrità territoriale. Per Abu Dhabi, invece, il sostegno di partner internazionali contribuisce a mantenere la questione nell’agenda diplomatica e a rafforzare la legittimità politica delle proprie rivendicazioni.
La posizione canadese si colloca quindi in una dinamica nella quale il peso economico degli Emirati e la loro crescente rete di partnership internazionali possono ampliare la visibilità della controversia. Non è necessario ipotizzare un’imminente crisi militare per cogliere la portata del passaggio: è sufficiente osservare che un governo nordamericano ha inserito una posizione territoriale netta su tre isole controllate dall’Iran all’interno di un documento che definisce una nuova cooperazione strategica con Abu Dhabi.
Resta una distinzione essenziale. Il controllo iraniano delle isole è un fatto; la sovranità sulle stesse è oggetto di una controversia tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Il Canada ha scelto di sostenere ufficialmente la posizione emiratina, mentre Teheran continua a rivendicare le isole come territorio nazionale. La dichiarazione di Ottawa non cambia da sola la situazione sul terreno, ma modifica il quadro delle prese di posizione diplomatiche che accompagnano una disputa aperta da oltre mezzo secolo.
Fonti: Governo del Canada, Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Tasnim News Agency, Emirates News Agency (WAM).
