(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - L’inchiesta sui contratti Pfizer è nelle mani della Procura europea dal 2024, ma Ursula von der Leyen non avrebbe ancora reso una dichiarazione personale agli investigatori. La procuratrice capo Laura Codruța Kövesi denuncia le difficoltà incontrate nelle indagini che coinvolgono personalità influenti. La Commissione europea rivendica la propria collaborazione
A oltre due anni dal passaggio dell’inchiesta Pfizergate alla Procura europea, Ursula von der Leyen non sarebbe ancora stata ascoltata personalmente dagli investigatori sui negoziati per l’acquisto dei vaccini Pfizer contro il Covid-19. La circostanza, rivelata oggi da Politico sulla base di una fonte coinvolta nel procedimento, riporta al centro dell’attenzione uno dei maggiori accordi di approvvigionamento sanitario conclusi dall’Unione europea durante la pandemia e il ruolo svolto dalla presidente della Commissione nei contatti con l’amministratore delegato della multinazionale farmaceutica, Albert Bourla.
La notizia arriva mentre Laura Codruța Kövesi, prossima alla conclusione del mandato alla guida della Procura europea, denuncia le difficoltà incontrate dagli investigatori quando devono confrontarsi con figure politiche di alto livello. La procuratrice ha parlato di personalità che si comportano come se fossero al di sopra della legge e di ostacoli che possono rallentare il lavoro dei magistrati. Interrogata specificamente sul caso von der Leyen, non ha voluto commentare. Le sue dichiarazioni portano tuttavia in primo piano una questione istituzionale concreta: quali progressi sono stati compiuti nell’accertamento delle responsabilità relative ai contratti vaccinali e perché la principale protagonista politica delle trattative non risulta ancora ascoltata di persona?
L’indagine, inizialmente avviata in Belgio, è stata assunta dall’EPPO nel 2024. Il fascicolo riguarda ipotesi di irregolarità connesse alle trattative e alla gestione delle comunicazioni tra i vertici europei e Pfizer. La Procura europea non ha reso pubblici gli atti investigativi né comunicato conclusioni sul procedimento. Il fatto nuovo del 28 ottobre riguarda dunque lo stato degli accertamenti, non l’emersione di una nuova imputazione.
I contratti Pfizer e i messaggi tra von der Leyen e Bourla
La vicenda risale al 2021, quando l’Unione europea era impegnata ad assicurare forniture di vaccini per gli Stati membri. In quella fase la Commissione negoziò con Pfizer e BioNTech un accordo che prevedeva fino a 1,8 miliardi di dosi, tra forniture ferme e opzioni. La dimensione dell’operazione rendeva particolarmente importante la tracciabilità delle decisioni, non soltanto per l’impatto sanitario ma anche per gli impegni finanziari assunti attraverso il sistema degli acquisti comuni europei.
A suscitare le prime contestazioni furono le notizie sui contatti diretti tra von der Leyen e Albert Bourla. Le comunicazioni attraverso messaggi telefonici divennero un punto centrale del dibattito quando emersero difficoltà nell’ottenere copia degli scambi. Se conversazioni tra la presidente della Commissione e il vertice di un’impresa riguardano una trattativa pubblica di dimensioni eccezionali, la loro conservazione e accessibilità diventano elementi essenziali per ricostruire il processo decisionale.
Su questo punto è intervenuta la giustizia europea. Il 14 maggio 2025 il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva negato al New York Times l’accesso ai messaggi richiesti. I giudici hanno contestato l’insufficienza delle spiegazioni fornite dall’istituzione sulla ricerca e sulla disponibilità delle comunicazioni. La pronuncia ha dato rilievo al principio secondo cui la gestione della documentazione istituzionale deve consentire un controllo effettivo sulle decisioni assunte nell’esercizio di funzioni pubbliche.
La sentenza riguardava l’accesso agli atti, mentre l’indagine dell’EPPO riguarda eventuali responsabilità penali. Entrambe le vicende richiamano però la necessità di ricostruire i passaggi attraverso i quali furono negoziati i contratti. I messaggi tra von der Leyen e Bourla riguardano la possibilità di verificare quali interlocuzioni abbiano accompagnato decisioni che hanno impegnato risorse pubbliche e inciso sulle strategie vaccinali dei Paesi europei.
La rivelazione odierna aggiunge un ulteriore interrogativo: come sta procedendo la ricostruzione di quei contatti e quali informazioni sono già state acquisite dagli investigatori? La segretezza delle indagini limita inevitabilmente la conoscenza pubblica dei singoli passaggi, ma non elimina l’interesse a conoscere lo stato di un procedimento che riguarda l’operato dei vertici dell’esecutivo europeo.
Kövesi e le difficoltà di indagare ai vertici del potere europeo
Le dichiarazioni di Laura Codruța Kövesi aggiungono alla vicenda una dimensione che supera il singolo contratto. La procuratrice capo europea, che conclude il mandato il 30 ottobre, ha descritto un contesto nel quale le indagini più sensibili possono incontrare resistenze, ritardi e difficoltà di cooperazione. Il riferimento alle personalità politiche influenti è significativo per un organismo istituito proprio per perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, indipendentemente dalla posizione ricoperta dai soggetti coinvolti.
L’EPPO è operativa dal 2021 e rappresenta uno degli strumenti creati dall’Unione per contrastare frodi, corruzione e altre condotte che possono danneggiare il bilancio europeo. La sua attività si svolge attraverso una struttura sovranazionale che collabora con le autorità giudiziarie degli Stati partecipanti. L’efficacia di questo modello dipende dalla capacità di raccogliere prove, ottenere documenti e svolgere accertamenti anche quando le indagini riguardano ambienti istituzionali di particolare rilievo.
Kövesi ha inoltre denunciato problemi di risorse, ostacoli burocratici e difficoltà nell’adeguamento degli strumenti normativi alle esigenze investigative. La sua valutazione è severa: la Procura europea rischia di non disporre dei mezzi necessari per affrontare procedimenti sempre più complessi. Il magistrato tedesco Andrés Ritter, chiamato a succederle, erediterà quindi non soltanto indagini aperte, ma anche una discussione sulla capacità dell’istituzione di operare con la necessaria autonomia ed efficacia.
Nel caso Pfizergate, la questione assume un peso politico particolare. L’inchiesta riguarda negoziati condotti durante una fase eccezionale, quando le istituzioni europee erano chiamate ad agire rapidamente per garantire l’approvvigionamento dei vaccini. L’urgenza sanitaria spiega il contesto nel quale furono assunte le decisioni, ma non rende meno importante ricostruire come si svolsero le trattative e quali procedure furono seguite.
La denuncia di Kövesi richiama così un problema che interessa direttamente l’opinione pubblica europea: la capacità delle istituzioni investigative di esercitare un controllo effettivo anche quando gli accertamenti toccano i livelli più alti del potere politico.
La Commissione rivendica la collaborazione, resta il nodo dell’audizione
La Commissione europea ha risposto attraverso il portavoce Thomas Regnier, sostenendo di aver collaborato ampiamente con la Procura europea per chiarire i fatti oggetto dell’indagine. Secondo Bruxelles, tale cooperazione ha avuto il pieno sostegno della presidente von der Leyen, che rimane disponibile a fornire chiarimenti sulle questioni ancora aperte.
La risposta istituzionale, tuttavia, non scioglie il punto specifico emerso il 28 ottobre: la dichiarazione personale della presidente non risulta ancora acquisita. La Commissione richiama la collaborazione prestata dall’istituzione; la notizia riguarda invece un passaggio individuale che, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta ancora compiuto.
Non sono stati resi noti elementi sufficienti per stabilire se la Procura abbia formalmente convocato von der Leyen, quali modalità di audizione siano state eventualmente valutate o se gli investigatori intendano procedere in una fase successiva. Sono informazioni decisive per comprendere le ragioni della mancata dichiarazione personale.
Il tema della responsabilità politica resta comunque distinto da quello giudiziario. La presidente della Commissione ha avuto un ruolo pubblico di primo piano nella strategia europea di approvvigionamento vaccinale. Le decisioni prese durante la pandemia sono state presentate come una risposta comune a un’emergenza senza precedenti; proprio per questo, la loro ricostruzione documentale e amministrativa riveste un interesse pubblico duraturo.
La rivelazione del 28 ottobre porta alla luce un aspetto preciso dell’andamento dell’inchiesta. A distanza di anni dalle trattative e di oltre due anni dal coinvolgimento della Procura europea, il procedimento resta aperto e la presidente della Commissione non risulta ancora ascoltata personalmente. Nel frattempo, la procuratrice capo uscente denuncia gli ostacoli che le indagini possono incontrare quando si avvicinano ai centri del potere.
È questa la questione che Bruxelles è chiamata a chiarire sul piano pubblico: non soltanto ribadire la disponibilità a collaborare, ma spiegare, nei limiti consentiti dall’indagine, come quella collaborazione si sia concretamente sviluppata. Il Pfizergate riguarda ormai anche la capacità delle istituzioni europee di fare piena luce sulle decisioni assunte ai propri vertici.
