(AGENPARL) - Roma, 20 Ottobre 2026 - Secondo i dati attribuiti alle dogane cinesi, Mosca resta il primo fornitore di greggio di Pechino e sale al secondo posto nel gas naturale liquefatto. A settembre diminuiscono i volumi di petrolio russo, mentre raddoppiano quelli di GNL.
La Cina rafforza gli acquisti di energia dalla Russia. Nel periodo gennaio-settembre 2026, le importazioni di petrolio russo hanno raggiunto 87,58 milioni di tonnellate, in aumento del 18,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più marcata la crescita del gas naturale liquefatto: 7,19 milioni di tonnellate, con un incremento del 44,3%.
Le cifre sono quelle riportate nel resoconto attribuito all’Amministrazione generale delle dogane cinese; non è stato possibile riscontrarle direttamente nelle tabelle ufficiali durante la verifica.
Il valore degli acquisti cinesi di petrolio russo avrebbe raggiunto 51,54 miliardi di dollari, in crescita del 36,5%. L’aumento della spesa risulta quindi superiore a quello dei volumi: una differenza che segnala un incremento del valore medio delle forniture, senza consentire, da sola, di distinguere il peso dei prezzi, della composizione dei carichi e delle condizioni contrattuali.
Nella graduatoria riportata, la Russia mantiene il primo posto tra i fornitori di greggio della Cina. Segue il Brasile, con 44,29 milioni di tonnellate, in aumento del 33,3%. Al terzo posto si colloca l’Arabia Saudita, con 43,11 milioni di tonnellate, in diminuzione del 27,5%.
Le forniture registrate dall’Indonesia raggiungono 27,96 milioni di tonnellate, pari a 3,38 volte quelle del periodo di confronto. La Malesia si attesta invece a 25,41 milioni di tonnellate, con una contrazione del 50%.
Il quadro descrive una redistribuzione degli approvvigionamenti cinesi tra diversi partner. Le variazioni delle singole provenienze, tuttavia, non bastano a stabilire l’andamento della domanda complessiva di petrolio del Paese.
A settembre emerge una dinamica diversa da quella cumulata nei nove mesi: gli acquisti di greggio russo scendono dell’11,4% rispetto ad agosto, a 9,94 milioni di tonnellate. Il loro valore aumenta invece dell’1,7%, raggiungendo 6,58 miliardi di dollari.
La divergenza tra quantità e spesa è particolarmente evidente nel confronto mensile. Anche in questo caso, per identificarne le cause occorrerebbero informazioni più dettagliate sui carichi e sui prezzi applicati.
Nel gas naturale liquefatto, il valore delle importazioni dalla Russia raggiunge 3,92 miliardi di dollari, in aumento del 38,5% nei primi nove mesi. A differenza del petrolio, la spesa cresce meno dei volumi: il valore medio per tonnellata risulta quindi inferiore a quello del periodo corrispondente del 2025.
Mosca si colloca al secondo posto tra i fornitori di GNL della Cina, dietro l’Australia, che registra 15,01 milioni di tonnellate, in lieve calo dell’1,1%. La Malesia occupa la terza posizione con 6,2 milioni di tonnellate, in crescita del 26,1%.
Più marcata la contrazione delle consegne dal Qatar, scese del 65,5% a 4,88 milioni di tonnellate. Seguono l’Indonesia, con 2,46 milioni di tonnellate, in diminuzione del 22,8%, e gli Stati Uniti, con 231.180 tonnellate, in calo dell’11%.
A settembre gli acquisti cinesi di GNL russo raddoppiano rispetto ad agosto, raggiungendo 1,85 milioni di tonnellate. Il valore sale a 1,18 miliardi di dollari, pari a 2,2 volte quello del mese precedente.
Il raffronto mette in evidenza il crescente peso delle forniture russe, ma anche la necessità di distinguere le dinamiche dei due combustibili. A settembre il petrolio arretra in quantità e aumenta in valore; il GNL cresce su entrambi i fronti.
Le statistiche sul gas liquefatto riguardano inoltre il prodotto trasportato via nave e non comprendono le forniture attraverso gasdotto. La seconda posizione della Russia nel GNL non equivale dunque automaticamente alla stessa posizione nell’insieme degli acquisti cinesi di gas naturale.
Se confermati dalle tabelle doganali complete, i risultati dei primi nove mesi indicherebbero un rafforzamento degli scambi energetici tra Mosca e Pechino, accompagnato da cambiamenti significativi nella distribuzione degli acquisti cinesi tra i principali esportatori.
