(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2026 - La Romania ha abbattuto due droni d’attacco entrati nel proprio spazio aereo sopra le acque territoriali del Mar Nero. L’intercettazione, avvenuta sabato 17 ottobre, assume un rilievo ancora maggiore alla luce delle dichiarazioni diffuse domenica dalle autorità di Bucarest e dell’annunciato confronto in sede NATO sulla sicurezza della regione. L’episodio segna un nuovo momento di tensione lungo il fianco sudorientale dell’Alleanza atlantica, in un’area dove gli attacchi legati alla guerra in Ucraina stanno mettendo sotto pressione anche la navigazione commerciale.
Secondo il ministero della Difesa romeno, due caccia F-16 dell’Aeronautica nazionale sono decollati alle 17.43, ora locale, dalla base aerea di Borcea, dopo che i radar avevano individuato un gruppo di obiettivi in movimento verso sud-ovest, a circa 120 chilometri a est dell’Isola dei Serpenti. Il primo drone ha violato lo spazio aereo romeno alle 17.59 ed è stato abbattuto due minuti dopo, a sud-est della località costiera di Sulina. Il secondo è entrato nello spazio aereo nazionale alle 18.01 ed è stato distrutto alle 18.05, a est della stessa località.
Non si è trattato, dunque, di un semplice decollo precauzionale per sorvegliare il confine. I due velivoli senza pilota sono stati effettivamente intercettati e abbattuti dopo aver attraversato il limite dello spazio aereo romeno. È questa la caratteristica che distingue l’episodio dalle frequenti missioni di allerta condotte dagli Stati NATO confinanti con l’Ucraina.
Le forze armate romene hanno identificato gli obiettivi come droni d’attacco della famiglia Geran, dotati di propulsione a reazione. Domenica il ministro della Difesa Radu Miruță ha aggiunto che la velocità rilevata, intorno ai 450 chilometri orari, induce a ritenere che si trattasse di modelli Geran-4 di fabbricazione russa. Si tratta tuttavia di una valutazione delle autorità romene: la provenienza esatta dei due apparecchi non è stata presentata come definitivamente accertata.
Per Bucarest, l’aspetto più significativo è la capacità di neutralizzare obiettivi più veloci rispetto a quelli affrontati in numerosi precedenti episodi. L’impiego di droni con caratteristiche differenti da quelle dei modelli più comuni impone infatti un adattamento dei sistemi di sorveglianza, dei tempi di reazione e delle procedure di intercettazione.
Il Mar Nero, tra sicurezza militare e rotte commerciali
L’abbattimento dei due droni arriva in una fase particolarmente delicata per il Mar Nero. Nei giorni precedenti, due navi cisterna per il trasporto di prodotti chimici erano state colpite da droni nei pressi del canale di Sulina, uno dei collegamenti strategici tra il Danubio e il mare aperto. Gli incidenti hanno riacceso l’attenzione sui rischi per gli equipaggi e per il traffico mercantile che attraversa il bacino.
Il canale di Sulina riveste un ruolo essenziale anche per le esportazioni ucraine. Dopo l’invasione russa del 2022, le vie di collegamento attraverso il Danubio e il Mar Nero hanno assunto un’importanza crescente per il trasporto di cereali e altre merci. La sicurezza di queste rotte non riguarda quindi soltanto i Paesi rivieraschi, ma coinvolge direttamente gli scambi commerciali europei e internazionali.
Secondo quanto riferito da Reuters, sette marittimi risultavano ancora dispersi in seguito agli attacchi contro le due navi. Una fonte militare della NATO citata dall’agenzia ha attribuito tali attacchi a droni russi. È importante distinguere questa attribuzione, relativa agli episodi contro le imbarcazioni, dall’identificazione dei due droni abbattuti sabato dagli F-16 romeni, sulla quale Bucarest ha espresso una valutazione tecnica.
La successione degli incidenti evidenzia una vulnerabilità crescente: la guerra combattuta in Ucraina produce effetti sempre più vicini alle acque territoriali e alle infrastrutture di Stati appartenenti all’Alleanza atlantica. Anche quando gli attacchi non sono diretti contro un Paese NATO, la loro prossimità geografica aumenta il rischio di sconfinamenti, errori di traiettoria e conseguenze impreviste.
Il confronto nella NATO
La ministra degli Esteri romena Oana Țoiu ha annunciato che martedì 20 ottobre il Consiglio Nord Atlantico discuterà della difesa e della deterrenza nel Mar Nero. La riunione si inserisce nel confronto tra gli alleati sulle misure necessarie per proteggere lo spazio aereo e le rotte marittime di una regione diventata sempre più esposta alle conseguenze del conflitto russo-ucraino.
Un funzionario della NATO, interpellato da Reuters, ha ribadito che l’Alleanza mantiene una capacità di risposta permanente per difendere il territorio e la popolazione dei Paesi membri. Il messaggio è quello della continuità della vigilanza, ma anche della necessità di adeguare gli strumenti di protezione all’evoluzione delle minacce.
La Romania occupa una posizione particolarmente sensibile in questo quadro. Il Paese condivide con l’Ucraina un confine di circa 614 chilometri, in larga parte lungo il Danubio, e dall’inizio dell’invasione russa ha segnalato ripetute incursioni di droni nel proprio spazio aereo. Nel corso del 2026 le autorità romene hanno già autorizzato l’abbattimento di velivoli senza pilota responsabili di violazioni accertate.
La questione non riguarda esclusivamente la capacità di intercettare singoli obiettivi. La difesa del fianco orientale della NATO richiede un coordinamento sempre più stretto tra radar, aviazione, sistemi antiaerei e strutture di comando, soprattutto quando le minacce si sviluppano a breve distanza dalle frontiere nazionali e dalle principali rotte commerciali.
Un rischio crescente di incidenti oltre il confine ucraino
L’episodio romeno si inserisce in una sequenza di allarmi che coinvolge diversi Paesi della regione. La Polonia ha ripetutamente attivato velivoli militari e alleati per proteggere il proprio spazio aereo durante gli attacchi russi contro l’Ucraina occidentale. In quel caso, tuttavia, il decollo dei caccia ha avuto carattere precauzionale e non equivale automaticamente a una violazione del territorio polacco.
In Romania, invece, le autorità hanno confermato l’ingresso dei due droni nello spazio aereo nazionale e il loro successivo abbattimento. La distinzione è essenziale per comprendere la diversa gravità operativa dei due scenari, pur all’interno della medesima situazione di instabilità regionale.
L’intercettazione non rappresenta di per sé l’apertura di uno scontro diretto tra NATO e Russia. Dimostra però quanto si sia ridotto il margine di sicurezza tra il teatro della guerra in Ucraina e il territorio degli Stati alleati. Ogni nuova incursione richiede decisioni rapide e aumenta la pressione sulle strutture incaricate della difesa aerea.
Per Bucarest, la priorità immediata è impedire ulteriori violazioni e garantire la sicurezza delle proprie acque territoriali. Per la NATO, la sfida è più ampia: rafforzare la deterrenza e la protezione del Mar Nero, evitando che una successione di incidenti si trasformi in un’escalation incontrollata. Il confronto annunciato per martedì sarà un’occasione per valutare come rispondere a minacce che interessano ormai contemporaneamente la dimensione militare e quella economica.
