(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - La partita sul diesel entra in una fase nuova. Dopo la pressione esercitata dagli Stati Uniti sui governi europei, il confronto si sposta ora sulle condizioni concrete per un eventuale utilizzo delle riserve strategiche.
La Commissione europea è riunita oggi con Francia, Germania, Italia, Irlanda e Regno Unito per discutere una possibile risposta comune alla crisi del diesel e l’eventuale utilizzo delle riserve strategiche. È da questo confronto che potrebbe arrivare il primo elemento concreto dopo le pressioni di Washington.
Sul tavolo c’è una proposta francese per immettere sul mercato 50 milioni di barili di diesel. A questa potrebbe affiancarsi un rilascio coordinato di altri 50 milioni di barili di greggio da parte dei Paesi dell’Agenzia internazionale dell’energia. Si tratta però ancora di un’ipotesi discussa dai governi e non di una decisione già assunta.
Il passaggio più interessante riguarda proprio le condizioni della trattativa. In Europa cresce la richiesta che un eventuale ulteriore rilascio delle scorte sia accompagnato da garanzie sul comportamento degli Stati Uniti, in particolare sulla possibilità che Washington non proceda unilateralmente a limitare le proprie esportazioni di diesel.
È un punto tutt’altro che secondario. L’Europa può contribuire ad aumentare l’offerta mettendo sul mercato parte delle proprie riserve, ma difficilmente può considerare questa operazione come una soluzione se, nello stesso momento, una parte dell’offerta americana rischia di essere sottratta al mercato internazionale.
La questione riguarda quindi non soltanto la quantità di carburante da liberare, ma anche la prevedibilità delle forniture nei mesi successivi.
Le riserve strategiche hanno infatti una funzione precisa: servono a garantire un margine di sicurezza nel caso di nuove interruzioni dell’approvvigionamento. Utilizzarle può contribuire ad allentare una situazione di forte tensione sul mercato, ma significa anche ridurre temporaneamente quel margine e rendere necessaria la successiva ricostituzione degli stock.
Per questo i governi europei stanno cercando una posizione comune senza aver ancora trasformato il confronto in una decisione operativa. Francia, Germania, Italia, Irlanda e Regno Unito sono coinvolti nelle discussioni, mentre il coordinamento internazionale resta legato al quadro dell’AIE.
La posizione europea deve inoltre tenere conto di un dato già emerso nei giorni scorsi: le scorte d’emergenza dell’Unione rimangono complessivamente elevate, mentre il mercato dei prodotti raffinati continua a essere sotto pressione. Le raffinerie europee stanno operando in un contesto particolarmente teso e i prezzi di diesel e carburante per aviazione restano elevati.
Washington, intanto, continua a chiedere che l’Europa contribuisca ad aumentare rapidamente l’offerta. La richiesta americana e la risposta europea si incontrano quindi su un terreno molto concreto: quanto carburante può essere messo sul mercato e quali garanzie devono accompagnare l’operazione.
È qui che si gioca il seguito della vicenda.
Ieri il confronto era soprattutto tra Washington e le capitali europee. Oggi il tema è diventato una trattativa più ampia, nella quale l’Europa deve decidere se e quanto utilizzare delle proprie riserve, mentre gli Stati Uniti devono chiarire quale sarà il loro ruolo sul mercato internazionale del diesel.
La questione non è più soltanto aprire o non aprire le riserve. È capire se esiste un accordo che permetta di aumentare l’offerta senza indebolire ulteriormente la sicurezza energetica europea.
