(AGENPARL) - Roma, 29 Settembre 2026 - A dieci anni dal referendum sulla Brexit, il rapporto tra Regno Unito e Unione europea torna a cambiare tono. Un’analisi pubblicata da POLITICO, sulla base di un nuovo sondaggio condotto da Public First, mostra che il 70% dei britannici intervistati vorrebbe che il governo costruisse un rapporto più stretto con Bruxelles. Un dato significativo anche perché la richiesta di maggiore cooperazione arriva, in parte, da un elettorato che per anni è stato associato alle posizioni più euroscettiche.
Il sondaggio è stato condotto online tra il 13 e il 15 settembre 2026 su 2.028 adulti del Regno Unito. Agli intervistati è stato chiesto quale tipo di rapporto dovrebbe avere oggi il Paese con l’Unione europea, a dieci anni dal voto che portò alla Brexit.
Il 31% degli intervistati vorrebbe rapporti più stretti con Bruxelles, ma senza che questo comporti il ritorno all’obbligo di rispettare le norme dell’Unione. Un altro 39% si spinge oltre: considera auspicabile una cooperazione molto più stretta anche se ciò significasse per il Regno Unito tornare ad applicare alcune regole europee. È dalla somma di queste due posizioni che emerge quel 70% complessivo favorevole a un avvicinamento all’UE.
Il dato, però, non significa che sette britannici su dieci vogliano cancellare la Brexit e riportare il Paese nell’Unione europea. È una distinzione importante, perché il dibattito britannico sembra essersi spostato proprio su una domanda diversa: non tanto se la Brexit debba essere annullata, quanto quanto distante debba rimanere Londra da Bruxelles.
Ed è qui che arriva uno degli elementi più interessanti dell’analisi di POLITICO. Anche tra gli elettori di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage e profondamente legato alla storia politica della Brexit, il 51% preferirebbe un rapporto più stretto con l’Unione europea. Soltanto il 25% vorrebbe invece aumentare ulteriormente la distanza da Bruxelles.
Il dato non può essere interpretato come un sostegno al ritorno nell’UE da parte degli elettori di Reform. La domanda posta da Public First riguardava infatti i rapporti con l’Unione e non il rientro del Regno Unito tra gli Stati membri. Ma il risultato mostra comunque che anche all’interno di un elettorato tradizionalmente euroscettico esiste una maggioranza favorevole a rivedere, almeno in parte, l’attuale rapporto con Bruxelles.
La questione sta entrando anche nel dibattito interno al Labour. Secondo POLITICO, alcuni esponenti del partito stanno chiedendo al governo di essere più ambizioso nel tentativo di migliorare le relazioni con l’Europa. Sul tavolo ci sono ipotesi molto diverse tra loro, dalla semplice intensificazione della cooperazione fino a scenari più profondi, come un eventuale ritorno nell’unione doganale o nel mercato unico. C’è anche chi, come l’ex premier Tony Blair, ha sostenuto l’idea di considerare nel prossimo decennio un possibile ritorno del Regno Unito in una futura Unione europea riformata.
Anche il sindaco di Londra Sadiq Khan è intervenuto nel dibattito, sostenendo che il Paese dovrebbe iniziare a discutere apertamente di un eventuale ritorno nell’UE. Sono però posizioni politiche che non coincidono con il risultato del sondaggio e che vanno tenute separate dai dati sull’opinione pubblica.
Il sondaggio racconta infatti una situazione più sfumata. Il sostegno a rapporti più stretti con Bruxelles cambia sensibilmente quando agli elettori viene chiesto di accettare precise conseguenze. Una maggiore cooperazione può essere considerata positiva finché non comporta il ritorno alle regole europee; per altri, invece, proprio la possibilità di condividere nuovamente alcune norme rappresenta un prezzo accettabile per ridurre la distanza con l’UE.
È probabilmente questo il punto centrale che emerge dieci anni dopo il referendum. La vecchia divisione tra Leave e Remain non è scomparsa, ma il dibattito si sta spostando su una questione più concreta: quali rapporti vuole avere oggi il Regno Unito con l’Europa, dopo aver scelto di lasciarla.
Anche il contesto internazionale pesa. Nel commentare il sondaggio, Seb Wride, responsabile delle rilevazioni di Public First, osserva che gli elettori britannici guardano sempre più all’Europa come a un partner internazionale, in un momento in cui gli Stati Uniti vengono percepiti da una parte dell’opinione pubblica come un alleato meno prevedibile. Per il governo britannico, però, riavvicinarsi all’Europa senza riaprire le profonde divisioni provocate dalla Brexit resta una questione politicamente delicata.
Il dato più sorprendente, alla fine, potrebbe essere proprio quello che riguarda gli elettori di Farage. Il 51% favorevole a un rapporto più stretto con Bruxelles non racconta un’improvvisa conversione europeista di Reform UK. Racconta piuttosto quanto sia cambiata la domanda politica britannica rispetto al 2016: la discussione non riguarda più soltanto l’uscita dall’UE, ma cosa significhi, dieci anni dopo, essere fuori dall’Unione e quale distanza mantenere dall’Europa.
