(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2026 - Onorevole Marinella Pacifico, già Senatrice della Repubblica, ha rilasciato un’Intervista sulla riforma elettorale: “capilista bloccati, fine dell’alternanza di genere e rischio di ribaltone alla Camera.”
Marinella Pacifico, già senatrice, interviene dopo il via libera del Senato (113 sì il 15 settembre) al testo che torna in terza lettura a Montecitorio. Il provvedimento introduce capilista bloccati più fino a tre preferenze su sei nomi, con alternanza formale nelle liste ma senza obbligo di parità di genere sui capilista, a differenza del Rosatellum.
Domanda. Senatrice Pacifico, partiamo dalle facce attonite di tanti parlamentari di maggioranza. È una legge cucita addosso ai gerarchi di FdI?
Marinella Pacifico. «È esattamente questo. Il primo seggio in ogni collegio va al capolista scelto dalla segreteria. Per i partiti medi e piccoli, e per molti collegi, quello è praticamente l’unico eletto certo. Le preferenze arrivano dopo, su una rosa ristretta già stampata. Chi sta in retroguardia, chi non ha la tessera d’oro o il collegio “sicuro”, sa già che l’ordine di partito deciderà la sua fine. Non è un ritorno al cittadino: è un ritorno al controllo delle liste, con un velo di preferenze per coprire l’operazione. I numeri delle simulazioni lo dicono: una quota molto alta resterà nominata, non scelta».
Domanda. Lei parla di “la più grande bassezza” nei confronti delle donne: togliere l’alternanza di genere alle candidature dei capilista. Una premier donna che fa questo.
Marinella Pacifico. «Sì. Nel Rosatellum c’era un vincolo sui capilista. Qui lo si toglie. Resta un’alternanza formale tra i nomi e un 60-40 sulle liste del premio, ma il posto che conta di più — il primo, quello protetto — può essere tutto maschile se il partito lo decide. L’elezione poi segue le preferenze, quindi le quote non sono garantite. Lo hanno detto in Aula anche esponenti di opposizione: si riduce la certezza di presenza femminile proprio nel punto in cui il partito decide chi entra per primo. Che a farlo sia la prima presidente del Consiglio donna rende il gesto ancora più grave. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta di potere».
Domanda. Alla Camera a luglio l’emendamento su preferenze e capilista bloccati era già caduto per un voto, a scrutinio segreto. Ora il testo torna a Montecitorio. Può non passare in questa forma?
Marinella Pacifico. «Può. Il Senato ha messo le preferenze “meticce” dopo che alla Camera erano state bocciate. Se alla Camera il voto sulle parti più contestate — capolista bloccato più preferenze limitate — sarà di nuovo segreto e senza fiducia, il rischio di un altro scarto minimo è reale. Non è detto che la maggioranza tenga come al Senato. Chi in luglio ha fatto mancare i voti non è sparito. Se il governo non mette la fiducia e lascia l’Aula libera, può succedere di nuovo che “vinca la palude”, per usare le parole della presidente del Consiglio di allora».
Domanda. Dentro la maggioranza ci sono già malumori. Chi potrebbe votare contro?
Marinella Pacifico. «Non servono nomi gridati: bastano i fatti di luglio e i distinguo di questi mesi. In Lega e Forza Italia le preferenze vere non sono mai piaciute; il compromesso del capolista bloccato è stato accettato per chiudere, non per convinzione. Deputati di maggioranza che rischiano di restare fuori dalle liste o che vedono i propri collegi sacrificati al “listone” del premio hanno tutto l’interesse a far cadere il meccanismo se il voto è segreto. Alcuni hanno già fatto filtrare che “così si protegge solo chi sta già in cima” e che “le donne della maggioranza pagano il prezzo più alto”. Se non c’è la fiducia a coprire, quei voti possono mancare di nuovo. Non è lealtà di partito: è sopravvivenza parlamentare».
La Senatrice Pacifico chiude così: «Questa non è la riforma che restituisce il voto ai cittadini. È la riforma che decide chi deve sopravvivere e chi no, e che sulle donne toglie un vincolo che c’era. Alla Camera si vedrà se i numeri tengono o se, senza fiducia e con voto segreto, qualcuno in maggioranza decide di non farsi cucire addosso la propria fine».
Il testo è calendarizzato per fine settembre alla Camera. L’esito dipenderà da come verrà posto il voto e da quanti, nella maggioranza, riterranno il capolista bloccato un salvacondotto per pochi e un taglio per molti.
