(AGENPARL) - Roma, 15 Settembre 2026 - Abbiamo depositato un milione di emendamenti perché ci sono un milione di ragioni per cui questo provvedimento va bloccato
Roma, 15 set. – "La farsa elettoralistica di questa maggioranza sulla caccia continua e non conosce ritegno. Domani in commissione Agricoltura riprende l'esame del provvedimento di riforma della legge sulla caccia, che la maggioranza ha imposto nel calendario dei lavori dell'Aula a novembre. Hanno fretta di chiudere, per questo ci chiedono sin da ora di 'razionalizzare le modalità di esame delle proposte emendative presentate, dato il loro numero eccezionale' e ci tengono a farci sapere che ritengono opportuno sia una riduzione dei tempi di intervento su ciascuna proposta sia una scrematura degli emendamenti ritenuti maggiormente significativi. Siamo alla follia. Una forzatura istituzionale gravissima che mortifica il dibattito parlamentare su un provvedimento che invece avrebbe bisogno di essere esaminato in maniera accurata e approfondita, per le criticità che contiene e perché rischia di stravolgere in maniera maldestra e pericolosa il delicato equilibro garantito fino a ora dalla legge 157 del 1992. Queste proposte sono per noi irricevibili e le rispediamo al mittente. Abbiamo presentato un milione di emendamenti proprio perché ci sono un milione di ragioni per cui questo provvedimento va bloccato e non intendiamo fare passi indietro. Vogliamo discuterli tutti e prenderci tutto il tempo che ci spetta. Aver calendarizzato in tutta fretta il provvedimento in Aula per novembre significa bloccare per i prossimi 2 mesi la commissione Agricoltura invece di farla lavorare su dossier ben più importanti. Di fronte alle consistenti difficoltà che sta vivendo in questo momento il comparto agricolo – dall'aumento dei costi alla scarsità idrica, dal ricambio generazionale alla fuga dalle aree rurali, dalla PAC all'esigenza di innovazione – questa maggioranza e questo Governo intendono bloccare per altri due mesi la commissione su un tema caro solamente alle lobby venatorie. Di questo dovranno assumersi la responsabilità politica".