(AGENPARL) - Roma, 5 Settembre 2026 - «Se le aule non sono climatizzate, i collegi deliberativi vanno fatti da remoto»
Con il rientro a scuola e temperature ancora elevate, torna in primo piano il tema della sicurezza negli istituti scolastici e delle condizioni di lavoro del personale. Aule e spazi comuni privi di climatizzazione possono trasformare collegi docenti e consigli di classe particolarmente affollati in riunioni difficili da sostenere, soprattutto per un corpo docente con una significativa presenza di lavoratori avanti con l’età.
Secondo Marinella Pacifico, già senatrice della Repubblica e docente, le semplici raccomandazioni contro il caldo — bere frequentemente, schermare le finestre, fare pause — non sono sufficienti. Occorrono misure organizzative concrete e, quando le condizioni degli ambienti non consentono di lavorare in sicurezza, anche il ricorso alle riunioni a distanza.
Pacifico richiama le responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza, distinguendole da quelle di Comuni e Province, proprietari degli edifici, e indica nel remoto regolamentato una possibile misura di prevenzione. Da qui il suo appello ai presidi: aggiornare i regolamenti d’istituto e utilizzare gli strumenti disponibili per evitare di concentrare decine o centinaia di lavoratori in locali surriscaldati. «Se le aule non sono climatizzate — sostiene — i collegi deliberativi vanno fatti da remoto».
Domanda. Senatrice, a inizio anno molte scuole affrontano il caldo con raccomandazioni al personale: bere, schermare le finestre, fare pause. Basta questo?
Pacifico. No. Quelle sono regole di buon senso, non una politica di sicurezza. L’obbligo di informare i lavoratori esiste, ed è sacrosanto. Ma dire a un docente di sessant’anni «si idrati e abbassi le tapparelle» mentre sta due-tre-quattro ore in un’aula magna oltre i trenta gradi non previene il rischio: lo descrive. L’acqua non raffredda i muri e non toglie il malore.
Domanda. Il dirigente, se ha avvertito il personale, è al riparo?
Pacifico. No. Il dirigente scolastico è datore di lavoro ai fini della sicurezza. Informare è un pezzo. Poi servono la valutazione nel DVR e misure concrete: riorganizzare orari, locali, attività. Se le stanze per le riunioni sono invivibili, tenere collegi e consigli in presenza «perché si è sempre fatto così» è una scelta organizzativa. E le scelte organizzative restano in capo al DS.
Domanda. Cosa dovrebbe fare, allora?
Pacifico. Usare ciò che la norma già consente. Da giugno 2026, con la Nota ministeriale n. 3803, le scuole possono svolgere a distanza anche le riunioni deliberative: collegio docenti, consigli di classe, programmazione di inizio anno. Non con una mail del preside e non con un Meet improvvisato: servono Regolamento d’istituto aggiornato — quindi Consiglio d’Istituto, e di solito anche il Collegio — e piattaforme conformi all’allegato tecnico. Dove manca la climatizzazione, il dirigente dovrebbe avere tutto l’interesse a percorrere questa strada. Non per capriccio dei docenti: per evitare malori e per non esporsi a responsabilità, anche penali, se un evento grave arriva dopo segnalazioni ignorate.
Domanda. La proprietà degli edifici è di Comuni e Province. Non è lì il vero responsabile?
Pacifico. Sì, su impianti e struttura. Condizionatori, infissi, isolamento: quello è il proprietario. Il dirigente non può inventarsi i soldi per climatizzare un plesso. Ma non può neppure procedere come se nulla fosse. Tra «non ho i condizionatori» e «riuniamo duecento persone nella stanza più calda» c’è un abisso di misure intermedie: locali più freschi, orari, pause vere, rotazioni e il remoto regolamentato. Chi confonde i due piani protegge l’inerzia, non il personale.
Domanda. Perché insiste sull’età dei docenti?
Pacifico. Perché i numeri sono quelli. Una quota rilevante del corpo docente è over 60. A quell’età i malori arrivano con la disidratazione, la pressione, i farmaci, l’umidità. Figurarsi in un’aula piena, senza ricambio d’aria, durante un’ondata di calore. Aspettare che qualcuno collassi per poi dire «avevamo avvertito tutti» è cinismo amministrativo.
Domanda. Al ministro Valditara cosa dice?
Pacifico. Che i 20 milioni per ventilatori e climatizzatori portatili sono un cerotto, non una strategia. Se il Ministero ha aperto al remoto deliberativo, deve farne uno strumento ordinario di tutela quando il microclima non è sicuro, non una facoltà lasciata al singolo istituto. Oggi chi aggiorna il regolamento e attiva una piattaforma seria è virtuoso; chi non lo fa, in aule a 32-34 gradi, resta nella zona grigia. Servono linee vincolanti: obbligo di valutare il remoto come misura di prevenzione quando manca la climatizzazione. E un piano vero sugli edifici, perché Comuni e Province da soli non ce la fanno.
Domanda. In sintesi, il messaggio ai presidi?
Pacifico. Non nascondetevi dietro le raccomandazioni. Se la scuola non è climatizzata, la proprietà risponde delle mura; voi rispondete di come ci fate lavorare la gente. Convocare il Consiglio d’Istituto, approvare le regole per i collegi e i consigli anche online, attivare strumenti seri non è un favore ai sindacati. È il modo più lineare per tutelare i docenti e, insieme, voi stessi. Il caldo non è un’opinione. I malori nemmeno.

