(AGENPARL) - Roma, 4 Settembre 2026 - Il Giappone e le Nazioni Unite stringono il cerchio sulle aree più fragili dell’Afghanistan per colpire alla radice il narcotraffico. L’Ufficio dell’ONU contro la droga e il crimine (UNODC) e il governo di Tokyo hanno ufficializzato un imponente piano da 9,4 milioni di dollari — finanziato tramite la cooperazione nipponica (JICA) — destinato a convertire le filiere agricole e a blindare la prevenzione sanitaria in cinque delle province più esposte alla coltivazione del papavero.
Un piano biennale per ottomila famiglie
Siglato a Kabul, l’accordo coprirà il biennio 2026-2028 concentrandosi su territori chiave come Badakhshan, Badghis, Helmand, Kandahar e Takhar. L’obiettivo non è soltanto repressivo, ma strutturale: offrire un’alternativa economica concreta a circa ottomila nuclei familiari che storicamente traggono il proprio sostentamento dalla filiera dell’oppio, coinvolgendo complessivamente cinquantasei mila persone in progetti agricoli e di generazione del reddito pulito.
Accanto alla riconversione dei campi, il programma prevede un massiccio intervento sul fronte sanitario e sociale. L’UNODC punta a raggiungere quarantacinque mila persone tra tossicodipendenti e soggetti a rischio, tessendo una rete di protezione che spazia dai servizi di riabilitazione fino al reinserimento sociale.
La strategia internazionale tra Doha e la stabilità regionale
L’iniziativa si inserisce in un momento di estrema vulnerabilità per le aree rurali afghane, messe in ginocchio dal crollo degli aiuti umanitari internazionali e dalla spirale di povertà seguita al calo drastico delle coltivazioni illegali. Per l’ambasciatore giapponese Kenichi Masamoto, la lotta agli stupefacenti resta una responsabilità condivisa che esige una leadership locale forte, inserita però in un circuito di partenariati costruttivi e nel perimetro del Processo di Doha.
Dello stesso avviso l’UNODC, che attraverso il rappresentante paese Polleak Ok Serei ha sottolineato la necessità di un approccio duale: aggredire le cause economiche della dipendenza e curarne le conseguenze sociali, per restituire stabilità e sicurezza a comunità intere strangolate da un’economia di sussistenza fuorilegge.
