(AGENPARL) - Roma, 31 Agosto 2026 - Nel cuore dell’Eurasia, la capitale del Kirghizistan si trasforma per tre giorni nel baricentro della diplomazia mondiale. Dieci capi di Stato, in rappresentanza di quasi la metà della popolazione del pianeta, si riuniscono a Bishkek per il vertice dei leader dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO). L’appuntamento di quest’anno segna un quarto di secolo dalla fondazione dell’organizzazione, celebrando una transizione silenziosa ma inesorabile: da blocco regionale di sicurezza a entità geopolitica ed economica tra le più influenti al mondo in un ordine internazionale sempre più frammentato.
Il presidente kirghiso Sadyr Japarov, padrone di casa e presidente di turno, ha scelto per l’evento una formula che unisce ambizione e pragmatismo: “25 anni di SCO: insieme verso pace, sviluppo e prosperità sostenibili”. Intorno al tavolo siedono i massimi leader del blocco — Alexander Lukashenko per la Bielorussia, Xi Jinping per la Cina, Narendra Modi per l’India, Masoud Pezeshkian per l’Iran, Kassym-Jomart Tokayev per il Kazakistan, lo stesso Sadyr Japarov, Shehbaz Sharif per il Pakistan, Vladimir Putin per la Russia, Emomali Rahmon per il Tagikistan e Shavkat Mirziyoyev per l’Uzbekistan.
Un decennio fa la nazione ospitante godeva di scarsissima visibilità internazionale; oggi, l’obiettivo di Japarov va ben oltre la gestione del vertice. Bishkek punta a blindare la propria stabilità economica interna e a proiettarsi sulla scena globale, forte anche della candidatura per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel biennio 2027-2028. Sfruttando la reputazione del Kirghizistan come la “Svizzera dell’Asia centrale”, Japarov sta indirizzando parte dell’agenda verso questioni ecologiche cruciali, come la conservazione dei ghiacciai e la protezione degli ecosistemi montani, temi che troveranno ulteriore eco nei prossimi World Nomad Games. Il tutto per evitare che Bishkek venga travolta dalle turbolenze della grande politica o dalle ingerenze esterne che spesso paralizzano i grandi consessi multilaterali.
Dalla sicurezza energetica alle rotte commerciali: l’architettura allargata della SCO Il vertice di Bishkek non nasce dal nulla. Già lo scorso luglio a Cholpon-Ata, i ministri degli Esteri del blocco avevano tracciato la rotta, approvando dichiarazioni chiave incentrate sulla sicurezza energetica e sulla lotta senza quartiere a terrorismo, estremismo, separatismo e criminalità informatica. A queste si affianca la campagna World Without Drugs per il contrasto coordinato ai traffici illeciti.
Ma il vero motore dell’organizzazione risiede oggi nella sua capacità di strutturare un’alternativa economica concreta: corridoi commerciali trans-eurasiatici, connettività digitale avanzata e l’operatività della nuova SCO Development Bank. Si discute apertamente di riforma interna e, soprattutto, di un sistema di pagamenti alternativo. L’eccessiva dipendenza dalla compensazione basata sul dollaro ha infatti esposto storicamente diversi membri a shock monetari e sanzioni unilaterali, spingendo il blocco verso la diversificazione delle valute nei regolamenti commerciali.
Intorno ai dieci membri effettivi ruota poi la galassia del formato SCO Plus, che allarga la platea a due Stati osservatori (Afghanistan e Mongolia) e a quindici partner di dialogo distribuiti tra Caucaso, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-est asiatico — tra cui Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Un network di ventisette nazioni complessive che trasforma la SCO in un polo gravitazionale di prim’ordine.
Le tensioni globali sullo sfondo: dall’Asia occidentale alle rivalità storiche Nonostante la narrazione ufficiale punti sulla cooperazione “win-win” in contrapposizione all’unipolarità e alla logica di blocco, i dossier più caldi del pianeta pesano inevitabilmente sui lavori. L’Asia occidentale incombe sui negoziati, complice la presenza del presidente iraniano Pezeshkian in un momento di estrema tensione con Washington attorno allo Stretto di Hormuz e alle ripercussioni sui mercati energetici globali.
Nello stesso tempo, la diplomazia della SCO si misura con i delicati equilibri regionali: la presenza ravvicinata del primo ministro indiano Narendra Modi e del pakistano Shehbaz Sharif costringe le due potenze nucleari rivali allo stesso tavolo, mentre le tensioni irrisolte tra Afghanistan e Pakistan continuano a rappresentare un fattore di rischio per la sicurezza dell’intera Asia centrale.
A venticinque anni dalla sua nascita a Shanghai, la SCO si conferma un attore che la comunità internazionale non può più ignorare. Il vertice di Bishkek non risolverà magicamente le crisi mediorientali né azzererà le faglie geoeconomiche eurasiatiche, ma ribadisce con forza il messaggio di Japarov e dei partner: il dialogo, unito al pragmatismo economico e alla ricerca di un ordine multipolare, resta lo strumento principale per ridefinire gli equilibri del XXI secolo.
