Il ministro degli Esteri ad interim libico Taher Al-Baour a Baghdad per la riattivazione del Comitato congiunto libico-iracheno. Tripoli punta a rafforzare la propria presenza nel mondo arabo, mentre l’Iraq ribadisce il sostegno a una soluzione pacifica della crisi libica. Sul tavolo anche petrolio, commercio, investimenti e una serie di protocolli d’intesa.
(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - BAGHDAD – Libia e Iraq puntano a rilanciare una relazione bilaterale rimasta a lungo al di sotto delle proprie potenzialità, aprendo una nuova fase di cooperazione che dovrebbe interessare alcuni dei settori strategici per entrambi i Paesi: petrolio ed energia, sanità, istruzione, commercio, investimenti e sicurezza.
Il segnale politico più significativo arriva dalla visita ufficiale a Baghdad del ministro degli Esteri ad interim libico Taher Al-Baour, giunto nella capitale irachena per partecipare alle riunioni del Comitato congiunto libico-iracheno, organismo che torna a riunirsi dopo un’interruzione durata circa 25 anni.
Durante una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein, Al-Baour ha sottolineato la necessità di rafforzare concretamente la collaborazione tra Tripoli e Baghdad.
«Il nostro rapporto con l’Iraq è di lunga data e i due Paesi condividono molte problematiche comuni», ha dichiarato il ministro libico, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa irachena INA.
Un’affermazione che restituisce alla visita una dimensione che supera la semplice cooperazione tecnica. Tripoli sembra infatti intenzionata a ricostruire anche la propria capacità di interlocuzione all’interno dello spazio politico arabo.
Tripoli: la Libia vuole tornare ad essere un attore regionale
Al-Baour ha affermato che la Libia aspira a diventare uno Stato efficace all’interno della regione araba.
Si tratta di un passaggio politicamente significativo.
Dopo anni nei quali la frammentazione istituzionale e la crisi interna hanno inevitabilmente ridotto la capacità della Libia di esercitare un ruolo autonomo nella regione, Tripoli prova a ricostruire relazioni bilaterali con Paesi che condividono interessi economici, energetici e geopolitici.
In questa prospettiva, il rapporto con Baghdad presenta caratteristiche particolari.
Libia e Iraq sono due grandi produttori di idrocarburi e hanno attraversato, seppure in condizioni profondamente differenti, decenni segnati da guerre, cambiamenti di regime, instabilità politica e difficoltà nella ricostruzione delle istituzioni.
Entrambi devono inoltre affrontare la sfida di trasformare l’enorme valore delle proprie risorse energetiche in diversificazione economica, infrastrutture, servizi pubblici, occupazione e sviluppo sostenibile.
Petrolio: un terreno naturale di cooperazione
Non sorprende quindi che Al-Baour abbia indicato il petrolio tra i principali settori nei quali rafforzare la cooperazione e lo scambio di informazioni.
Per due economie fortemente legate alla produzione energetica, il confronto può riguardare numerosi ambiti: competenze tecniche, formazione, gestione delle infrastrutture, sviluppo della filiera industriale, servizi petroliferi e valorizzazione delle risorse.
Ma una cooperazione moderna potrebbe spingersi oltre la semplice estrazione degli idrocarburi.
La vera sfida per entrambi i Paesi consiste nel trasformare le entrate petrolifere in capitale produttivo, sviluppando industria, infrastrutture, competenze professionali e nuove attività economiche capaci di ridurre progressivamente la dipendenza dalle esportazioni di greggio.
È proprio sotto questo profilo che un rapporto strutturato tra Baghdad e Tripoli potrebbe assumere un valore strategico.
Sanità e istruzione al centro del dialogo
Il ministro libico ha indicato anche sanità e istruzione tra i settori prioritari.
Sono due ambiti particolarmente importanti perché riguardano direttamente la ricostruzione del capitale umano e delle capacità dello Stato.
La cooperazione universitaria potrebbe comprendere programmi congiunti, scambi accademici, formazione specialistica e collaborazione scientifica. Nel settore sanitario, invece, il confronto potrebbe interessare formazione del personale, gestione ospedaliera, specializzazioni mediche e sviluppo delle infrastrutture.
Al-Baour ha insistito sulla necessità non soltanto di cooperare, ma anche di intensificare lo scambio di informazioni tra le rispettive amministrazioni.
Baghdad sostiene una soluzione pacifica alla crisi libica
Da parte irachena, Fuad Hussein ha confermato l’intenzione di sviluppare ulteriormente i rapporti con Tripoli.
Il ministro degli Esteri iracheno ha inoltre ribadito il sostegno di Baghdad a una soluzione pacifica tra le parti libiche, inserendo così la cooperazione bilaterale all’interno della più ampia questione della stabilizzazione politica del Paese nordafricano.
Secondo quanto annunciato durante la visita, sono inoltre previste diverse intese e protocolli d’intesa, destinati a fornire una struttura concreta al rilancio delle relazioni.
La sfida sarà trasformare questi strumenti diplomatici in progetti effettivamente operativi.
Il messaggio di Dbeibeh a Baghdad
La missione libica ha assunto anche un’importante dimensione politica.
Nel corso degli incontri, la delegazione guidata da Al-Baour ha trasmesso un messaggio scritto del primo ministro del Governo di Unità Nazionale, Abdul Hamid Dbeibeh, nel quale viene sottolineata l’importanza di consolidare e rafforzare le relazioni bilaterali.
Il messaggio comprende anche un invito ufficiale al primo ministro iracheno a visitare la Libia al più presto, segnale della volontà di dare continuità politica ai colloqui avviati a Baghdad.
Tripoli ha inoltre evidenziato la necessità di mantenere un coordinamento e consultazioni regolari tra i due Paesi, anche allo scopo di avvicinare le rispettive posizioni nei forum internazionali sulle principali sfide che interessano il mondo arabo.
Investimenti e integrazione economica
Da Baghdad è arrivata parallelamente la disponibilità a rafforzare i rapporti con la Libia e, più in generale, con i Paesi arabi e partner internazionali.
La parte irachena ha posto particolare attenzione alle opportunità derivanti dalla cooperazione e dall’integrazione economica, considerate strumenti attraverso i quali rafforzare le capacità produttive, sostenere lo sviluppo sostenibile e costruire partenariati di lungo periodo.
È probabilmente su questo terreno che il nuovo rapporto tra Libia e Iraq potrà essere giudicato.
I due Paesi dispongono infatti di considerevoli risorse energetiche e finanziarie, ma devono contemporaneamente affrontare grandi necessità infrastrutturali e industriali.
Una cooperazione economica ben strutturata potrebbe quindi creare opportunità non soltanto per le grandi imprese pubbliche e private, ma anche per società di ingegneria, operatori energetici, università, imprese sanitarie e aziende attive nella costruzione di infrastrutture.
Il ritorno del Comitato congiunto dopo un quarto di secolo
L’elemento forse più simbolico della visita è la riattivazione del Comitato congiunto libico-iracheno.
L’organismo rappresenta un quadro istituzionale di alto livello attraverso il quale i due governi possono coordinare e sviluppare accordi nei settori dell’economia, del commercio, degli investimenti, della sanità, dell’istruzione e della sicurezza.
Secondo le informazioni disponibili, una prima sessione del Comitato si sarebbe svolta nel 2000, quando i due Paesi concordarono di riunirlo con cadenza annuale.
La seconda sessione si tenne a Tripoli nel 2001.
Poi la storia travolse il progetto.
L’invasione statunitense dell’Iraq del 2003 e la conseguente caduta del governo di Saddam Hussein modificarono radicalmente gli equilibri di Baghdad. Otto anni dopo, nel 2011, la rivoluzione libica e la caduta di Muammar Gheddafi aprirono una lunga fase di instabilità anche in Libia.
Il Comitato rimase così sostanzialmente congelato.
La sua riattivazione nel 2026, dopo circa un quarto di secolo, assume pertanto un valore politico che va oltre gli accordi che verranno sottoscritti.
Dalla diplomazia ai risultati
Il vero banco di prova inizierà però dopo Baghdad.
Libia e Iraq non hanno bisogno soltanto di memorandum e dichiarazioni di intenti, ma di progetti misurabili, investimenti e meccanismi permanenti di cooperazione.
Il rilancio del Comitato potrebbe rappresentare l’occasione per definire una roadmap con obiettivi precisi: programmi universitari congiunti, cooperazione sanitaria, iniziative industriali, investimenti reciproci, partnership energetiche e tavoli tecnici permanenti.
Sarebbe inoltre importante coinvolgere direttamente imprese, università e centri di ricerca, trasformando la relazione governativa in una rete più ampia di rapporti economici e scientifici.
Una relazione che può andare oltre il petrolio
La visita di Al-Baour dimostra infine un aspetto più generale della politica estera libica: Tripoli sta cercando nuovi spazi diplomatici e nuove relazioni nel mondo arabo.
Il petrolio costituisce inevitabilmente un punto di partenza, ma non dovrebbe rappresentare il punto di arrivo.
Istruzione, sanità, infrastrutture, tecnologia e investimenti possono trasformare una relazione prevalentemente diplomatica in un partenariato economico più articolato.
Per la Libia, soprattutto, rafforzare i rapporti con Baghdad significa anche provare a recuperare quella capacità di presenza regionale che la lunga crisi interna ha fortemente indebolito.
Dopo venticinque anni, il ritorno del Comitato congiunto rappresenta quindi un segnale importante. Ma saranno gli accordi effettivamente attuati, gli investimenti generati e i progetti realizzati a stabilire se Baghdad 2026 avrà rappresentato l’inizio di una nuova fase nelle relazioni libico-irachene oppure soltanto la ripresa formale di un dialogo interrotto troppo a lungo.
