(AGENPARL) - Roma, 20 Agosto 2026 - Una nuova strategia sperimentale per il trattamento dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer arriva dalla Russia. I medici dell’Università Sechenov hanno proposto l’impiego dell’adsorbimento selettivo del plasma mirato al DNA extracellulare, una tecnica che punta a rimuovere dal sangue determinate strutture contenenti DNA.
Secondo quanto comunicato dall’ufficio stampa dell’università, si tratterebbe di un approccio terapeutico ex vivo, nel quale il plasma viene trattato all’esterno dell’organismo attraverso un sistema capace di legare selettivamente strutture contenenti DNA extracellulare. La tecnica, spiegano i ricercatori, si differenzia dalle tradizionali procedure di separazione del plasma.
Tre sedute di trattamento
Il ciclo sperimentale descritto dai medici russi prevedeva tre sedute, effettuate a distanza di due o tre giorni l’una dall’altra. Durante ogni procedura sarebbe stata trattata una quantità equivalente al 200% del volume di plasma circolante.
I pazienti sono stati sottoposti a valutazioni prima e dopo il ciclo di trattamento, con ulteriori controlli per verificare l’eventuale evoluzione delle capacità cognitive.
A tre mesi dal trattamento, secondo quanto riferito dall’Università Sechenov, gli esami neuropsicologici avrebbero evidenziato segnali di miglioramento della memoria verbale episodica, della velocità di elaborazione delle informazioni e dell’attenzione, oltre ad alcuni cambiamenti positivi nelle funzioni cognitive.
Risultati da confermare
I risultati vengono presentati come promettenti, ma devono essere interpretati con cautela. Per stabilire se una nuova strategia sia realmente efficace contro l’Alzheimer sono necessari studi clinici adeguatamente controllati, condotti su un numero sufficientemente ampio di pazienti e con un follow-up prolungato.
Sarà inoltre necessario verificare se i miglioramenti osservati siano direttamente attribuibili alla procedura, quanto durino nel tempo e quale sia il profilo di sicurezza del trattamento.
L’Alzheimer rimane una delle principali malattie neurodegenerative e una delle maggiori sfide della medicina contemporanea. La ricerca internazionale sta studiando numerosi approcci per rallentare la progressione della patologia e preservare il più a lungo possibile le capacità cognitive e l’autonomia dei pazienti.
La tecnica proposta dai ricercatori russi apre quindi una nuova linea di ricerca, ma saranno le successive sperimentazioni cliniche e la pubblicazione di dati scientifici completi a determinarne il reale potenziale terapeutico.
