(AGENPARL) - Roma, 7 Settembre 2026 - La disputa sulla sovranità di Ceuta e Melilla arriva anche sugli spalti del calcio marocchino. Durante una partita del MAS Fez nella CAF Champions League, il gruppo ultras Fatal Tigers ha esposto un grande striscione, scritto significativamente in spagnolo, con il messaggio: «Ceuta e Melilla: due città, una patria: il Marocco».
L’iniziativa ha trasformato per alcuni minuti una manifestazione sportiva in una platea per una rivendicazione politica e territoriale particolarmente sensibile nei rapporti tra Spagna e Marocco.
Lo striscione è comparso nei primi minuti della partita disputata al Complexe Sportif de Fès tra il MAS Fez e il Rahimo FC del Burkina Faso ed è stato accompagnato da cori e numerose bandiere marocchine.
Uno striscione indirizzato anche alla Spagna
La scelta di utilizzare la lingua spagnola appare particolarmente significativa. Il messaggio risultava infatti immediatamente comprensibile al pubblico e ai media dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra.
La posizione espressa dai Fatal Tigers è inequivocabile: il gruppo considera Ceuta e Melilla parte del territorio marocchino.
Le due città, tuttavia, sono amministrate dalla Spagna e fanno parte dello Stato spagnolo. Madrid ne considera indiscutibile la sovranità spagnola, mentre nel dibattito politico marocchino continua periodicamente a emergere la rivendicazione sui due territori nordafricani.
Lo striscione degli ultras rappresenta quindi la posizione politica dei suoi autori e non modifica in alcun modo lo status giuridico delle due città.
La politica entra nella CAF Champions League
L’episodio ha attirato attenzione anche perché avvenuto durante un appuntamento importante per il MAS Fez.
La partita avrebbe dovuto celebrare soprattutto il ritorno del club marocchino sulla scena continentale, ma il messaggio dei tifosi ha rapidamente conquistato spazio nel dibattito mediatico.
Non è la prima volta che il calcio viene utilizzato come veicolo di identità nazionale o di rivendicazioni territoriali. Nel caso di Ceuta e Melilla, però, il gesto assume un peso particolare per la delicatezza dei rapporti tra Madrid e Rabat.
La manifestazione arriva inoltre in una fase nella quale sport, diplomazia e politica tra i due Paesi sono sempre più intrecciati anche a causa dell’organizzazione congiunta dei Mondiali FIFA 2030 da parte di Spagna, Marocco e Portogallo.
Le polemiche dopo la visita di De la Fuente e Louzán a Ceuta
Lo striscione di Fez arriva poco dopo un’altra controversia legata al calcio.
Il commissario tecnico della nazionale spagnola Luis de la Fuente e il presidente della Federazione calcistica spagnola (RFEF), Rafael Louzán, si erano recati a Ceuta per manifestare sostegno alla popolazione locale dopo la grave crisi verificatasi alla frontiera.
In Spagna il viaggio era stato presentato come un gesto istituzionale e di vicinanza alla città autonoma.
Una parte della stampa marocchina ne aveva invece fornito una lettura differente, interpretando la presenza dei massimi rappresentanti del calcio spagnolo come un gesto dotato anche di significato politico.
La controversia aveva quindi già riportato lo sport al centro della disputa simbolica sulla sovranità di Ceuta.
La stampa marocchina parla di “geopolitica sportiva”
Secondo le ricostruzioni riportate, il quotidiano sportivo marocchino Almontakhab avrebbe attribuito alla visita di De la Fuente e Louzán delle “dimensioni politiche”, inserendola in una più ampia dinamica di geopolitica sportiva tra Marocco e Spagna.
Anche altri media marocchini avrebbero sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa.
La questione è stata collegata persino ai Mondiali del 2030 e alla competizione tra le città candidate a ospitare gli appuntamenti più prestigiosi del torneo, compresa la finale.
Da parte spagnola, invece, la RFEF ha presentato l’iniziativa come un’espressione del ruolo sociale del calcio e del sostegno alla popolazione di Ceuta.
Ceuta e Melilla, una disputa storica
Dietro le polemiche calcistiche esiste una questione geopolitica molto più antica.
Ceuta e Melilla si trovano sulla costa nordafricana e costituiscono le due città autonome spagnole confinanti con il Marocco. Sono inoltre frontiere terrestri esterne dell’Unione Europea in Africa.
La Spagna esercita la propria sovranità sulle due città e respinge le rivendicazioni marocchine. Il tema continua tuttavia a riemergere periodicamente nel dibattito pubblico del Marocco.
Proprio per questo qualsiasi dichiarazione, visita istituzionale o gesto simbolico riguardante le due città può acquisire rapidamente una dimensione diplomatica.
Il paradosso tra le critiche e lo striscione di Fez
L’episodio mette in evidenza anche una contraddizione nel dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane.
Da un lato, alcuni media marocchini avevano criticato la visita dei rappresentanti della RFEF a Ceuta sostenendo che potesse rappresentare una politicizzazione dello sport.
Dall’altro, a Fez un gruppo organizzato di tifosi ha utilizzato direttamente una partita della principale competizione africana per club per promuovere una rivendicazione territoriale.
Naturalmente, le posizioni di un gruppo ultras non possono essere automaticamente attribuite al governo marocchino, alla federazione calcistica nazionale o al MAS Fez. La distinzione è fondamentale, soprattutto in una questione diplomaticamente delicata.
Sullo sfondo i Mondiali del 2030
La vicenda assume ulteriore rilevanza alla luce della collaborazione che attende Spagna e Marocco nei prossimi anni.
I due Paesi, insieme al Portogallo, dovranno coordinare infrastrutture, sicurezza, trasporti e organizzazione sportiva per il Mondiale del 2030.
Il torneo rappresenta una straordinaria occasione di cooperazione tra Europa e Nord Africa, ma rende contemporaneamente più visibili le questioni politiche irrisolte.
Lo striscione dei Fatal Tigers dimostra quanto facilmente Ceuta e Melilla possano passare dalla geopolitica alle tribune degli stadi. Questa volta il messaggio non è arrivato da un governo o da un rappresentante diplomatico, ma dagli ultras: poche parole in spagnolo sufficienti, però, a riportare sotto i riflettori una delle questioni territoriali più delicate nei rapporti tra Madrid e Rabat.
