(AGENPARL) - Roma, 12 Agosto 2026 - «UN TERRITORIO NON PUÒ DIVENTARE LA DISCARICA INDUSTRIALE DI MEZZA PUGLIA»
GINOSA, LATERZA E CASTELLANETA CHIEDONO ALLA REGIONE UNA VALUTAZIONE
URGENTE DEGLI EFFETTI CUMULATIVI
Tre Comuni, oltre 52.000 cittadini e una domanda che non può più essere
evitata: quanto altro deve sopportare questo territorio prima che qualcuno
decida di guardare il quadro nel suo insieme?
Ginosa, Laterza e Castellaneta alzano il livello del confronto sul futuro
ambientale dell'area occidentale della provincia di Taranto.
I tre Sindaci, Vito Parisi, Giuseppe Cristella e Giambattista Di Pippa,
hanno scritto al Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, agli
Assessorati regionali alla Salute e all'Ambiente, ai rispettivi
Dipartimenti e alla Provincia di Taranto per chiedere un incontro urgente
e, soprattutto, un cambio radicale di metodo.
«Il punto ormai non è più il singolo impianto. Il punto è la
concentrazione. Il punto è l'effetto cumulativo di tutto ciò che esiste
già, di ciò che è stato autorizzato e di ciò che si vorrebbe ancora
realizzare nello stesso territorio», spiegano i Sindaci.
Nel raggio di circa 50 chilometri insistono, o sono previsti, il polo
siderurgico ex ILVA, la raffineria ENI di Taranto, Italcave, il sistema
impiantistico e il termovalorizzatore di Massafra, le discariche già
presenti, ASECO a Ginosa, Progeva a Laterza, Ecologistic a Ginosa e il
progetto del nuovo termovalorizzatore, oltre a ulteriori attività di
trattamento dei rifiuti nel territorio di Laterza. Sul vicino versante
lucano si aggiunge il cementificio di Matera autorizzato all'utilizzo di
CSS.
«Non è più credibile raccontare ogni nuovo impianto come una pratica a sé
stante. I cittadini non respirano singoli procedimenti: respirano l'aria
dello stesso territorio, vivono sulle stesse strade e subiscono la somma di
tutte le pressioni ambientali presenti. Ed è esattamente quella somma che
oggi deve essere valutata».
Una parte rilevante di queste pressioni insiste nel contesto del Sito di
Interesse Nazionale di Taranto, all'interno di un territorio già
riconosciuto come area ad elevato rischio di crisi ambientale. Il SIN si
estende per circa 4.289 ettari a terra e 6.872 ettari a mare.
finalizzati a restituire all'uso produttivo e civile aree risanate o non
più contaminate.
«Da una parte spendiamo anni e risorse pubbliche per bonificare. Dall'altra
continuiamo ad aggiungere nuove pressioni ambientali. Non possiamo
continuare a inquinare per poi bonificare. La storia di Taranto avrebbe
dovuto insegnarci che la prevenzione viene prima della riparazione del danno
».
Il nodo principale resta quello della salute pubblica.
Ginosa, Laterza e Castellaneta chiedono alla Regione una valutazione
unitaria e approfondita degli effetti cumulativi ambientali e sanitari,
capace di considerare insieme emissioni, traffico pesante, movimentazione
dei rifiuti, pressione sulle risorse naturali e possibili conseguenze nel
medio e lungo periodo sulla popolazione.
«La salute non può essere una nota a margine di un procedimento
autorizzativo. Deve essere il punto di partenza».
Ma in gioco c'è anche il futuro economico e sociale dell'area.
Ginosa, Laterza e Castellaneta hanno una vocazione agricola,
agroalimentare, turistica, ambientale e paesaggistica precisa: Gravine,
mare, produzioni di qualità, patrimonio storico e archeologico, imprese
agricole e operatori turistici.
A questo quadro si aggiunge la proposta di riconversione dello stabilimento
Natuzzi di Ginosa in polo agroindustriale, una prospettiva che sosteniamo
perché coerente con la vocazione produttiva del territorio e capace di
generare nuova occupazione. È una proposta che anche la Regione dovrebbe
sostenere con convinzione, accompagnando un modello di
reindustrializzazione fondato su lavoro, agricoltura e filiera
agroalimentare.
«Non accetteremo che questa identità venga cancellata per accumulo,
un'autorizzazione dopo l'altra, fino a trasformare questa parte della
provincia in un polo sovraregionale del trattamento, dello smaltimento e
della combustione dei rifiuti».
Nel quadro resta inoltre la questione del Deposito Nazionale dei rifiuti
radioattivi, con il territorio di Laterza interessato dal procedimento
nazionale che coinvolge un'area tra Laterza e Matera.
E tutto questo riguarda soltanto un raggio indicativo di circa 50
chilometri, senza estendere l'analisi alle ulteriori pressioni ambientali e
impiantistiche presenti verso la provincia di Bari.
La domanda rivolta alla Regione è quindi netta:
«Quanto può ancora sopportare questo territorio?»
I tre Sindaci chiedono un incontro urgente con il Presidente della Regione
Puglia, gli Assessorati alla Salute e all'Ambiente e le strutture tecniche
competenti.
«La richiesta politica è semplice: prima di autorizzare altro, si valuti
tutto. Prima di aggiungere una nuova pressione ambientale, si misuri quella
esistente. Non chiediamo privilegi: chiediamo che il nostro territorio non
venga condannato a sopportare una quota sproporzionata delle pressioni
ambientali di un'intera area. La provincia di Taranto ha già pagato troppo.
Ripetere gli stessi errori, oggi, non sarebbe più una sottovalutazione.
Sarebbe una scelta. E noi quella scelta non siamo disposti ad accettarla in
silenzio».
