(AGENPARL) - Roma, 30 Luglio 2026 - *Firenze, 30 luglio 2026*
Comunicato stampa
*Scoperta una lega metallica mai identificata prima: si è formata
nell'esplosione atomica di Hiroshima*
*Un gruppo di ricerca guidato dall'Università di Firenze ha individuato,
nei detriti vetrosi prodotti dal bombardamento del 6 agosto 1945, una fase
metallica complessa nata in condizioni estreme di temperatura, miscelazione
e raffreddamento rapidissimo*
Una nuova scoperta scientifica getta luce sui processi fisico-chimici
estremi generati dalle esplosioni nucleari.
Un gruppo di ricerca coordinato da *Luca Bindi*, del *Dipartimento di
Scienze della Terra *dell'Università di Firenze, ha identificato una lega
metallica multicomponente precedentemente sconosciuta, conservata
all'interno di una particella di hiroshimaite, il materiale vetroso
formatosi durante l'esplosione atomica di *Hiroshima*.
La lega è stata rinvenuta in un microscopico granulo metallico inglobato in
una matrice vetrosa proveniente dalle sabbie della Baia di Hiroshima. Le
analisi hanno rivelato una composizione ricca in silicio e costituita da
più elementi metallici, tra cui ferro, cromo, nichel, manganese, molibdeno,
silicio e alluminio.
"Le esplosioni nucleari generano ambienti fisico-chimici estremamente
transitori, con temperature elevatissime, vaporizzazione di materiali
eterogenei e raffreddamenti rapidissimi – spiega Luca Bindi –. In queste
condizioni possono formarsi fasi cristalline e metalliche che non si
osservano nei processi naturali o industriali ordinari".
Il campione studiato appartiene alla famiglia delle hiroshimaiti,
microsferule vetrose prodotte dall'esplosione del 1945 e conservate nei
sedimenti costieri. All'interno di uno dei campioni analizzati, i
ricercatori hanno individuato numerosi frammenti metallici di ferrocromo
(Fe-Cr). Tra questi, uno si è distinto per l'arricchimento in silicio e per
una struttura cristallina inattesa.
"La lega – aggiunge Bindi – si sarebbe formata per condensazione da un
vapore metallico complesso generato dalla vaporizzazione di materiali
urbani, industriali e geologici coinvolti nella palla di fuoco nucleare. Il
successivo raffreddamento ultrarapido avrebbe 'congelato' una
configurazione atomica metastabile, preservandola fino a oggi".
La scoperta ha implicazioni che vanno oltre la mineralogia dei detriti
atomici. Da un lato, conferma che le esplosioni nucleari possono funzionare
come veri e propri "laboratori naturali" per la formazione di materiali in
condizioni lontane dall'equilibrio. Dall'altro, suggerisce che lo studio di
questi prodotti possa offrire nuove informazioni non solo per la scienza
dei materiali ma anche per la forensica nucleare, ossia la scienza che
analizza materiali radioattivi sequestrati o residui di esplosioni per
scoprirne l'origine, la storia e l'uso previsto. Infatti, vetri e
microleghe prodotti da un'esplosione possono conservare tracce delle
condizioni termiche, chimiche e dinamiche dell'evento.
La ricerca si inserisce in un filone già aperto dalla scoperta, in detriti
del *test Trinity del 1945*, di un quasicristallo
formatosi accidentalmente durante la prima esplosione atomica e da un
clatrato
mai descritto prima.
Il nuovo risultato ottenuto sui materiali di Hiroshima amplia ulteriormente
il quadro, mostrando che eventi nucleari diversi possono generare fasi
complesse (elementi diversi miscelati insieme a livello atomico),
periodiche (come i cristalli) o quasiperiodiche (i quasicristalli),
attraverso processi estremamente rapidi di fusione, vaporizzazione,
miscelazione e *quenching* (il raffreddamento estremamente rapido di un
materiale).
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*In foto: La sferula metallica che conteneva la lega*