(AGENPARL) - Roma, 26 Luglio 2026 - La crisi tra Stati Uniti e Iran si sposta improvvisamente nel cuore dell’Europa. Mentre la situazione nel Golfo attraversa momenti di altissima tensione, nuove e pesanti rivelazioni scuotono il Regno Unito. Secondo i rapporti del Telegraph, l’Iran avrebbe infiltrato agenti e cellule nel territorio britannico, sfruttando le rotte clandestine dei migranti per preparare potenziali azioni di disturbo e ritorsione.
La notizia si inserisce in un quadro geopolitico incandescente. Londra si trova ora al centro del mirino, divisa tra la storica alleanza con Washington e le crescenti minacce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (IRGC).
Le infiltrazioni in Gran Bretagna: migranti arruolati e obiettivi sensibili
Le informazioni trapassate dai funzionari di sicurezza rivelano che Teheran avrebbe utilizzato reti di contrabbando di lunga data per introdurre persone in territorio britannico. Queste reti avrebbero sfruttato piccoli attraversamenti in barca e rotte attraverso l’Europa orientale.
Le operazioni sarebbero guidate dall’Unità 700, il braccio logistico e di contrabbando della Forza Quds. Tra i nomi chiave emersi nei rapporti figura Abdolfattah Ahvazian, consigliere del comando sanzionato per attività di destabilizzazione.
Secondo gli inquirenti, molte delle persone reclutate non sarebbero spie tradizionali e addestrate, bensì migranti a cui sarebbe stato offerto un passaggio più economico in cambio di futuri favori o compiti operativi. L’obiettivo di Teheran potrebbe essere quello di colpire o intimidire punti nevralgici, inclusa l’area di Downing Street, rendendo insicure le città britanniche e mettendo a dura prova la tenuta della sicurezza nazionale.
L’affondo dell’IRGC: le basi RAF Fairford nel mirino
La pressione dell’Iran sulla Gran Bretagna non è solo sotterranea, ma si declina anche in minacce militari esplicite. L’Islamic Revolutionary Guard Corps ha infatti avvertito che qualsiasi base militare britannica utilizzata dagli Stati Uniti per lanciare attacchi contro Teheran diventerà automaticamente un “obiettivo legittimo”.
L’avvertimento arriva dopo che i bombardieri strategici B-1 americani avrebbero utilizzato la base della RAF a Fairford, in Inghilterra, per compiere missioni operative a seguito del progressivo esaurimento delle scorte di missili da crociera sulle navi da guerra nell’Oceano Indiano.
L’Iran accusa apertamente Londra di essere “un architetto principale dell’instabilità” in Medio Oriente, complice delle recenti azioni congiunte condotte da Stati Uniti e Israele.
Proteste in patria e tensioni politiche per il governo di Andy Burnham
La linea del governo britannico finisce così sotto una forte pressione interna. Di fronte ai cancelli della base di Fairford, i manifestanti della Campagna per il Disarmo Nucleare (CND) e di altri movimenti pacifisti si sono mobilitati. La richiesta rivolta al nuovo Primo Ministro Andy Burnham è netta: revocare immediatamente l’autorizzazione all’uso delle basi britanniche per le operazioni legate alla guerra di Donald Trump contro l’Iran.
Nonostante le proteste della piazza e le minacce iraniane, la linea ufficiale di Downing Street resta prudente ma ferma. Il Regno Unito ribadisce di consentire unicamente operazioni definite “difensive” da parte del personale e dei velivoli statunitensi presenti sul proprio suolo, rifiutando di farsi trascinare direttamente nelle offensive militari contro Teheran.
Sul piano diplomatico, intanto, si registrano fitti colloqui tra i vertici dei due paesi: il nuovo Segretario alla Difesa Wes Streeting ha avuto un colloquio telefonico con il segretario della difesa statunitense Pete Hegseth, mentre prosegue il dialogo tra il ministro degli Esteri Ed Miliband e Washington per cercare di contenere l’allargamento del conflitto.
