(AGENPARL) - Roma, 19 Luglio 2026 - «Il caso Roggero sta mostrando qualcosa di ancora più grave della vicenda giudiziaria che lo riguarda: l'idea di Stato proposta dalla destra. Comprendiamo il turbamento dell'opinione pubblica, il dramma di chi ha subito una rapina e di una famiglia segnata per sempre. Sono sentimenti reali e meritano rispetto. Proprio per questo è inaccettabile lo sciacallaggio politico di queste ore».
«Un ministro della Giustizia annuncia un procedimento di grazia ignorando persino le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. Un vicepremier va in carcere a incontrare Roggero e arriva a ipotizzarne una candidatura politica, trasformando una vicenda giudiziaria e umana in uno slogan elettorale. È una deriva che dovrebbe preoccupare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche».
«La politica – prosegue Patuanelli – può discutere le leggi, modificarle e migliorarle. Non può però usare il dolore delle persone per delegittimare i tribunali e mettere in discussione i principi fondamentali dello Stato democratico. In uno Stato di diritto non sono i social, i talk show o le campagne elettorali a stabilire le responsabilità. Lo fanno i giudici applicando le leggi approvate dal Parlamento. Altrimenti non resta il diritto, ma l'arbitrio e la legge del più forte».
«È inoltre paradossale che tutto questo provenga da chi ha costruito il proprio consenso sul tema della sicurezza. La sicurezza vera non nasce dall'idea che ciascuno possa farsi giustizia da sé. Nasce dalla prevenzione, dall'efficienza delle forze dell'ordine, dalla certezza della pena, dalla rapidità dei processi e dalla capacità dello Stato di impedire che i reati avvengano».
«Dopo quattro anni di governo, però, la destra continua a preferire la propaganda alle soluzioni. Ogni fatto di cronaca diventa un'occasione per alimentare la paura, individuare un nemico e raccogliere consenso. È accaduto con la Lega di Salvini e rischia di accadere nuovamente con il progetto politico di Vannacci. Anche la presidente Meloni ha troppo spesso dimostrato di essere più interessata a raccontare la sicurezza che a costruirla».
«Uno Stato di diritto si misura proprio nei casi più dolorosi e divisivi. È facile invocare la legge quando tutti sono d'accordo. È molto più difficile difenderla quando l'emotività spinge nella direzione opposta. Chi alimenta deliberatamente questa deriva per convenienza politica non sta difendendo la sicurezza degli italiani: sta indebolendo le fondamenta della nostra democrazia», conclude Patuanelli.
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