(AGENPARL) - Roma, 2 Luglio 2026 - L’Unione europea fatica a tenere il passo con Cina e Stati Uniti. I settori coinvolti sono quelli strategici. È quanto emerge dal report “Dal dialogo all’esecuzione: promuovere la competitività dell’Europa”. Il documento è stato presentato oggi (2 luglio) al Parlamento europeo dal think-tank I-Com, guidato dall’economista Stefano da Empoli. Il testo delinea un continente strutturalmente in ritardo. Serve quindi una strategia industriale coordinata. È l’unico modo per evitare la dipendenza tecnologica ed economica dall’estero.
Energia e prezzi Il divario con la Cina è marcato nel campo dell’innovazione energetica. Nel 2023 il 58 per cento dei brevetti mondiali legati all’energia è stato registrato da entità cinesi. La supremazia è consolidata in settori chiave. Tra questi spiccano solare, eolico, nucleare e reti intelligenti. Oltre al deficit di innovazione, pesano i costi. Infatti, tra marzo 2023 e marzo 2026, i prezzi dell’elettricità industriale nell’UE sono rimasti alti. Erano da 2 a 3 volte superiori rispetto a Cina e Stati Uniti.
Il nodo automotive Il settore automotive impiega circa 13,6 milioni di persone nell’UE. Oggi però mostra segni di forte sofferenza. Il 2025 ha segnato un calo nelle importazioni (-3,2%) e nelle esportazioni (-6,2%). Di conseguenza, il surplus commerciale è sceso ai minimi dal 2021, attestandosi a 76 miliardi di euro. A pesare è l’aumento del 30,7 per cento dell’import di veicoli cinesi. Sono arrivati a un milione di unità. Sebbene l’elettrico avanzi al 17,4 per cento, l’ibrido rimane la scelta prevalente dei consumatori europei con il 34,5 per cento.
Connettività e 5G Sul fronte digitale la situazione è complessa. Undici Paesi UE non coprono ancora l’80 per cento delle famiglie con banda larga fissa. L’Italia si ferma al 71 per cento. La Germania tocca il 77 per cento. La Grecia arranca al 46 per cento. Anche nella diffusione del 5G rurale l’Europa (79,6%) resta dietro ad altri. USA (82%), Cina (85%) e India (92%) hanno dati migliori.
L’impatto sul settore farmaceutico italiano Il capitolo più critico per l’Italia riguarda il farmaceutico. I dazi USA gravano sul settore. Inoltre, la politica “Most Favored Nation” americana vincola i prezzi dei farmaci ai mercati avanzati più economici. Questo ha generato un impatto negativo. Farmindustria stima una perdita di 2,5 miliardi di euro. La cifra potrebbe raggiungere i 4 miliardi. Di conseguenza, i lanci di nuovi farmaci nell’UE sono calati del 35 per cento. L’Italia è tra i Paesi più colpiti. Si registra una riduzione del 66,7 per cento dei nuovi lanci, passati da 99 a 33 prodotti.
Il report conclude con un avvertimento chiaro. Senza una politica che integri clima, industria e diversificazione commerciale, l’Europa corre un rischio. Potrebbe vedere compromessa la propria autonomia strategica.
