(AGENPARL) - Roma, 2 Luglio 2026 - | Bologna, 2 luglio 2026
Presentati a sindaci e stakeholder i dati Unioncamere sull'andamento dell'economia nei comuni della montagna
E l'indagine sulla qualità della vita del Servizio Statistica metropolitano evidenzia livelli di soddisfazione elevati
L'Appennino bolognese conferma una buona capacità di tenuta in un quadro internazionale complesso. Le stime indicano una crescita del PIL dello 0,4% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026, in linea con la Città metropolitana e superiore alla media nazionale prevista per il 2026.
A livello settoriale, secondo le previsioni il 2026 segnerà una forte ripresa dell'agricoltura (+6,2%) e una crescita dei servizi (+1,4%), mentre l'industria resta in calo (-1%) e le costruzioni rallentano pur mantenendo un segno positivo.
Questo in sintesi l'andamento dell'economia nell'Appennino bolognese presentato da Guido Caselli, direttore del Centro studi e vicesegretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, Coordinatore del gruppo di lavoro dati e statistiche del Tavolo ripresa, martedì 30 giugno durante una riunione del Focus Appennino, l'organismo di concertazione delle politiche di sviluppo dei territori montani.
Accanto ai segnali di resilienza economica, emerge con forza la questione demografica. Le proiezioni al 2050 indicano una crescita complessiva della popolazione appenninica del 2,9%, ma accompagnata da un profondo cambiamento nella sua composizione: la popolazione in età lavorativa diminuirà del 6,7%, mentre gli over 74 aumenteranno di oltre il 47%. Cresceranno conseguentemente anche gli indicatori di invecchiamento: gli anziani ogni 100 bambini passeranno da 264 a 298 e il tasso di ricambio generazionale passerà dagli attuali 144 a 157 persone in uscita dal mercato del lavoro ogni 100 giovani in ingresso, ponendo nuove sfide per il mercato del lavoro e la sostenibilità del sistema territoriale. Un tema che riguarda l'intera area metropolitana bolognese e che si accompagna a un crescente mismatch tra domanda e offerta di competenze: oggi oltre la metà delle figure professionali ricercate dalle imprese risulta difficile da reperire, mentre aumenta la richiesta di competenze tecniche, digitali e specialistiche.
