(AGENPARL) - Roma, 2 Luglio 2026 - Algeri – L’Algeria è al voto oggi, giovedì 2 luglio, per il rinnovo della camera bassa del Parlamento. Circa 25 milioni di elettori sono chiamati alle urne per scegliere tra 1.235 candidati i 407 deputati che siederanno nell’assemblea per i prossimi cinque anni. Un appuntamento elettorale che si svolge in un clima di forte incertezza, oscurato dalle preoccupazioni per il costo della vita e da un acceso dibattito sulle limitazioni imposte agli sfidanti del governo.
Logistica e tentativi di contrastare l’astensionismo Il governo ha proclamato per la giornata odierna una festività nazionale retribuita, con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’affluenza alle urne, che rimane la preoccupazione principale delle autorità dopo una campagna elettorale segnata da un diffuso disinteresse. Per facilitare le operazioni, sono state inoltre spostate le date degli esami scolastici, liberando aule e personale per i seggi. Nelle regioni desertiche del Sud, le votazioni sono iniziate con 48 ore di anticipo per permettere alla popolazione nomade di esprimere il proprio voto tramite urne mobili, mentre la diaspora ha completato le operazioni nei giorni scorsi.
Economia e calcio: le priorità dei cittadini Lontano dai palazzi della politica, la popolazione appare focalizzata sulle sfide quotidiane: il potere d’acquisto, il declino dei servizi pubblici e la contrazione delle libertà civili. In questo contesto, molti algerini hanno mostrato scarsa attenzione per la propaganda, preferendo concentrarsi sui problemi economici o sull’imminente impegno della nazionale di calcio alla Coppa del Mondo. L’apatia elettorale ha spinto molti partiti e candidati indipendenti a déportare la campagna elettorale direttamente nelle strade, nei mercati e nei caffè, cercando un contatto diretto con i cittadini lontano dai comizi formali.
Il quadro politico e le esclusioni La maggioranza presidenziale uscente, guidata dal FLN, punta a consolidare la propria posizione per rafforzare la stabilità nazionale di fronte alle complesse sfide geopolitiche. All’opposizione, il Partito dei lavoratori (trotskista) insiste su aumenti salariali e riforme del settore minerario, mentre il Fronte delle Forze socialiste (FFS) chiede il rilascio dei prigionieri politici e la tutela della libertà di stampa, avvertendo che il boicottaggio elettorale finirebbe solo per favorire l’esecutivo.
Il clima è teso anche a causa dell’esclusione di 269 candidati, tra cui numerosi attivisti e figure di spicco del movimento pro-democrazia Hirak. Le autorità hanno giustificato il provvedimento citando “collegamenti a reti finanziarie illecite” e “attività politiche sospette”, una mossa che ha ulteriormente polarizzato il dibattito sulle libertà democratiche nel Paese sotto la presidenza di Abdelmadjid Tebboune.
