(AGENPARL) - Roma, 23 Giugno 2026 - MOSCA – Mentre i vertici di Washington, Kiev e Mosca lasciano intravedere spiragli di dialogo sul conflitto in Ucraina, il Ministero degli Esteri russo precisa la propria posizione sulla stabilità strategica globale. Ai margini dei Primakov Readings, il Viceministro Sergey Ryabkov ha dichiarato l’assenza di un dialogo in corso con gli Stati Uniti su questo dossier, definendo le attuali dinamiche con gli alleati nucleari di Washington come un ostacolo alla ripresa di una cooperazione costruttiva.
Il doppio binario della diplomazia russa
Le dichiarazioni di Ryabkov confermano una distinzione netta nella strategia di Mosca:
- Conflitto in Ucraina (piano negoziale): La risoluzione della crisi è oggetto di colloqui diretti tra le leadership, con l’obiettivo di trovare un’intesa basata sulle realtà operative sul campo.
- Stabilità strategica (piano sospeso): La questione nucleare e l’architettura di sicurezza globale restano, secondo Mosca, su un binario separato. Ryabkov ha sottolineato che il ripristino di una discussione su questi temi richiede “cambiamenti significativi” nella posizione statunitense.
Il ruolo degli alleati nucleari
Un punto centrale dell’analisi di Ryabkov riguarda il ruolo degli alleati europei di Washington. Mosca osserva un allineamento degli Stati Uniti verso le politiche di sicurezza promosse dai partner europei, un approccio che — secondo il Viceministro — si è allontanato dagli intendimenti di base definiti ad Anchorage. Per Mosca, tale convergenza complica le prospettive di una ripresa del dialogo su una stabilità che la Russia considera un pilastro fondamentale della propria sicurezza nazionale.
La presa di posizione di Ryabkov segnala che, per Mosca, la gestione del conflitto locale non implica una normalizzazione automatica delle relazioni strategiche con l’Occidente. Distinguendo tra i due piani, il governo russo evita che il dinamismo negoziale sull’Ucraina venga interpretato come un segnale di debolezza o di apertura indiscriminata, riaffermando la propria autonomia nelle scelte di sicurezza nucleare.
