Mandato scaduto, vertici da nominare e una domanda che aleggia nei corridoi della Regione: qualcuno ha deciso oppure no?
(AGENPARL) - Roma, 23 Giugno 2026 - ROMA – C’è una società che gestisce innovazione tecnologica, servizi digitali, sistemi informativi, fondi europei, attività amministrative e una parte rilevante delle funzioni operative della Regione Lazio.
È una delle più importanti società in house regionali.
Si chiama LazioCrea.
E oggi si trova in una situazione che definire curiosa è probabilmente un eufemismo.
Il mandato dell’attuale Consiglio di amministrazione è giunto alla sua naturale scadenza con l’approvazione del bilancio 2025.
Fin qui nulla di strano.
Accade in tutte le società.
La particolarità arriva dopo.
Perché mentre i bilanci vengono approvati, i numeri vengono analizzati e le indiscrezioni sulle future nomine si rincorrono, la politica regionale sembra essersi improvvisamente trasformata in una disciplina contemplativa.
Tutti osservano.
Nessuno decide.
O almeno, nessuno lo comunica.
Nel frattempo la società continua a svolgere le proprie attività, garantendo servizi essenziali per la macchina amministrativa regionale.
Una situazione che porta inevitabilmente a una domanda.
Com’è possibile che una delle principali società in house della Regione Lazio si trovi ancora in una fase di attesa sulla definizione della propria governance?
IL PARADOSSO DELLA SOCIETÀ CHE ASPETTA
La vicenda assume contorni ancora più singolari se si considera il contesto.
Negli ultimi mesi si è discusso molto dei risultati economici e gestionali conseguiti dalla società.
Bilanci approvati.
Relazioni depositate.
Risultati illustrati.
Numeri pubblici.
Eppure il dibattito sembra essersi improvvisamente spostato dai risultati alle indiscrezioni.
Dai fatti alle attese.
Dalle performance alle ipotesi.
Il risultato è che oggi il tema centrale non è più cosa abbia fatto LazioCrea.
Ma chi la guiderà domani.
Sempre che qualcuno lo sappia.
IL SILENZIO DELLE NOMINE
Naturalmente la scelta dei vertici di una società partecipata è prerogativa dell’azionista.
In questo caso la Regione Lazio.
Ed è assolutamente legittimo che la politica effettui le proprie valutazioni.
Ciò che appare meno comprensibile è il prolungarsi dell’incertezza.
Perché ogni organizzazione complessa ha bisogno di una guida chiaramente individuata.
Soprattutto quando gestisce attività strategiche.
Soprattutto quando opera nel settore digitale.
Soprattutto quando rappresenta il principale braccio operativo dell’amministrazione regionale.
E allora la domanda diventa inevitabile.
La Regione Lazio ha già deciso e non lo ha ancora comunicato?
Oppure la decisione deve ancora essere assunta?
IL RISCHIO DELL’INTERREGNO PERMANENTE
Nella storia politica gli interregni sono sempre stati considerati fasi temporanee.
Brevi.
Limitate.
Destinate a concludersi rapidamente.
Perché la stabilità della governance rappresenta un valore in sé.
Vale per le imprese private.
Vale per gli enti pubblici.
Vale ancora di più per una società in house che gestisce funzioni essenziali per conto dell’amministrazione regionale.
Per questo motivo la vicenda LazioCrea rischia di trasformarsi in una questione non soltanto amministrativa ma anche politica.
Perché la vera domanda non riguarda i nomi.
Riguarda i tempi.
LA DOMANDA CHE RESTA
I cittadini del Lazio, i dipendenti della società, i fornitori e gli operatori che lavorano quotidianamente con LazioCrea hanno diritto a sapere quale sarà il futuro assetto della governance.
Non necessariamente i nomi.
Ma almeno il percorso.
Perché una delle più importanti società partecipate della Regione non può diventare il simbolo dell’attesa permanente.
E allora la domanda finale resta sospesa.
La politica regionale sta ancora riflettendo?
Oppure ha già deciso ma preferisce non dirlo?
Perché, a volte, il problema non è la scelta.
È il tempo che si impiega per farla conoscere.
