(AGENPARL) - Roma, 17 Giugno 2026 - Dal risanamento del 2024 alla crescita del 2025: costi ridotti, debiti abbattuti, ricavi in aumento, tempi di pagamento record. Eppure, si parla di cambiare i vertici. Francesco Rocca ha letto attentamente il bilancio?
Ci sono momenti nei quali la politica dovrebbe fermarsi, mettere da parte appartenenze, equilibri territoriali e logiche di nomina e guardare semplicemente i numeri.
Perché i numeri hanno un pregio: non votano, non appartengono a correnti, non partecipano alle riunioni di partito e non chiedono incarichi.
I numeri raccontano i risultati.
Ed è proprio dai numeri che occorre partire per comprendere cosa stia accadendo attorno a LazioCrea, la società interamente partecipata dalla Regione Lazio che rappresenta il principale braccio operativo dell’amministrazione regionale nella gestione dell’innovazione tecnologica, dei servizi digitali, dei sistemi informativi, delle attività tecnico-amministrative, dei fondi comunitari, della formazione e della valorizzazione del patrimonio culturale regionale.
Da settimane si rincorrono indiscrezioni su possibili cambiamenti ai vertici.
Legittimo.
La politica ha il diritto di scegliere.
Ma prima ancora ha il dovere di spiegare.
Perché quando si sostituisce una governance che ha prodotto risultati positivi, il tema non è più la nomina.
Il tema diventa il criterio.
Il 2024: L’anno del risanamento
Quando l’attuale Consiglio di amministrazione si insedia, LazioCrea eredita una struttura complessa, con oltre 1.600 dipendenti e funzioni strategiche per l’intera macchina regionale.
Il primo obiettivo individuato è la stabilizzazione finanziaria.
I risultati arrivano immediatamente.
Nel 2024 i costi intermedi, ovvero acquisti, servizi e locazioni, vengono ridotti del 6,55%.
Si passa da quasi 92 milioni di euro a meno di 86 milioni.
Non si tratta di tagli lineari.
Si tratta di revisione della spesa, razionalizzazione dei processi e controllo della gestione.
Anche il costo del personale ordinario diminuisce, passando da oltre 69 milioni a circa 68,3 milioni di euro.
Il dato più significativo, tuttavia, riguarda la capacità della società di autofinanziare obblighi futuri.
Grazie ai risparmi conseguiti e alla riorganizzazione aziendale, LazioCrea riesce infatti ad accantonare integralmente circa 4,6 milioni di euro necessari per il rinnovo del contratto Federculture senza chiedere ulteriori stanziamenti alla Regione Lazio.
In passato ciò non sarebbe stato possibile.
In altre parole, la società smette di essere un soggetto che chiede risorse aggiuntive e diventa un soggetto capace di generare equilibrio economico attraverso la propria gestione.
Il 2024: Il debito commerciale crolla
Uno dei parametri più utilizzati dagli analisti per valutare l’efficienza di una struttura pubblica è la gestione dei debiti commerciali.
Anche qui i numeri sono inequivocabili.
Lo stock dei debiti commerciali scaduti passa da oltre 20 milioni di euro a circa 8,8 milioni.
Una riduzione superiore al 55%.
Dietro questa percentuale c’è un fatto molto concreto.
Significa che imprese, professionisti, cooperative e fornitori attendono meno tempo per essere pagati.
Significa meno contenziosi.
Meno interessi passivi.
Meno tensioni finanziarie.
Più credibilità dell’ente pubblico.
Il 2025: Non più solo risanamento, ma sviluppo
Se il 2024 è stato l’anno della messa in sicurezza dei conti, il 2025 è l’anno della crescita.
Ed è qui che il confronto tra i due bilanci assume una rilevanza decisiva.
Perché una cosa è tagliare i costi.
Altra cosa è tagliare i costi e contemporaneamente crescere.
Nel 2025 il valore della produzione sale da circa 161,6 milioni di euro a oltre 186,8 milioni.
L’incremento supera i 25 milioni di euro in un solo esercizio.
Parliamo di una crescita superiore al 15%.
Anche i ricavi delle vendite e delle prestazioni aumentano in maniera significativa, passando da circa 158,7 milioni a quasi 184 milioni di euro. Si tratta di uno dei migliori risultati registrati dalla società negli ultimi anni.
È la dimostrazione che il contenimento dei costi non ha prodotto una riduzione dell’operatività.
Al contrario.
La società ha continuato ad espandere la propria attività.
Il dato che fa la differenza: I pagamenti
Esiste poi un indicatore che vale più di qualsiasi slogan politico.
Nel 2025 i tempi medi di pagamento vengono ridotti (dagli oltre 85 giorni) fino a circa 23 giorni di ritardo
Si tratta di un risultato straordinario nel panorama della pubblica amministrazione italiana.
Ventitré giorni.
Significa pagare mediamente in meno di un mese.
Significa garantire liquidità al sistema economico.
Significa sostenere imprese, professionisti e fornitori.
Significa trasformare una società pubblica da problema burocratico a motore di sviluppo economico.
In un Paese nel quale spesso le imprese lamentano ritardi cronici della pubblica amministrazione, un dato di questo tipo dovrebbe essere celebrato.
Non discusso.
Una struttura più efficiente e più solida
I numeri patrimoniali confermano il miglioramento generale.
Il patrimonio netto rimane stabile sopra gli 8,9 milioni di euro, a conferma della solidità aziendale.
La società mantiene la continuità aziendale e continua ad operare come soggetto strategico della Regione Lazio.
Persino la forza lavoro registra una lieve riduzione, passando da 1.629 unità a 1.608 unità nel corso del 2025, senza che questo abbia impedito l’incremento delle attività gestite.
In pratica LazioCrea produce di più, gestisce più attività, genera più ricavi e mantiene sotto controllo i costi.
La domanda che la politica deve affrontare
A questo punto la questione non riguarda i vertici o il Consiglio di amministrazione.
La questione riguarda il metodo.
Perché se una governance produce:
- riduzione dei costi;
- riduzione dei debiti;
- maggiore efficienza;
- crescita dei ricavi;
- crescita del valore della produzione;
- tempi di pagamento tra i migliori della pubblica amministrazione;
- stabilizzazione finanziaria;
allora è inevitabile porsi una domanda.
Quali sono oggi i criteri con cui la Regione Lazio valuta i vertici delle proprie società in house?
Il presidente Francesco Rocca ha letto attentamente il verbale dell’assemblea che approva il bilancio?
Ha letto le relazioni sulla gestione?
Ha analizzato i risultati economici e finanziari raggiunti?
Perché se la risposta fosse affermativa, allora sarebbe opportuno spiegare ai cittadini quale elemento negativo giustificherebbe un eventuale cambio di governance.
Il nuovo manuale del management pubblico
Forse siamo semplicemente di fronte a una nuova scuola di pensiero.
Una rivoluzione manageriale destinata a entrare nei libri di economia.
Per decenni ci hanno insegnato che un manager pubblico dovesse essere valutato sui risultati.
Oggi, forse, il criterio è diverso.
Se riduci i costi non basta.
Se abbatti il debito non basta.
Se porti i tempi di pagamento a 23 giorni non basta.
Se aumenti il fatturato di oltre 25 milioni non basta.
Se garantisci la stabilità finanziaria non basta.
A questo punto sarebbe utile che la Regione Lazio rendesse pubblici i nuovi parametri di valutazione.
Magari allegandoli ai sistemi premiali dei dipendenti regionali.
Magari trasmettendoli a tutte le società controllate.
Magari inserendoli nei prossimi piani della performance.
Così tutti saprebbero come funziona.
Perché dai numeri emerge un principio che appare difficile da contestare:
l’attuale governance di LazioCrea ha preso una società da risanare e l’ha portata a crescere.
Se questo non è sufficiente per essere confermati, allora la politica ha il dovere di spiegare quali siano i risultati che considera davvero meritevoli.
Perché il rischio è che ai cittadini arrivi un messaggio molto semplice.
E molto pericoloso.
Che nella pubblica amministrazione non conta ciò che realizzi, ma chi ti sostiene.
E sarebbe un messaggio devastante proprio mentre i bilanci raccontano una storia completamente diversa.
