(AGENPARL) - Roma, 15 Giugno 2026 - La storia del Chianti Rosé è molto più profonda della sua nascita ufficiale nel 2026: affonda le radici nella lunga evoluzione del Chianti, un vino che per secoli ha saputo cambiare forma senza perdere la propria identità.
Il Chianti nasce nel 1716, quando Cosimo III de’ Medici delimita per la prima volta il territorio di produzione. Fin dalle origini, non è un rosso “puro”: la ricetta storica prevedeva infatti una quota di uve bianche, una scelta che rendeva il vino più morbido e immediato. Nel XIX secolo Bettino Ricasoli codifica la formula che diventerà celebre, con sangiovese, canaiolo e malvasia bianca. Questa presenza di uve chiare, mantenuta fino al disciplinare del 1967, dimostra che il Chianti ha sempre avuto una componente più delicata, quasi “rosata”, nella sua struttura originaria.
Nel XXI secolo il mercato cambia: i rosati esplodono a livello internazionale, trainati da Provenza, Stati Uniti e Nord Europa. I consumatori cercano vini freschi, leggeri, estivi. Il Consorzio Chianti comprende che per restare competitivo deve ampliare la propria identità senza tradirla. Così, nel 2020, avvia un percorso di revisione del disciplinare per introdurre una tipologia rosata che valorizzi il sangiovese e intercetti nuovi segmenti di mercato.
Dopo anni di studi, confronti e valutazioni, nel 2025 la proposta del Chianti Rosé DOCG viene approvata dalla Regione Toscana e inviata al Ministero. Il passaggio decisivo arriva nel 2026: con il Decreto MASAF del 5 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, il nuovo disciplinare entra ufficialmente in vigore. Il 15 giugno la notizia viene diffusa dai media di settore come una svolta storica.
Il Chianti Rosé nasce così come un ponte tra passato e futuro: un vino che non sostituisce il Chianti rosso, ma lo completa, lo accompagna e lo rafforza. È un ritorno alle origini — quando il Chianti era più chiaro e più versatile — e allo stesso tempo un passo deciso verso i mercati globali, dove i rosati sono tra le categorie più dinamiche.
Il presidente del Consorzio, Giovanni Busi, lo definisce «il punto di equilibrio tra identità e innovazione», una frase che sintetizza perfettamente la filosofia di questa nuova denominazione: rispettare la storia, ma non restarne prigionieri.