(AGENPARL) - Roma, 12 Giugno 2026 - La dichiarazione della CIA Agricoltori Italiani, che da Bari ha chiesto una sospensione di sei mesi delle importazioni di grano duro extracomunitario, arriva in un momento in cui il mercato cerealicolo italiano mostra segnali evidenti di squilibrio. L’organizzazione denuncia costi medi di produzione ormai stabilizzati attorno ai 1.170 euro a tonnellata, un livello che non trova corrispondenza nelle attuali quotazioni di mercato e che mette a rischio la sostenibilità economica di migliaia di aziende agricole, in particolare nel Mezzogiorno.
La richiesta di uno stop temporaneo alle importazioni extra-UE non è solo un gesto politico: è il tentativo di arginare una dinamica che, se non corretta, potrebbe portare a un ulteriore indebolimento della filiera nazionale. La pressione sui produttori è infatti il risultato di una combinazione di fattori che si sommano e si amplificano.
Da un lato, le principali piazze italiane mostrano prezzi fermi o in calo: la CUN mantiene valori invariati, mentre ad Altamura si registrano nuovi ribassi, confermando un trend che penalizza soprattutto le aree più esposte alla concorrenza estera. Dall’altro, le importazioni da Canada, Turchia e Kazakistan continuano ad arrivare a prezzi inferiori, esercitando una pressione costante sulle quotazioni interne.
A questo si aggiunge un quadro dei costi che, tra fertilizzanti, gasolio agricolo e irrigazione, resta elevato anche nel biennio 2024–2026, erodendo ulteriormente i margini delle aziende. Le condizioni climatiche non aiutano: le prime analisi sulla campagna 2026 indicano una qualità potenzialmente compromessa nelle regioni meridionali, dove caldo precoce e stress idrico stanno incidendo sulla resa e sul peso specifico.
Il contesto internazionale non offre sollievo. La Francia, tradizionale riferimento per il mercato mediterraneo, registra ribassi che trascinano verso il basso l’intera area. Le dinamiche del Mar Nero e le politiche di prezzo aggressive di alcuni Paesi terzi contribuiscono a un clima di incertezza che si riflette direttamente sulle scelte degli operatori italiani.
In questo scenario, l’appello della CIA assume il valore di un segnale politico forte: la richiesta di una moratoria sulle importazioni extra-UE è presentata come misura emergenziale per evitare il collasso del reddito dei cerealicoltori e ristabilire un minimo di equilibrio nel mercato. Una proposta che apre inevitabilmente un confronto con le regole europee e con il tema, sempre più centrale, della reciprocità nelle condizioni di produzione.
La crisi del grano duro, dunque, non è un episodio isolato ma il sintomo di una fragilità strutturale che coinvolge prezzi, costi, clima e concorrenza internazionale. La risposta politica, nazionale ed europea, sarà determinante per capire se la filiera potrà recuperare stabilità o se la pressione continuerà a crescere nelle prossime settimane.