(AGENPARL) - Roma, 4 Giugno 2026 - "Dopo anni di annunci e una lunga gestazione, oggi è arrivata in Commissione Trasporti alla Camera la riforma dei porti. La proposta cambierà radicalmente il sistema delle Autorità portuali così come impostato dalla legge 84 del 1994 e già riformato nel 2016. Di fatto, si tratta di un vero e proprio commissariamento delle Autorità di Sistema Portuale da parte di un unico soggetto nazionale, la Porti d'Italia S.p.A., il cui vertice viene nominato interamente dal Governo senza il parere delle Commissioni parlamentari e senza l'intesa con le Regioni, peraltro in evidente contraddizione con la costante rivendicazione dell'autonomia differenziata", dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del PD alla Camera e componente Commissione trasporti, dopo la discussione in Commissione della Riforma.
"A Porti d'Italia viene attribuito il potere esclusivo di programmazione e attuazione delle opere strategiche nei porti italiani, oltre alla manutenzione straordinaria. Alle Autorità di Sistema Portuale resta soltanto la manutenzione ordinaria; vengono inoltre ridotte le risorse di loro pertinenza, con una decurtazione compresa tra il 15 e il 25%, e persino la nomina del Segretario generale dovrà passare dal MIT. Si tratta di un disegno di legge che non fa alcun accenno alla relazione tra i porti, gli interporti e la logistica, soprattutto ferroviaria; ignora il tema della transizione ecologica e riduce la rappresentanza territoriale di Regioni e Comuni portuali. Due anni fa avevamo presentato in Commissione una risoluzione che affrontava diversi aspetti delle necessità del comparto e chiedeva, sì, un maggiore coordinamento della politica portuale nazionale. Ma la proposta del Governo è molto lontana da quella richiesta e si traduce in una centrale di committenza per gli interventi infrastrutturali che, anziché semplificare, rischia di sovrapporsi alle funzioni già esercitate dal Ministero e dall'Autorità di Regolazione dei Trasporti, creando un ulteriore livello burocratico. Oggi abbiamo chiesto che venga dato il tempo necessario per ascoltare istituzioni e soggetti del cluster portuale e approfondire l'impatto di ogni singolo passaggio", prosegue Ghio.
"Una riforma del sistema portuale è utile quando rafforza il coordinamento senza svuotare le autonomie territoriali, valorizza le competenze esistenti e semplifica senza sovrapporre nuovi livelli decisionali; quando garantisce che lo sviluppo dei porti avvenga nell'interesse del Paese, dei territori e dei lavoratori che ogni giorno ne assicurano il funzionamento. Ci sembra che il disegno di legge presentato sia lontano da questa prospettiva", conclude Ghio.
Roma, 4 giugno 2026