(AGENPARL) - Roma, 4 Giugno 2026 - Un miliardo di euro per ridisegnare il futuro dell’agricoltura italiana. È l’ambizione di Coltivaitalia, il piano triennale del MASAF che dal 2026 al 2028 punta a rafforzare le filiere strategiche, sostenere la competitività delle imprese e costruire una vera sovranità alimentare nazionale. Non un semplice pacchetto di aiuti, ma un intervento strutturale che si inserisce nella più ampia strategia del Governo per rendere il settore primario più solido, moderno e resiliente.
Il Piano nasce in un contesto complesso: costi di produzione in aumento, volatilità dei mercati, crisi climatiche sempre più frequenti, concorrenza internazionale aggressiva e un ricambio generazionale che fatica a decollare. A questo si aggiunge la necessità di difendere il valore del Made in Italy agroalimentare, spesso minacciato da imitazioni, frodi e distorsioni di mercato. Coltivaitalia prova a rispondere a tutte queste sfide con una visione integrata e un investimento senza precedenti.
Tre pilastri da 300 milioni ciascuno
La struttura finanziaria del Piano è articolata in tre grandi capitoli, ognuno con una dotazione di 300 milioni di euro e un obiettivo specifico.
Il primo pilastro è il Fondo per la Sovranità Alimentare, pensato per rafforzare le filiere più esposte e strategiche. Qui rientrano interventi per sostenere la produzione nazionale, migliorare la capacità di stoccaggio, potenziare la logistica, favorire la trasformazione e garantire maggiore stabilità ai produttori. L’idea è ridurre la dipendenza dall’estero e rendere l’Italia più autonoma nelle materie prime agricole.
Il secondo pilastro è “Allevamento Italia”, un programma dedicato alla zootecnia, settore che negli ultimi anni ha subito l’impatto più pesante dell’aumento dei costi energetici e alimentari. Il Piano prevede investimenti in benessere animale, biosicurezza, innovazione tecnologica, riduzione delle emissioni e miglioramento delle strutture produttive. L’obiettivo è sostenere un comparto che rappresenta una quota significativa del valore aggiunto agricolo nazionale e che è fondamentale per molte produzioni DOP e IGP.
Il terzo pilastro è il Piano Olivicolo Nazionale, un intervento strategico per rilanciare una delle eccellenze simbolo dell’agroalimentare italiano. Le risorse serviranno per rinnovare gli impianti, sostenere i frantoi, migliorare la qualità dell’olio, rafforzare la tracciabilità e contrastare fitopatie come la Xylella. L’Italia punta così a recuperare competitività in un settore che negli ultimi anni ha sofferto cali produttivi e difficoltà strutturali.
Ricerca, giovani e innovazione: la visione di lungo periodo
Accanto ai tre pilastri principali, Coltivaitalia dedica attenzione anche a temi trasversali che rappresentano il futuro dell’agricoltura: ricerca applicata, agricoltura di precisione, digitalizzazione, sostenibilità ambientale e soprattutto ricambio generazionale. Il Piano prevede strumenti per facilitare l’ingresso dei giovani, migliorare l’accesso al credito, sostenere l’innovazione e accompagnare le imprese nella transizione tecnologica.
L’obiettivo è costruire un’agricoltura più moderna, capace di competere sui mercati globali senza perdere la propria identità territoriale. Una sfida che richiede investimenti, ma anche una visione politica chiara.
Un messaggio politico: l’agricoltura come asset strategico
Coltivaitalia non è solo un piano economico: è un segnale politico. Il MASAF lo presenta come una risposta strutturale alle fragilità emerse negli ultimi anni e come un tassello fondamentale della strategia nazionale per la sovranità alimentare. Il messaggio è che l’agricoltura non può più essere considerata un settore da sostenere solo in emergenza, ma un asset strategico per la sicurezza economica e alimentare del Paese.
Il triennio 2026‑2028 sarà decisivo per capire se questa visione potrà tradursi in risultati concreti. Se il Piano funzionerà, l’Italia potrà contare su filiere più forti, imprese più competitive e un sistema agroalimentare più resiliente. In caso contrario, il rischio è quello di perdere terreno proprio nei comparti che più rappresentano il Paese nel mondo.