(AGENPARL) - Roma, 4 Giugno 2026 - È iniziato giovedì presso l’Università di Kabul il terzo ciclo degli esami di ammissione universitari in Afghanistan, noti come Kankor. Mentre migliaia di candidati si sono presentati per sostenere le prove, l’attenzione internazionale torna a concentrarsi su una grave violazione dei diritti fondamentali: l’esclusione sistematica delle studentesse, giunta ormai al quarto anno consecutivo.
L’esclusione come barriera all’istruzione superiore
- Dal ritorno al potere nell’agosto 2021, i talebani hanno imposto il divieto per le ragazze di frequentare le scuole secondarie oltre la prima media e di accedere alle università.
- Queste restrizioni hanno di fatto impedito alle studentesse di partecipare agli esami Kankor, che rappresentano la principale porta d’accesso all’istruzione superiore nel Paese.
- Nonostante la partecipazione di oltre 110.000 candidati ai primi tre turni degli esami a livello nazionale, le aule rimangono precluse alle donne.
Il contesto delle prove L’Autorità nazionale d’esame, gestita dai talebani, ha confermato che questo round di test riguarda principalmente i laureati di 12° grado della provincia di Kabul. Le autorità prevedono che il numero totale dei partecipanti raggiungerà quota 120.000 entro la conclusione del quarto ciclo di test, le cui iscrizioni resteranno aperte fino all’8 giugno.
Le critiche internazionali La continua esclusione delle ragazze dall’istruzione ha suscitato dure critiche da parte delle Nazioni Unite, di numerosi governi stranieri e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. La comunità internazionale continua a esercitare pressioni sui talebani affinché revochino tali restrizioni e garantiscano il diritto allo studio su base paritaria.
L’uso strumentale di precetti religiosi per giustificare la negazione di diritti fondamentali, come l’istruzione, rappresenta una delle forme più subdole e devastanti di oppressione. Questa esclusione, che colpisce le studentesse afghane per il quarto anno consecutivo, non è solo una barriera accademica, ma una vera e propria cancellazione del futuro di un’intera generazione femminile, un paradosso crudele se pensiamo ai passi avanti fatti altrove in quasi un secolo di democrazia.
