(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - La ricerca agricola mondiale sta vivendo una fase di trasformazione profonda, spinta dalla crisi climatica e dalla necessità di garantire sicurezza alimentare in condizioni sempre più difficili. Due grandi filoni scientifici stanno convergendo: da un lato le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e il genome editing, che permettono di creare colture più resistenti a siccità e malattie; dall’altro le innovazioni nella gestione dell’acqua, come desalinizzazione agricola, riuso avanzato delle acque reflue e irrigazione di precisione.
Sul fronte genetico, il genome editing – in particolare la tecnologia CRISPR-Cas9 – consente di intervenire in modo mirato sui geni che regolano la risposta delle piante agli stress ambientali. Nel grano, studi pubblicati su Frontiers in Genome Editing e condotti dal CIMMYT (Messico) insieme a ricercatori europei, indiani e statunitensi mostrano come sia possibile introdurre varianti più efficaci dei geni di resistenza alle ruggini e silenziare quelli che rendono la pianta vulnerabile ai patogeni. Parallelamente, vengono modificati geni che controllano la risposta alla siccità, come quelli legati alla regolazione stomatica e alla via dell’acido abscissico. Questi progetti sono finanziati da CGIAR, programmi nazionali di sicurezza alimentare e fondi europei Horizon Europe.
Nel pomodoro, ricerche condotte da università italiane (Catania, Napoli Federico II), indiane (ICAR) e statunitensi hanno dimostrato che l’editing di geni come SlNPR1, SlMAPK, NAC e DREB migliora la tolleranza alla siccità senza compromettere resa e qualità. I risultati, pubblicati su Plants (MDPI) e Theoretical and Applied Genetics, sono sostenuti da finanziamenti ministeriali e programmi regionali dedicati all’orticoltura sostenibile.
Il riso, coltura fondamentale per miliardi di persone, è al centro di studi del IRRI (Filippine) e di università asiatiche che lavorano su geni come OsHKT1;5 e OsNHX1, cruciali per la tolleranza alla salinità e per l’omeostasi ionica. Le ricerche, pubblicate su Nature Plants, sono finanziate da governi asiatici, FAO e programmi ONU. Anche la vite è oggetto di progetti europei che mirano a ridurre l’uso di fungicidi contro peronospora e oidio, intervenendo su geni di suscettibilità e potenziando quelli di resistenza. Le ricerche, condotte in Italia, Francia, Germania e Spagna, sono sostenute da Horizon Europe e fondi regionali.
Accanto alla genetica, la seconda grande frontiera riguarda l’acqua. La desalinizzazione agricola sta diventando una soluzione concreta grazie a impianti a osmosi inversa di nuova generazione, che consumano fino al 40% in meno e possono essere alimentati da energie rinnovabili. Paesi come Israele, Spagna, California e Australia sono leader nell’uso di acqua desalinizzata per l’irrigazione. Il riuso avanzato delle acque reflue trattate permette di ottenere acqua sicura e ricca di nutrienti, riducendo la pressione sulle falde e garantendo disponibilità costante anche in periodi di siccità. Infine, l’irrigazione di precisione – basata su sensori nel suolo, droni, satelliti e algoritmi predittivi – consente di irrigare solo quando la pianta ne ha realmente bisogno, riducendo i consumi idrici fino al 50%.
Insieme, queste innovazioni – genetiche e idriche – delineano un nuovo modello agricolo globale, capace di unire resilienza climatica, riduzione dei pesticidi, efficienza delle risorse e stabilità produttiva. È una strategia sostenuta da università, centri internazionali e governi che vedono nella scienza l’unica via per garantire cibo e sostenibilità in un mondo sempre più fragile.