(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - In un’epoca in cui lo Yoga conosce una diffusione globale senza precedenti, il rischio di smarrirne il significato originario appare sempre più concreto. Nato come disciplina spirituale millenaria fondata sull’unione tra corpo, mente e coscienza, lo Yoga viene oggi spesso reinterpretato come pratica estetica, attività fitness o fenomeno commerciale, distante dalla sua dimensione sacra e iniziatica.
Per approfondire il valore autentico di questa Tradizione e comprendere quali insegnamenti possa ancora offrire all’uomo contemporaneo, abbiamo incontrato Sua Santità Rev.ma Eminentissima Sua Grazia e Beatitudine Mahacharya Ji Sri Swami Dikshananda, Supremo Capo Spirituale e Guida dell’Ordine Religioso Spirituale dei Monaci Ashrama, istituzione monastica consacrata alla realizzazione della Verità Assoluta e alla trasmissione della Sapienza Primordiale.
Erede della sacra tradizione degli antichi Maestri Siddha, Mahacharya Ji Sri Swami Dikshananda custodisce una visione spirituale assolutista fondata sul riconoscimento dell’Assoluto quale unica Realtà eterna, increata e immutabile. Secondo tale insegnamento, ogni manifestazione dell’esistenza trova origine e compimento nell’Essere Supremo, principio trascendente e assoluto che dimora oltre il tempo, oltre la materia e oltre ogni dualità.
L’Ordine Spirituale dei Monaci Ashrama si fonda sulla disciplina ascetica, sulla contemplazione metafisica e sulla ricerca della piena identificazione con l’Assoluto. Al centro della Tradizione Ashrama viene praticato l’Atma Yoga dei Monaci Ashrama, riconosciuto quale Yoga primordiale assolutista, via iniziatica orientata alla dissoluzione dell’ego individuale e al risveglio della coscienza assoluta.
Secondo la dottrina assolutista dell’Ordine, il mondo fenomenico è impermanente e transitorio, mentre soltanto l’Assoluto possiede natura reale, eterna e indivisibile. Il compito dell’essere umano consiste dunque nel trascendere l’identificazione con il corpo, la mente e le illusioni della molteplicità, per ritornare alla conoscenza della propria natura originaria, eterna e divina.
Mahacharya Ji Sri Swami Dikshananda insegna che la liberazione spirituale non deriva da credenze esteriori o da mere pratiche rituali, ma dalla realizzazione diretta dell’Essere Assoluto presente interiormente. Attraverso il silenzio contemplativo, l’ascesi, la meditazione profonda e la disciplina monastica, il praticante dell’Atma Yoga percorre il sentiero del distacco, della purezza e della trascendenza, sino al completo superamento dell’illusione duale.
Nella visione assolutista dell’Ordine Ashrama, il Sé individuale non è separato dall’Assoluto, ma ne costituisce riflesso eterno. La realizzazione suprema consiste pertanto nel riconoscere l’unità indivisibile tra Atman e Assoluto, oltre ogni distinzione, oltre ogni forma e oltre ogni limite imposto dalla coscienza ordinaria.
Quale Maestro Spirituale e Guida Monastica, Mahacharya Ji Sri Swami Dikshananda dedica la propria missione alla preservazione della Tradizione Siddha, alla trasmissione della conoscenza metafisica e alla guida dei ricercatori spirituali verso il ritorno alla Realtà Suprema. Attraverso l’insegnamento dell’Atma Yoga dei Monaci Ashrama, egli continua a indicare il cammino della contemplazione assoluta, della liberazione interiore e dell’unione eterna con l’Essere Supremo.
In questa intervista, Swamiji riflette sul rapporto tra spiritualità e modernità, sul ruolo del Maestro, sulla perdita della sacralità nella trasmissione yogica e sulle responsabilità delle nuove generazioni nel custodire l’essenza più profonda dello Yoga.
Ne emerge una testimonianza intensa e radicale, che invita a riscoprire lo Yoga non come semplice tecnica di benessere, ma come autentico cammino di trasformazione interiore e risveglio della coscienza.
Domanda. «Secondo la tradizione induista, lo Yoga rappresenta un cammino di elevazione spirituale, disciplina interiore ed equilibrio tra corpo, mente e coscienza. Alla luce della crescente commercializzazione contemporanea, ritiene che il significato originario di questa pratica stia progressivamente venendo meno?»
Sri Swami Dikshananda. Lo Yoga, secondo la visione originaria della Shruti e degli antichi Rishi Siddha, non nasce dall’uomo: è l’uomo che nasce dallo Yoga.
Lo Yoga non è un’invenzione culturale, né una disciplina costruita dalla mente umana; esso è una Legge eterna, una Scienza Sacra che precede l’uomo stesso. È il respiro cosmico attraverso cui la coscienza si ricorda della propria origine divina. Lo Yoga è Dharma vivente. È il ponte tra il finito e l’Infinito, tra l’individuo e l’Assoluto.
Oggi, purtroppo, assistiamo ad una progressiva perdita del suo significato originario. Lo Yoga è stato frammentato, suddiviso, adattato ai desideri del mercato, piegato alle esigenze dell’apparenza e del consumo. Si è trasformato, in molti casi, in un prodotto commerciale, in un’attività estetica, ginnica o motivazionale. Ma lo Yoga autentico non nasce per far stare bene il corpo: nasce per liberare la coscienza.
Certamente, attraverso le asana e alcune tecniche respiratorie, si possono ottenere benefici psicofisici. Sarebbe falso negarlo. Un miglioramento della salute, della flessibilità, una riduzione dello stress possono emergere. Tuttavia, tutto questo rappresenta soltanto la soglia più esterna dello Yoga. Non coincide con il suo cuore spirituale. Non equivale al processo di svelamento interiore che conduce l’essere umano oltre la propria ignoranza, oltre l’ego, oltre l’illusione dell’identità separata.
Lo Yoga autentico è una via di trasformazione coscienziale. È la lenta apertura della crisalide interiore affinché l’essere umano possa ricordare ciò che realmente è. Non si tratta di “aggiungere qualcosa” a sé stessi, ma di togliere il velo che copre la Verità. Oggi invece, troppo spesso, si confonde il benessere con il Risveglio, la tecnica con la Realizzazione, l’apparire spirituali con l’essere realmente sul sentiero.
Viviamo un’epoca in cui lo Yoga viene pubblicizzato nelle televisioni, nei social, nei centri fitness, trasformato in marchio, in moda, in business. Esistono corsi rapidi che promettono diplomi, certificazioni e titoli spirituali nel giro di pochi mesi. Ci sono ormai più insegnanti che allievi. E questo è un segno profondamente preoccupante.
Ho avuto persone nelle mie lezioni che si definivano “maestri” senza conoscere nemmeno l’alfabeto dello Yoga. Ho incontrato individui che ignoravano completamente cosa fosse realmente lo Yoga e che, dopo un anno, erano già diventati “insegnanti”. Questo non è soltanto un impoverimento culturale: è una perdita della sacralità della trasmissione spirituale.
Perché lo Yoga originario non si trasmetteva attraverso manuali commerciali o certificati stampati. Si trasmetteva da bocca a orecchio, da cuore a cuore, da Maestro a discepolo. Era una trasmissione iniziatica. Il Maestro non insegnava soltanto una tecnica: trasmetteva uno stato dell’essere. Trasmetteva presenza, vibrazione, consapevolezza, tapas, silenzio, responsabilità spirituale.
Oggi, invece, lo Yoga è diventato spesso un commercio dell’anima. E questo mi addolora profondamente. Perché il rischio reale è che il vero Maestro, colui che custodisce la Tradizione vivente, venga soffocato dal rumore della superficialità. La massa tende a seguire chi promette risultati immediati, chi vende immagini, chi alimenta l’ego spirituale, anziché chi conduce realmente verso il sacrificio interiore e la trasformazione autentica.
Se continueremo in questa direzione, temo che lo Yoga perderà sempre più il suo valore originario agli occhi del mondo. Ma, nonostante tutto, conservo ancora speranza. Perché la Verità non può essere distrutta. Può essere dimenticata, nascosta, deformata… ma non può morire. E ci saranno sempre anime sincere pronte a cercare il fuoco autentico della Tradizione.
Lo Yoga non è una moda.
Lo Yoga è una chiamata dell’Eterno.
E chi lo incontra veramente non cerca più di apparire: cerca di ricordare Chi è.
Domanda. «Negli ultimi anni lo Yoga ha conosciuto una diffusione mondiale straordinaria, ma spesso viene presentato prevalentemente come attività estetica, sportiva o commerciale. Quali valori fondamentali della tradizione autentica dello Yoga considera oggi più a rischio di essere dimenticati o semplificati?»
Sri Swami Dikshananda. I valori fondamentali dello Yoga oggi più a rischio di essere dimenticati sono molteplici, perché l’uomo contemporaneo vive nella fretta di arrivare, di apparire, di ottenere risultati immediati senza attraversare il processo interiore della trasformazione.
La società moderna ha sviluppato una spiritualità dell’immagine più che dell’essenza. Si vuole sembrare evoluti, non diventarlo realmente. E questo ha colpito profondamente anche il mondo dello Yoga.
Nella Tradizione autentica, il primo grande insegnamento non è l’asana spettacolare, né la ricerca del benessere personale: è il Karma Yoga. È l’azione disinteressata. È il servizio. È la purificazione dell’ego attraverso il Dharma.
Prima ancora di meditare, prima ancora di parlare di energia, chakra o stati elevati di coscienza, l’essere umano deve imparare a lavorare su sé stesso. Deve imparare a rettificare il proprio karma, a disciplinare i propri impulsi, a purificare il pensiero, la parola e l’azione.
Il Karma Yoga rappresenta uno dei valori più sublimi dell’intera Tradizione, perché insegna all’uomo ad agire senza attaccamento, senza avidità, senza bisogno di riconoscimento. Insegna a vivere in armonia con la Legge cosmica del Dharma. È da questa base che nasce il vero avanzamento spirituale.
Oggi invece si cerca spesso la spiritualità senza sacrificio, la meditazione senza purificazione, il risveglio senza disciplina. Ma senza fondamenta solide non può esistere alcuna elevazione autentica della coscienza.
Un altro valore profondamente dimenticato è il rapporto sacro tra Maestro e discepolo. Oggi molti pensano che basti leggere qualche libro o seguire corsi online per diventare maestri spirituali. Ma un vero Maestro non è colui che accumula informazioni: è colui che ha realizzato in sé stesso ciò che insegna.
Il Maestro autentico, prima di guidare gli altri, deve essere Maestro di sé stesso. Deve aver attraversato il fuoco della propria trasformazione interiore. Deve aver sconfitto, giorno dopo giorno, i propri demoni, le proprie illusioni, il proprio ego.
Nella Tradizione si dice che un Maestro può consacrare soltanto se è stato consacrato. Può benedire soltanto se è stato benedetto. Può trasmettere soltanto ciò che realmente incarna.
Questi valori non appartengono al passato: appartengono alla continuità eterna della Sapienza. Sono le fondamenta invisibili che mantengono viva la purezza dello Yoga.
Oggi si parla molto di libertà spirituale, ma poca attenzione viene data alla responsabilità spirituale. Eppure, lo Yoga è una Scienza sacra estremamente profonda. Non è un gioco psicologico, né un’esperienza emotiva momentanea. È un cammino che coinvolge corpo, mente, energia, karma e coscienza.
Il rischio della modernità è aver ridotto l’immensità dello Yoga ad un semplice strumento di benessere personale. Ma lo Yoga non nasce per migliorare l’ego: nasce per trascenderlo.
E fino a quando l’uomo continuerà a cercare nello Yoga soltanto una conferma di sé stesso, invece della dissoluzione delle proprie illusioni, rimarrà lontano dal suo significato più profondo.
Domanda. «Dal punto di vista della filosofia induista e degli insegnamenti tradizionali, quali indicazioni offrirebbe alle nuove generazioni affinché possano avvicinarsi allo Yoga in modo rispettoso, consapevole e fedele alla sua dimensione spirituale più profonda?»
Alle nuove generazioni direi innanzitutto di fermarsi e riflettere profondamente su ciò che stanno realmente cercando.
Sri Swami Dikshananda. Se desiderano praticare uno Yoga come ginnastica, benessere fisico o rilassamento mentale, sono liberi di farlo. Non vi è nulla di sbagliato in questo. Ma bisogna essere sinceri con sé stessi e chiamare le cose con il loro nome.
Se invece si desidera entrare nello Yoga come Sacra Scienza spirituale, allora il cammino cambia completamente. Perché lo Yoga autentico non è intrattenimento, non è evasione, non è moda. È un sentiero di trasformazione radicale dell’essere.
E per percorrere questa via è fondamentale incontrare un Maestro spirituale autentico. Non qualcuno che abbia soltanto un titolo o un diploma, ma qualcuno che sappia assumersi realmente la responsabilità spirituale del discepolo.
Lo Yoga non è privo di rischi. Le pratiche interiori agiscono sulla mente, sull’energia, sulla psiche e sulla coscienza. Quando vengono affrontate senza guida autentica possono generare squilibri, illusioni spirituali, deviazioni interiori profonde.
Per questo raccomando grande attenzione verso chi promette esperienze elevate in modo rapido e superficiale. Oggi molti parlano di meditazione senza aver mai percorso veramente la via dello Yoga. Si insegnano tecniche meditative a persone completamente impreparate, senza purificazione, senza disciplina, senza fondamento etico e spirituale.
Ma la meditazione autentica non è semplicemente chiudere gli occhi. La meditazione è uno stato dell’essere che si incontra lungo il cammino dello Yoga. È una conseguenza naturale della purificazione interiore, non una tecnica improvvisata.
Per questo invito i giovani a non lasciarsi sedurre dalle illusioni spirituali moderne. La vera Via richiede pazienza, umiltà, disciplina, silenzio, ascolto e trasformazione.
E soprattutto richiede la capacità di ascoltare.
Perché il vero Maestro non parla soltanto attraverso le parole. Insegna attraverso la presenza. Attraverso il silenzio. Attraverso l’essere.
Ed è proprio nel silenzio che l’anima ricomincia a ricordare ciò che aveva dimenticato.
Lo Yoga, in fondo, non serve ad aggiungere qualcosa all’essere umano. Serve a far riemergere ciò che era già presente nel profondo: la scintilla eterna dell’Assoluto.
Quando il discepolo è pronto a svuotarsi del rumore del mondo, allora può finalmente ascoltare la Voce interiore che da sempre lo chiama.
E quella Voce è lo Yoga.
Aforisma finale
“Lo Yoga non è l’arte di diventare qualcosa, ma il Sacro ricordo di ciò che eternamente siamo.
Finché l’uomo cerca nello Yoga il potere, il benessere o l’apparenza, rimarrà prigioniero della propria ombra.
Ma quando, nel silenzio del Maestro e nel fuoco della disciplina, l’ego comincia a dissolversi, allora la coscienza si apre come un loto all’alba dell’Eterno.
Lo Yoga autentico non aggiunge identità: le brucia.
Non consola l’illusione: la attraversa.
Non insegna a fuggire dal mondo: insegna a vedere il Divino in ogni respiro, in ogni dolore, in ogni essere.
E solo allora l’uomo comprende che non stava cercando Dio: era Dio che, attraverso lo Yoga, stava cercando di ricordare Sé stesso nell’uomo.”
Commento
Questo aforisma racchiude la visione assolutista della Tradizione: lo Yoga non come tecnica umana, ma come movimento eterno della Coscienza universale verso il proprio riconoscimento. La vera pratica non consiste nell’accumulare esperienze spirituali, ma nel dissolvere progressivamente tutto ciò che separa l’uomo dalla propria Essenza originaria. È un ritorno, non una conquista. Un ricordo, non un’acquisizione.


