
(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto il punto di non ritorno. Dopo il raid aereo statunitense che nella notte ha colpito i sobborghi dell’aeroporto di Bandar Abbas, le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno annunciato di aver effettuato una rappresaglia diretta contro la base aerea statunitense da cui era partito l’attacco.
La risposta di Teheran In un comunicato ufficiale diffuso giovedì mattina, l’IRGC ha lanciato un “severo avvertimento” a Washington: “L’aggressione non resterà senza risposta”. La forza d’élite iraniana ha precisato che la rappresaglia è stata immediata e che qualsiasi ulteriore atto ostile incontrerà una risposta “ancora più decisiva”. L’Iran ribadisce inoltre di ritenere gli Stati Uniti interamente responsabili di ogni conseguenza derivante da questo nuovo scenario di conflitto aperto.
Il blocco nello Stretto di Hormuz Parallelamente allo scontro aereo, la Marina dell’IRGC ha intensificato il controllo nello Stretto di Hormuz. Giovedì mattina, una petroliera americana è stata costretta a invertire la rotta dopo un avvertimento di fuoco diretto, essendo stata sorpresa a navigare con i sistemi di localizzazione spenti, violando le direttive imposte da Teheran per la sicurezza delle proprie acque territoriali.
Difese aeree attivate in Kuwait La gravità della situazione è confermata dall’attivazione, nelle prime ore di oggi, dei sistemi di difesa aerea del Kuwait. Le forze armate del paese hanno segnalato l’intercettazione di “obiettivi ostili” (missili e droni) nei cieli kuwaitiani, a seguito delle esplosioni udite nella zona. Sebbene le autorità locali non abbiano indicato ufficialmente la provenienza degli ordigni, l’attivazione dei sistemi difensivi in un paese alleato degli USA segna un’ulteriore, pericolosa espansione del conflitto.
L’area, già soggetta a un blocco navale in seguito alle ultime direttive, si trova ora in una fase di altissima allerta militare.
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