(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - L’agrivoltaico sta rapidamente assumendo il ruolo di una delle soluzioni più intelligenti e strategiche per accompagnare l’Europa nella doppia transizione energetica e agricola. Non è più soltanto un’idea innovativa, né un esperimento confinato a progetti pilota: è un modello che sta dimostrando di poter conciliare, senza compromessi, la produzione agricola con la generazione di energia rinnovabile. È questo il messaggio che ha attraversato la giornata di lavori organizzata da ANIE Confindustria a Roma, dove istituzioni, industria e ricerca hanno discusso l’impatto del Testo Unico FER e del DL Ambiente su un settore che cresce più velocemente di quanto molti avessero previsto.
L’agrivoltaico rappresenta un’evoluzione naturale del fotovoltaico a terra, ma ne supera i limiti trasformandolo in un ecosistema virtuoso. I pannelli non sono più un elemento estraneo al campo agricolo: diventano parte integrante del suo equilibrio, contribuendo a creare ombreggiamento controllato, risparmio idrico, mitigazione delle ondate di calore e un microclima più stabile. In molti casi, la resa agricola non diminuisce: migliora. È un ribaltamento culturale prima ancora che tecnologico, che spiega perché l’Europa stia guardando a questa soluzione con crescente attenzione.
Secondo il Joint Research Centre della Commissione Europea, basterebbe destinare all’agrivoltaico appena l’1,06% della superficie agricola utilizzata dell’Unione per raggiungere una capacità installata di quasi 944 GW entro il 2030, quasi il doppio dell’obiettivo attuale. Un potenziale enorme, che permetterebbe di accelerare la decarbonizzazione senza sottrarre terra alla produzione alimentare. È un dato che da solo racconta la portata della trasformazione in atto: la transizione energetica non deve necessariamente entrare in conflitto con l’agricoltura, se si adottano modelli integrati e intelligenti.
L’Italia, in questo scenario, si trova in una posizione privilegiata. Nel 2023 l’agrivoltaico è stata la tecnologia rinnovabile cresciuta più rapidamente, con quasi 16 GW di progetti. Il bando PNRR del 2024 ha confermato l’interesse del mercato: 643 progetti presentati, oltre 920 milioni di euro richiesti e una potenza complessiva superiore a 1,7 GW. Secondo Althesys, il nostro Paese potrebbe installare 22 GW di agrivoltaico entro il 2030, pari al 58% degli impianti a terra previsti dal PNIEC. Per farlo servirebbero circa 40.000 ettari, appena l’1% della superficie agricola nazionale: un dato che smentisce molti timori sulla sottrazione di suolo e che conferma come l’Italia possa diventare un laboratorio naturale per questa tecnologia.
Eppure, nonostante il potenziale, il settore incontra ostacoli significativi. La normativa italiana è frammentata, spesso contraddittoria, e in alcune aree gli impianti vengono considerati come “cambio di destinazione d’uso”, con iter autorizzativi lunghi e costosi. Manca una definizione normativa univoca di “impianto agrivoltaico”, e questo genera incertezza tra operatori, agricoltori e amministrazioni locali. Le Linee Guida del MASE rappresentano oggi il riferimento tecnico più solido, ma non bastano: serve una cornice chiara, stabile e condivisa, capace di definire criteri, modelli e parametri di resa agricola.
Proprio la resa agricola è uno dei nodi più delicati. Non esiste ancora un parametro condiviso per misurare l’impatto dei pannelli sulle colture, e questo rende difficile valutare in modo oggettivo la sostenibilità dei progetti. È qui che la ricerca diventa decisiva: servono studi trasversali che tengano insieme aspetti energetici, agronomici, ambientali e di biodiversità. Non esiste un modello unico: ogni impianto deve essere co-progettato in base alle colture, al clima, al suolo e alle esigenze del territorio.
Il quadro economico, tuttavia, è incoraggiante. Secondo Althesys, il saldo complessivo dell’agrivoltaico è positivo: la perdita di superficie coltivabile è stimata intorno allo 0,08% della SAU nazionale, mentre la perdita di produzione agricola al 2030 sarebbe contenuta a 44 milioni di euro. A fronte di questo, il reddito derivante dall’affitto dei terreni supererebbe i 320 milioni di euro. Nel frattempo, il settore delle rinnovabili continua a crescere: secondo ANIE Confindustria e il Politecnico di Milano, fotovoltaico ed eolico hanno generato circa 10 miliardi di euro nel 2023, e gli investimenti FER tra il 2024 e il 2030 potrebbero variare tra i 45 e i 90 miliardi, con un potenziale occupazionale fino a 100.000 addetti.
Le parole dei rappresentanti dell’industria sintetizzano bene il momento. Filippo Girardi, presidente di ANIE Confindustria, ha ricordato che le rinnovabili sono essenziali per l’indipendenza energetica e la sovranità strategica del Paese. Andrea Cristini, presidente di ANIE Rinnovabili, ha sottolineato la necessità di costruire un vero “Made in Italy agrivoltaico”, capace di integrare tecnologia, agricoltura e territorio.
L’agrivoltaico, in definitiva, non è solo una tecnologia: è una visione di futuro. Una risposta concreta alla crisi climatica, alla volatilità dei mercati energetici, alla necessità di rendere l’agricoltura più resiliente. Una sfida che l’Italia può affrontare da protagonista, se saprà sciogliere i nodi normativi e trasformare il proprio potenziale in una strategia industriale e territoriale coerente. È un’occasione che non riguarda solo l’energia o l’agricoltura, ma il modo in cui immaginiamo il nostro rapporto con il territorio e con le risorse che lo rendono vivo.